Vivo, per grazia

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Vincent Zhang aveva appena 19 anni quando gli fu diagnosticata una grave forma di cancro al cervello. Un incontro con Dio, tuttavia, lo rese “il paziente più gioioso del reparto di chemioterapia”.

 

La sala da pranzo è buia e sento l’oscurità che mi inghiottisce. Il rumore dei piatti.

Delizie senza sapore. È come se stessi guardando un film; come se fossi in un brutto sogno, da cui non posso scappare.

Il mio amico cristiano è seduto di fronte a me, al pranzo a cui l’avevo invitato quattro giorni fa, prima di aver ricevere la fatidica notizia.

Sono tre giorni che non dormo.

Lui mi sorride, e io gli sorrido a mia volta, ma quel sorriso svanisce lentamente nell’abisso della mia situazione: sto per morire.

Sento ancora le parole del dottore echeggiare nella mia mente, come deboli sussurri del mio inquietante destino: “Le possibilità di sopravvivenza sono rare”.

Cancro inoperabile.

Chemioterapia insopportabile.

Devo dirglielo? Dovrei osare fare affidamento sul suo Dio sconosciuto?

E, senza pensarci più, mi sfugge l’agonia della mia situazione; tutta la paura, tutto il dolore, tutto l’ignoto.

Ho un cancro, il mio secondo cancro, al cervello; un cancro raro, maligno, diffuso in tutto il cervello. Ho solo 19 anni.

Il silenzio è quasi palpabile, soffocante.

Poi pronuncia quelle parole di simpatia e di amore: “Ti andrebbe di pregare? Ti andrebbe di credere in Dio?”

Mi andrebbe? Come un bambino capriccioso, sono sempre scappato via. Scappato da un Dio che non conoscevo; scappato da un Dio a cui ho sempre avuto paura di avvicinarmi. Ma non posso più scappare.

“Sì”. Mi arrendo. “Sì, mi andrebbe”.

Ci spostiamo verso la sala computer, ci inginocchiamo e preghiamo.

 

***

 

E in qualche modo, il glorioso e possente Dio d’amore si è aggrappato alla mano bramosa che ho stretto impotente al mio cuore, e ho trovato pace. Era come se tutti i fardelli della vita e della morte, tutta la mia disperazione e le mie paure, tutto l’orrore sconosciuto e conosciuto della chemioterapia… l’Onnipotente Dio ha preso sulle sue spalle tutto questo e se ne è fatto carico. Quella notte ho dormito come un bambino.

Il giorno dopo mi sentivo diverso. Non ero più un miserabile relitto rotto. Non ero più un morto che camminava, che tremava senza speranza davanti all’Everest del cancro e della chemioterapia. Avevo pace, la pace celeste. Una pace che era più grande di tutti i miei dolori. Come un’onda dolce dell’oceano che si abbatte sul mio stesso essere, le braccia di Dio mi avvolgevano nel suo amore eterno.

E il Dio dell’amore mi ha portato attraverso l’ardua e timorosa cura della chemioterapia con il suo amore miracoloso. Non ero più il rottame nauseato del mio primo cancro. Ero invece il paziente più gioioso del reparto di chemioterapia.

Ciò che avrebbe dovuto essere travolgente e mortale si è trasformato nell’esperienza più illuminante della mia vita.

Come disse il salmista: “La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero” (Salmo 119:105). Mi ha dato il potere di tornare a sorridere, scherzare e ridere. Mi ha dato il potere di vedere il suo magnifico amore e la perfezione del suo piano per noi come famiglia. Tutto questo ha anche portato me e il mio amico a scegliere di battezzarci insieme, nel giorno di Natale di quell’anno.

A quanto pare mi sbagliavo; c’è un Dio che ci ama immensamente. C’è un Salvatore che è morto per noi. C’è uno Spirito che può liberarci. E, contro ogni previsione, io sono ancora vivo oggi, otto anni dopo quel cancro incurabile, a causa dell’incommensurabile amore e della grazia di Dio.

 

 

Di Vincent Zhang, membro della chiesa di Bishopdale a Christchurch, in Nuova Zelanda

Fonte: https://record.adventistchurch.com/2020/02/27/alive-because-of-his-grace/

Traduzione: Tiziana Calà

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