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Lo shock di Notre Dame placato dalle reliquie salvate. Che cosa commemora la tua fede?

Cosa potrebbe alleviare lo shock del vedere la Cattedrale di Notre Dame, a Parigi, in mezzo a fiamme scoppiettanti e incontrollabili?

La devastazione furiosa ha paralizzato i pochi fedeli che erano lì riuniti. Anche i turisti laici, per i quali i contrafforti volanti di Notre Dame, i gargoyle dell’epoca gotica e gli splendidi rosoni sono un must parigino, sono rimasti pietrificati durante la catastrofe.

Prima che l’incendio infernale raggiungesse il tetto del monumento internazionale, risalente a 800 anni fa, un sacerdote, insieme a altri volontari, ha tratto in salvo i sacramenti e le reliquie, compresa una corona di spine, per il sollievo di molti.

Catena, catena, catena

Sì, quella corona di spine. A titolo informativo, ecco quello che la prassi giuridica delle prove chiama la “catena di custodia”:

  • Il termine “corona” compare nel racconto biblico del processo e della crocifissione di Gesù. È stata posta sulla testa di Gesù, mentre veniva deriso per aver affermato di essere il Figlio di Dio. È stato deriso per essere “il re dei Giudei” (cf. Matteo 27:29; Marco 15:17; Giovanni 19:2). Giovanni 19:5 afferma: “Gesù dunque uscì, portando la corona di spine e il manto di porpora. Pilato disse loro: Ecco l’uomo!”.
  • La perdita e la conseguente assenza di importanti prove per 400 anni avrebbe certamente reso molto problematica la validità di questa prova in un’aula di tribunale; eppure, in questo caso, alcuni credono che la corona di spine sia riemersa nel 409 d.C.
  • Secondo il giornale cattolico The Compass, da quel momento in poi è stato sempre possibile rintracciare la corona, che “di cui si hanno le tracce sicure solo fino a Costantinopoli, dove molti dei tesori della chiesa, originari di Gerusalemme, vennero trasferiti tra il IV e il X secolo dall’impero bizantino”.
  • Durante un episodio umiliante, nel 1238, la reliquia venne in un certo senso data in pegno dall’imperatore latino Baldovino II, col fine di raccogliere fondi.
  • Poco dopo, il re Luigi IX di Francia pagò la banca veneziana che custodiva la reliquia, rivendicandola per la Francia. Si dice che il monarca la rivendicò, insieme ad altre reliquie, e che, durante un’umile celebrazione, camminò a piedi nudi, vestito di una semplice tunica, dietro la corona, nell’allora Sainte-Chapelle, motivo per il quale venne canonizzato dalla Chiesa Cattolica. Tra l’altro, la tunica di Luigi è stata una delle reliquie salvate dall’incendio di lunedì 15 aprile.
  • La corona di spine sopravvisse alla Rivoluzione Francese, nascosta nella Biblioteca Nazionale. Anche se il sanguinoso conflitto si concluse con la caduta del papa nel 1798, nel 1801 Napoleone Bonaparte I stipulò un patto con la Chiesa Cattolica, restituendo le “reliquie della Passione” alla sua custodia a Notre Dame.
  • A partire da quel momento, la corona di spine è stata conservata a Notre Dame e mostrata ai fedeli il primo venerdì di ogni mese e ogni venerdì di Quaresima, fino a quando non è stata tratta in salvo dal tragico incendio da Jean-Marc Fournier, un sacerdote.

Dalle parole ai fatti

Le élite sociali, i ricchi imprenditori e i parrocchiani provenienti da tutto il mondo hanno deciso di partecipare alla ricostruzione della Cattedrale, facendo crescere il budget di ristrutturazione: prima dell’incendio, questo era infatti previsto per 6 milioni di dollari; dopo l’incendio, si parla di un budget che arriverà fino a 1 miliardo di dollari. Inoltre, secondo l’ottimista presidente francese Emmanuel Macron, questa opera di ricostruzione verrà completata in cinque anni. Ma, a soli pochi giorni dal momento in cui i cristiani di tutto il mondo commemorano la risurrezione di Gesù, questo evento evidenzia il potere di una reliquia sulla religione reale, soprattutto visto che alcuni sottolineano come i soldi saranno dirottati in beneficio dell’architettura religiosa, a scapito però della sofferenza umana.

“L’intervento dell’essere umano è ciò che trasforma un normale oggetto inanimato in un reperto”, ha detto Alfred Williams Jr., Ph.D., professore di religione e filosofia del Paine College, ed esperto di archeologia biblica. Nel corso dei secoli, le reliquie religiose sono emerse come risultato del soggettivo significato religioso e del valore a esse attribuito. Ed è improbabile che gli oggetti venerati siano stati considerati degni di tale considerazione al momento della loro creazione o del loro utilizzo. Infatti, i soldati romani e Pilato non avrebbero certamente visto una corona di spine come santa o preziosa; le loro intenzioni andavano al contrario proprio in direzione opposta.

Secoli dopo l’Illuminismo, così come nel nostro mondo postmoderno, la prova concreta e la scoperta visibile sono elementi fondamentali per la fede di molti credenti.

“Avere fede è diventato molto più impegnativo”, ha affermato Williams. “Sembra che abbiamo disperatamente bisogno di qualcosa. La fede dovrebbe essere sufficiente, [ma] gli esseri umani sembrano voler avere qualcosa a cui aggrapparsi. Ciò che è più importante, piuttosto che la reliquia stessa, è la propria credenza e fede. Alla fine della giornata, una reliquia non significa molto, ma la fede è tutto”.

Fascino solenne

In Francia, almeno, il fascino per la forma piuttosto che per l’effettiva funzione di fede sembra coerente con i risultati della ricerca dell’organismo Pew pubblicata nel dicembre 2018. L’organismo Pew ha esaminato le pratiche religiose in tutta Europa, classificando i paesi europei in base alle esperienze riportate dai partecipanti. In una lista di 34 paesi, la Francia si è classificata 26esima, con solo il 12% della popolazione che si identifica come “estremamente religiosa”. Questa espressione è stata usata per indicare colo che “frequentavano le funzioni religiose almeno una volta al mese, pregavano quotidianamente, credevano in Dio con assoluta certezza e potevano affermare che la religione era molto importante per loro”.

“Forse hanno bisogno di sentirsi vicini a un reperto. E non sono gli unici”, ammette Williams. È estremamente umano essere colpiti e ispirati da un oggetto che ci lega alla nostra fede. E allora, che dire di noi? Che cosa rassicura la nostra fede, mentre guardiamo il mondo in fiamme, le varie catastrofi così come il nostro senso di impotenza di fronte a tutto questo?

La Bibbia ci indica tre eventi da commemorare (leggi questo articolo di Earl E. Cleveland) che, riflettendoci, hanno tutti il potere di farci entrare alla presenza della gloria e della grazia di Dio: 1. la comunione, 2. la risurrezione e 3. il sabato.

Perché non incontrare Gesù lì, mentre pregava nel Getsemani? Incontrare colui che ha sopportato la corona di spine, non in venerazione, ma con spirito di umiliazione. Incontrare colui che è risorto e che è verrà a riprenderci. Incontrare colui la cui passione per te dura per l’eternità.

Di Carmela Monk Crawford

Fonte: https://www.messagemagazine.com/articles/meet-me-here/

Tradotto da Tiziana Calà

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La rivista ufficiale della Federazione Chiesa Avventista del Settimo Giorno della Svizzera romanda e in Ticino.

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