Cynthia Martelli – Il dono datole da Dio.

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Cynthia Martelli è membro della chiesa avventista francofona di Ginevra. Appassionata di canto, ha registrato un CD di musica cristiana in circostanze ben particolari che adesso ci racconta…

Cynthia, sappiamo che ti piace cantare, ma perché hai registrato un CD?

Tutto è iniziato con un amico che mi ha chiesto di cantare per una serata di evangelizzazione, una serata in cui le persone sarebbero rimaste colpite dal programma proposto. All’inizio ho detto sì, di getto, anche se sapevo che i canti della chiesa sono abbastanza classici: pensavo di prendere un canto già esistente e di interpretarlo, cercando di arrivare al cuore delle persone presenti. Ma questo non era quello che aveva in mente lui: ho scoperto infatti che voleva una “composizione”. Spalancando gli occhi gli ho chiesto: “Una composizione?”. In realtà avevo sentito ma la richiesta mi aveva presa alla sprovvista. Nonostante i miei tentativi di fargli cambiare idea, restava fermo nella sua decisione… E io gli avevo già detto sì e non volevo tirarmi indietro. 

E quindi, che cosa hai fatto?

L’unica cosa che mi restava fare era pregare. Ho detto a Dio che non sapevo comporre un canto ma che mi ero impegnata a farlo e che volevo rispettare la sua parola: “Ma il vostro parlare sia: sì, sì; no, no”. Volevo che facesse qualcosa… Speravo che Dio riuscisse a dissuadere il mio amico al mio posto… o che mi donasse il dono della composizione. Dio non mi ha risposto subito. Di fronte a questa mia preghiera si era chiuso in un silenzio stampa! Le settimane passavano, l’evento si avvicinava e io non sapevo ancora come riuscire a mantenere l’impegno preso. Due settimane prima della serata, sono uscita da una riunione completamente sconvolta. Non entrerò nei dettagli di quella riunione, ma mi sentivo sconfitta. Tornata a casa, mi sono chiusa in bagno e, sul bordo della mia vasca, ho fatto tante domande a Dio, chiedendo la risposta a tanti miei perché. Completamente smarrita, ho sentito una voce, qualcuno che cantava una lode. E al di là di quello che ascoltavo, ho sentito quello che quella persona provava cantando, il suo dolore e la sua tristezza. Cosa mi stava succedendo? Mi guardavo intorno senza tuttavia capire. Sono corsa a prendere il mio cellulare, un quaderno e una penna, per poi ritornare in bagno, come se quello fosse l’unico posto dove mi fosse possibile ascoltare la voce di Gesù. Poco prima delle 23:00 ho iniziato a scrivere quello sentivo, procedimento che è durato fino alla mezzanotte.

Ho avuto due settimane per imparare quel canto che Dio mi aveva donato, canto che ho poi eseguito durante la serata di evangelizzazione.

Di cosa parla quel canto?

Tratta di Dio, del fatto che ci parla senza che lo capiamo davvero e della tristezza provocata da questa situazione.

Mentre cantavo durante quella famosa serata di evangelizzazione condotta dal mio amico, ho davvero sentito la presenza dello Spirito Santo nella sala. Ho cantato con la sensazione di trasmettere il messaggio che Dio aveva condiviso con me. I presenti ne sono rimasti colpiti. All’uscita, diverse persone sono venute a dirmi che erano rimaste particolarmente toccate dalle parole del canto; tanti mi hanno chiesto dove avevo trovato il canto: a tutti rispondevo che era stato Dio ad avermelo dato.

Il mio amico, quello che mi aveva chiesto una “composizione”, mi disse che si era sentito spinto a chiedermi di scrivere un canto.

Tutto questo mi ha fatto nascere la voglia di condividere questo canto con quante più persone possibile; ecco da dove nasce l’idea del CD: il canto in questione è la traccia n° 6.

Come sono stati composti gli altri canti?

