La mia storia: Ma non sono una peccatrice

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Hana non pensava di essere una peccatrice. Cosa l’ha convinta di aver bisogno di Gesù?

Hana Nakagawa è cresciuta in Giappone, sapendo ben poco di Dio o del cristianesimo. Per quanto la riguardava, Dio non esisteva.

“Da bambina, sentivo la presenza di Dio e avevo sentito dire che c’era un Dio buono e amorevole”, dice. “Ma crescendo, ho iniziato a pensare alle terribili cose che succedono nel mondo. Credevo che un Dio buono e amorevole non avrebbe permesso quelle cose, quindi quel Dio non poteva esistere davvero”.

Dopo essersi convinta che Dio non esisteva, cominciò a pensare male di coloro che invece credevano nella sua esistenza. “Pensavo che i cristiani fossero fuori di testa e deboli”, confessa.

Ma questo suo pensiero è cambiato nel 2013, quando una delle migliori amiche di Hana si è convertita al cristianesimo. Hana era scioccata, pensava che i cristiani fossero solo coloro che erano nati in famiglie cristiane. Eppure, dopo la sua conversione, iniziava a notare degli effetti positivi sulla sua amica.

“La mia amica amava andare in discoteca, amava bere e avere relazioni sessuali. Ma dopo essere diventata cristiana, ha improvvisamente smesso di fare queste cose. Mi chiedevo come era riuscita a cambiare così tanto ma non volevo accettare che era stato Dio a cambiarla”.

L’anno dopo, Hana andò in Islanda come studentessa in scambio e Dio le mise al fianco un altro amico cristiano

“Mi invitò a partecipare al loro incontro giovani, mi disse che avrebbero mangiato la pizza”, ricordo Hana sorridendo. “E così ho accettato di andare…per la pizza”.

Durante l’incontro, i ragazzi cominciarono a parlare della definizione di peccato e di cosa significasse essere un peccatore.

“Ma io non sono una peccatrice”, pensò Hana. “Non ho mai ucciso nessuno né rubato niente”.

“Se accetti veramente Gesù, egli cambierà la tua vita”, le disse il suo amico, come una promessa.

Hana era arrabbiata: chi era lui per dirle che la sua vita sarebbe dovuta cambiare?

Anche dopo essere tornata in Giappone, di tanto in tanto Hana andava in chiesa. Ma faceva ancora fatica a considerarsi una peccatrice, cosa che le impediva di prendere la decisione di seguire Gesù.

Poi scelse di fare del volontariato in un paese in via di sviluppo e di aiutare i bambini in una scuola locale. Un giorno, sentì una voce che le parlava: “Perché lo stai facendo?”

“Per rendere felici gli altri”, pensò Hana. Dopo tutto, questo era quello che aveva detto alla sua famiglia e ai suoi amici.

Ma la voce insisteva. “Perché lo stai facendo?”

“Dopo aver sentito questa voce, ho capito che stavo facendo tutto per me stessa. Volevo essere un leader, in modo che gli altri mi ammirassero e mi dicessero che ero una brava persona. Ero imbarazzata del mio egoismo e del mio orgoglio ed è proprio in quel momento che ho realizzato di essere una peccatrice”.

Anche se adesso credeva di aver bisogno di un Salvatore, Hana non sapeva come credere in Dio. Nel giugno del 2016, si è laureata all’università, iniziando a chiedersi cosa avrebbe dovuto fare della sua vita.

“Ogni volta che rientravo a casa, mia mamma mi chiedeva che intenzioni avevo. Ma non avevo mai nessuna risposta, cosa che mi rendeva davvero molto triste. Non sapevo qual era il mio scopo di vita né che senso aveva la mia esistenza. Anche se cercavo di mostrarmi felice, piangevo ogni sera”.

Una notte, disperata, Hana cercò di avere delle risposte.

“Ho pregato dal profondo del cuore”, disse. “Ho chiesto a Dio, se esisteva veramente, di aiutarmi”.

La mattina seguente, Hana aveva il forte desiderio di dover andare in chiesa. Era un mercoledì ma giustappunto la chiesa aveva un incontro di preghiera quella mattina. Così, chiese ai membri di chiesa di pregare per lei.

