Daniele, dalle risse al battesimo

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Daniele, che ruolo hanno avuto la chiesa e Dio nella tua infanzia?

Quando abitavo in Bulgaria, andavo sempre in chiesa con la nonna. Data l’età, non avevo un ruolo attivo all’interno della comunità, partecipavo solo a qualche scenetta ogni tanto oppure recitavo a memoria un versetto che ci avevano fatto imparare. Poi a 12 anni sono arrivato nel Ticino, perché mia mamma abitava qui. Anche con lei ho iniziato a frequentare la chiesa ma poi piano piano mi sono allontanato da questo ambiente, quasi senza nemmeno accorgermene. Non pensavo spesso a Dio e mi dava fastidio sentire gli sguardi degli altri su di me, mi facevano sentire giudicato e sbagliato per le cose che facevo. Ero un ragazzino impulsivo, attratto dal fumo, dalle serate in discoteca con gli amici, dalle ragazze. Avevo fatto arti marziali e spesso mi ritrovavo coinvolto nelle risse. Solo adesso mi rendo conto di quante volte ho corso dei seri pericoli, solo adesso riesco a ringraziare davvero Dio di tutte le volte che mi ha protetto, impedendo che mi accadesse qualcosa di grave.

Pensavi mai a Dio?

Ogni tanto sì, ma solo nei momenti difficili. In quei casi, pretendevo quasi che facesse quello che gli chiedevo, pur sapendo che non era la cosa giusta. Ma poi col passare del tempo riconfermavo ancora una volta in me l’idea che Dio non esisteva o se proprio, che non si interessava a me. Mia mamma è sempre rimasta un punto di riferimento nella fede, ha sempre continuato a pregare per me, cosa che da un lato mi confortava e mi faceva piacere mentre dall’altro mi faceva rabbia.

Quindi hai anche sperimentato una vita lontano da Dio. Cosa ti ha spinto a tornare da lui? C’è stato un momento della tua vita in cui hai sentito in maniera chiara la sua voce?

Sì, in più momenti. Di sicuro ero tanto lontano da Dio: conducevo una vita mondana all’insegna delle ragazze, dei soldi e del fumo. Ma forse la cosa che più di tutti mi teneva lontano da Dio ero proprio io, il mio orgoglio, la mia testardaggine, il non voler dar retta agli altri, il non voler dare loro la soddisfazione di dire che avevano ragione su di me. 

Dopo una storia finita male, ho conosciuto una ragazza della chiesa. Mi piaceva, era una bella ragazza, ma al tempo stesso mi chiedevo che cosa avrei mai potuto avere in comune con lei, che aveva tutto un altro stile di vita rispetto al mio. A volte mi chiedeva di accompagnarla in chiesa e allora andavo; pensavo di farlo per lei, per farla contenta, ma poi ho capito che era anche Dio che mi chiamava a sé. 

Poi però ho preso la decisione di interrompere la relazione e ho iniziato ad allontanarmi di nuovo dalla chiesa. Frequentare le persone della comunità mi dava pace ma con questa nuova rottura mi sono ritrovato in un ambiente peggiore rispetto a quello di prima.

E poi? Cos’è successo?

Dopo l’ennesima storia finita male, ho cominciato a cercare Dio. Ma non lo volevo cercare nella Bibbia, volevo delle prove concrete della sua esistenza. Ho approfondito tanti argomenti: la scienza, la genetica, la geografia, la geologia, la matematica… tutto mi riportava a Dio e man mano ho iniziato ad avere le conferme di cui avevo bisogno! E queste conferme venivano anche dal mondo scientifico, dove sempre di più al giorno d’oggi si prende consapevolezza di come l’essere umano non sia frutto di un caso, di come funzioni in maniera perfetta, intelligente, come ogni cosa sia al posto giusto. Ogni tanto mi confrontavo anche con mia mamma che mi diceva sempre che le mie scoperte erano vere, anche perché erano state dette e confermate dalla Bibbia tantissimo tempo prima. E così ho iniziato ad avvicinarmi a Dio, anche se ancora molto lentamente.

Dopo due anni e mezzo in Germania, dove sei andato per cercare lavoro, sei ritornato in Ticino. È stato allora che hai deciso di prendere contatti con il tuo pastore?

