Prendersi cura: il ruolo principale

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Secondo la teoria dell’attaccamento, formulata originariamente da John Bowlby e successivamente perfezionata da Mary Ainsworth, i modelli relazionali degli adulti si formano secondo il modello della stretta relazione instaurata nella prima infanzia con la figura che si prende cura di noi in maniera primaria, che di solito è la madre.

 

La teoria dell’attaccamento ha i suoi limiti, tra cui il fatto che, nella sua forma iniziale, escludeva i modelli di attaccamento che si formano nell’adolescenza e nell’età adulta, o che non riconosce il ruolo che altre persone o fattori culturali, sociali ed economici svolgono nello sviluppo della personalità del bambino. Tuttavia, questa teoria riesce a richiamare l’attenzione su come le relazioni con le persone significative della nostra vita influenzino l’evoluzione dei nostri modelli di attaccamento.

L’identità di una persona, che si esprime, tra gli altri fattori, attraverso la personalità e il carattere, non si forma in modo isolato. Siamo esseri sociali e ci conosciamo, ci evolviamo e ci esprimiamo in relazione alle persone che ci circondano. Capire come queste relazioni, con i propri traumi o benefici, influenzino i nostri modelli relazionali e di pensiero è estremamente utile per ognuno di noi.

Una relazione disfunzionale con una persona che si prende cura di noi in maniera primaria può generare insicurezza, ansia, gelosia, comportamenti da evitare, condotta sbagliata, abuso di sostanze e violenza. All’estremo opposto, un attaccamento sicuro, risultato di una relazione in cui la persona che si prende cura di noi in maniera primaria è riuscita a infondere sicurezza, aiuta gli individui a sviluppare autonomia, fiducia, ottimismo, equilibrio, buona comunicazione e relazioni sane.

La psicologia parla di come si possano spezzare i circoli viziosi dei modelli di attaccamento insicuri e di come si possa rafforzare un attaccamento sicuro. Quello che voglio sottolineare ora è come Dio possa diventare colui che si prende cura di noi in maniera primaria nella vita di una persona e di come la relazione con lui, fondata sulla comprensione del suo carattere, possa diventare un’incredibile fonte di cambiamento nei nostri modelli di attaccamento.

La Bibbia dice che Dio è estremante interessato alla nostra vita e al nostro futuro, che risponde alle nostre preghiere (in contraddizione con l’idea che non possiamo mai sapere se Dio risponderà o meno), che ci ama e ci custodisce, che trova piacere nel tenersi in contatto con noi e che non è mai assente o indifferente alla nostra vita. Una volta interiorizzate, queste idee diventano una potente fonte di attaccamento sicuro. Ho visto persone la cui capacità di relazionarsi con gli altri è stata radicalmente cambiata dalla fiducia che hanno acquisito nel carattere di Dio e nel suo modo di relazionarsi con le persone.

Dio ci conosce, e questo è più importante del fatto che noi conosciamo lui. Conosce i nostri bisogni più profondi, i nostri modelli di pensiero e di comportamento e il modo in cui si relaziona con noi è personalizzato e concepito per soddisfare i nostri bisogni specifici. Il ruolo della Chiesa in generale, nella sua missione biblica, è principalmente ed essenzialmente questo: aiutare le persone a conoscere la verità su Dio, sul suo carattere e sul suo modo di relazionarsi con noi. Solo una corretta comprensione del suo carattere perfetto e delle sue azioni ben intenzionate cambia la vita delle persone. Se si prescinde da questa idea centrale, tutto ciò che la Chiesa fa è superfluo o addirittura dannoso e infondato.

 

 

Di Norel Iacob, caporedattore di “Segni dei Tempi Romania” e ST Network

Fonte: https://st.network/religion/the-most-important-primary-caregiver.html

Traduzione: Tiziana Calà

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