Quel pomeriggio, Hana cominciò a guardare online le varie università avventiste e trovò un indirizzo dell’università di Sydney che le sarebbe piaciuto frequentare. Poco dopo, scoprì che poteva anche ottenere una borsa di studio, se voleva vivere e studiare in Australia.

“Non riuscivo a credere a quanto velocemente stava accadendo il tutto. Sono rientrata a casa dove ho trovato un regalo che mi aveva fatto il mio amico cristiano. C’era scritto: “Infatti io so i pensieri che medito per voi, dice il Signore: pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza” (Geremia 29:11).

Ma il percorso di Hana non era ancora finito. Conviveva con il suo ragazzo, che non era cristiano, e non voleva lasciarlo. La vita era frenetica e anche se di tanto in tanto andava in una chiesa battista, faceva fatica a frequentarla con cadenza regolare. Ma anche grazie all’incoraggiamento della chiesa, si battezzò proprio tre giorni prima di trasferirsi in Australia.

Si chiedeva in che modo il suo percorso spirituale sarebbe andato avanti una volta arrivata in Australia. La famiglia che la ospitava in Australia si rivelò essere avventista del settimo giorno.

“Sapevo che gli avventisti erano diversi. La chiesa battista in Giappone mi diceva sempre che si trattava di una setta. Lì ho iniziato a scoprire di più sul credo avventista. L’osservanza del sabato era difficile da accettare perché non pensavo che il giorno in cui adoravamo il Signore avesse alcuna importanza”.

Hana cominciò a rispettare gli avventisti che aveva conosciuto e iniziò a frequentare la loro chiesa. Li riteneva autentici, “entusiasti” nei confronti di Gesù. Il sabato diventò persino il suo giorno preferito della settimana. Ma non era sicura di quello che le avrebbe riservato il futuro. Una volta finiti i suoi 10 mesi di studio, aveva in programma di ritornare in Giappone per trovare lavoro, sperando anche di sposare il suo ragazzo.

Nel novembre del 2017, poco prima che Hana tornasse in Giappone, partecipò all’Acts Again, una conferenza avventista a Wahroonga (Nuovo Galles del Sud). L’ultimo giorno, il pastore parlò dei discepoli di Gesù che inventavano scuse per non seguirlo. Alla fine di quella meditazione, Hana era in lacrime.

“Ho sentito lo Spirito Santo spingere in me. Stavo inventando delle scuse per non seguire Gesù ma adesso volevo arrendermi a lui completamente”.

Come parte di questa decisione, Hana decise di rimanere in Australia, invece di ritornare in Giappone. Decise anche di diventare avventista e di seguire una formazione come lavoratrice biblica. La sua scelta però portò non poche conseguenze.

Si lasciò con il suo ragazzo e la sua chiesa in Giappone non fu per niente felice di sapere che voleva diventare avventista.

“Se diventi avventista, non sarai la benvenuta nella nostra chiesa”, le disse il suo pastore del Giappone. “A meno che tu non riconosca i tuoi errori”.

“Avevo perso la mia chiesa in Giappone, la mia famiglia non capiva quello che stavo passando e avevo perso anche il mio ragazzo. Era come se stessi perdendo tutto ciò che amavo. Ma ero ancora felice: avevo finalmente affidato il mio cuore a Gesù”.

Da allora ha frequentato la ARISE Bible School e ora lavora come operaia biblica a Newcastle. Hana studia la Bibbia con gli studenti universitari, conduce un piccolo gruppo il venerdì sera e gestisce corsi di giapponese come strumento di evangelizzazione. Condivide volentieri la sua esperienza con le persone che incontra e, guardandosi indietro, riesce a vedere come il Signore l’ha condotta passo dopo passo verso una sua comprensione sempre più profonda.

“Dio è buono. Anche quando non credevo che esistesse, aveva già un piano per la mia vita”, conclude Hana.

Di Vania Chew

Fonte: https://record.adventistchurch.com/2019/06/02/my-story-but-im-not-a-sinner/

Traduzione: Tiziana Calà

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