Sì, esatto. Quando sono ritornato in Ticino, ho saputo che mia sorella e mio cognato stavano facendo studi biblici con il pastore Matthias Maag. Così gli scrissi che volevo farli anch’io. Le prime volte andavoun po’ per gelosia, un po’ per curiosità; poi però ho cominciato a seguire con vero interesse. In particolare mi aveva colpito un suo culto in cui invitava a capire qual era l’obiettivo della nostra vita e a mettere Gesù al primo posto. Nel mio percorso di studi biblici, avevo già capito il concetto dell’amore di Dio per me, avevo metabolizzato il suo sacrificio per me ma non avevo ancora mai sperimentato un incontro personale con lui. Prima pensavo che il fumo fosse l’unica cosa che mi tratteneva dal battezzarmi ma quel culto mi è servito anche per capire che dovevo conoscere Gesù a livello personale e avere un incontro ravvicinato con lui. Quell’incontro, la dimostrazione pratica del suo amore, l’ho sperimentato sabato 26 gennaio, durante i battesimi in chiesa. Il 17 dicembre il pastore mi aveva scritto dicendomi che dovevamo vederci più frequentemente, mettere una marcia in più. Da quel giorno fino al 26 gennaio, sono passati 40 giorni precisi. Di questa data simbolica, che ritorna spesso nei racconti biblici, me ne sono accorto solo dopo, prima non avevo collegato. 

Come hai vissuto la giornata di sabato 26 gennaio, che cosa hai provato?

Dopo i battesimi, il pastore ha fatto l’appello, invitando lì davanti le persone che sentivano nel proprio cuore di appartenere al Signore. All’inizio non capivo ma dopo la seconda e la terza volta che chiamava, mi sono alzato e sono andato a rispondere all’appello. Mi è subito tornato in mente quel sermone che aveva fatto, quando aveva detto che Gesù andava messo al primo posto della nostra vita. Il cuore mi batteva forte e durante la preghiera il mio pensiero è volato al testo di Apocalisse 22:17: “lo Spirito e la sposa dicono ‘Vieni!’”. In quel momento infatti ho sentito lo Spirito Santo che scendeva su di me, così come ho sentito la comunità tutta che alla fine della preghiera pronunciava in coro “Amen!”. Mi sono sentito libero, in pace, una vera pace.

Immagino che la tua vita sia cambiata da quel giorno. E con il fumo, invece? Sei davvero riuscito a smettere di fumare o questo tuo conflitto continua ancora adesso?

Ho smesso proprio quel sabato. La sera sono andato in un bar, ho bevuto un caffè e ho comprato le sigarette. Era la prima volta che non fumavo da così tanto tempo, anche se continuavo a sentirmi bene. Una volta a casa della mia ragazza, sono uscito sul balcone, ho preso una sigaretta ma poi l’ho messa in tasca, con l’idea che me la sarei potuta fumare dopo, in un altro momento. Il giorno dopo invece non avevo per niente voglia di fumare, cosa per me davvero anomala. E mi è tornata alla mente la storia delle guarigioni miracolose di Gesù, che guariva storpi e ciechi che all’improvviso camminavano e vedevano, senza nessuna fase di transizione, senza nessuna “fisioterapia” moderna. È come se il Signore oltre ad aver ridato loro l’uso delle gambe, della vista, avesse dato loro anche l’esperienza necessaria per saper utilizzare questi sensi. E io ho iniziato a pregare in questo modo: non chiedevo più di smettere di fumare ma proprio di farmi vivere da non fumatore, di darmi l’esperienza di uno che non aveva mai provato a fumare in vita sua, senza dover convivere con la mancanza di qualcosa che avevo invece sperimentato.

E adesso, cosa ti aspetti dal futuro? Quali sono i tuoi obiettivi?

Se riguardo il mio passato, mi accorgo di aver preso tantissime decisioni sbagliate che però mi hanno portato qui. Non so cosa mi riserverà il futuro e va bene così: da un po’ di tempo a questa parte, infatti, prego affinché Dio mi riveli il futuro che vuole per me, che metta nel mio cuore i suoi desideri per la mia vita. Vorrei lasciare a lui il controllo della mia vita. A volte non è facile: non ho ancora trovato lavoro e i soldi scarseggiano. Ma ho tante esperienze che mi dimostrano che Dio non tarda mai, ci aiuta sempre. Lasciare tutto nelle sue mani non vuol dire non fare la nostra parte, anzi, ma vuol dire chiedergli di prendere in mano la nostra vita e il nostro cuore, di cambiarli e di riempirli dei suoi desideri e del coraggio di accettare la sua volontà, anche se a volte non coincide esattamente con la nostra.

Per quanto riguarda il battesimo invece, mi sento già battezzato nel cuore da quel 26 gennaio. L’esperienza del battesimo la farò sicuramente a breve, sarà un’occasione di testimonianza per me.

Sono un Daniele nuovo e l’augurio che faccio a me, così come a tutte le persone che credono, è che la nostra vita sia solo ed esclusivamente alla gloria del Signore. Amen!

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Avventista Magazine

La rivista ufficiale della Federazione Chiesa Avventista del Settimo Giorno della Svizzera romanda e in Ticino.

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