Il canto intitolato “L’incompris” (letteralmente, L’incompreso) era intrecciato in questo primo canto che Dio mi aveva dato. Vorrei sottolineare che per le altre tracce, Dio non mi ha più parlato come aveva fatto la prima volta. È successo una sola volta, è stato un momento unico. 

Poi ha usato altri mezzi per ispirarmi.

In un periodo difficile della mia vita, quando sono diventata avventista, avevo scritto molti testi in un vecchio quaderno. Dio mi ha aiutato a ritrovarli e a completarli. Da qui è nato il canto “Je n’ai jamais cessé” (letteralmente, Non ho mai smesso).

In occasione del matrimonio di mio fratello, il pastore mi ha incoraggiato a scrivere un canto. Gli avevo risposto dicendo che non avevo il dono della composizione, che quello che avevo scritto mi erano venuto da Dio. Nello stesso periodo, anche un altro amico mi aveva incoraggiata a comporre.  Era forse un suo invito a scrivere? Ne sono convinta, visto che mi ha ispirato il canto “C’est l’histoire” (letteralmente, Èla storia), che racconta di come Dio abbia dato tutto per l’umanità, chiedendo chi è il marito pronto a rinunciare a tutto per sua moglie o viceversa. È un invito al vero amore all’interno della coppia.

“Jamais abandonné” (letteralmente, Mai abbandonato) mi è stato dato in sogno. Ho sognato il campus avventista di Collonges e tutto intorno un campo di battaglia dove i nemici attaccavano i cristiani con in mezzo gli studenti di Collonges, che suonavano strumenti musicali e cantavano questo brano.

Quando mia madre si prendeva cura di mia nonna, Dio mi ha “mandato” un canto per coloro che si occupano del prossimo, affermando che lui, a sua volta, si dona a loro. Si intitola “Je ne sais quand Dieu” (letteralmente, Non so quando Dio).

Ogni volta, Dio mi ha ispirato i canti che voleva.

Per riassumere, i primi sei sono degli appelli; i cinque successivi sono perlopiù degli stralci di condivisione e di testimonianza, che invitano a scoprire Dio in diverse situazioni di vita. 

Hai ricevuto dei feedback dopo l’uscita del tuo CD?

Sì, ho ricevuto feedback differenti. Alcuni mi hanno detto che amano ascoltarlo in macchina, perché li calma in mezzo allo stress del traffico, cosa che trovo davvero interessante (ride).

Altri mi hanno detto di averlo ascoltato più e più volte, arrivando ad avere dei brani preferiti: spesso preferiscono il canto scritto per il matrimonio “Je n’ai jamais cessé” et “Si vous croyez en moi” (letteralmente, Se credete in me). Altri ancora, infine, restano colpiti da un canto in particolare, a seconda di quello che stanno vivendo in quel periodo. 

La responsabile di una radio avventista mi ha detto che agli ascoltatori piaceva molto “Si tu veux de moi” (letteralmente, Se mi vuoi). Questo canto fa riferimento a una realtà ben definita, dove si ha la tendenza a voler controllare tutto, senza lasciare spazio a Dio. Ecco perché parla ai cuori di molti.

Qual è il messaggio che cerchi di trasmettere?

Non ci rendiamo conto di quanto la Parola di Dio sia viva, di quanto Dio sia vivo. Non avrei mai pensato di registrare un CD. È veramente l’opera di Dio che ha iniziato e che so che continuerà a portare avanti. Ha un messaggio da trasmettere: viviamo negli ultimi tempi e Dio è sensibile a ciò che stiamo vivendo, ecco perché ci lancia un appello. Mi sento quindi dire: se conosci Dio, vieni a confermare quanto egli sia vivo; se non lo conosci, vieni a scoprire che è vivo.

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La rivista ufficiale della Federazione Chiesa Avventista del Settimo Giorno della Svizzera romanda e in Ticino.

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