Preghiera senza frontiere: sfidare l’isolamento sociale

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Un pastore avventista condivide la sua esperienza durante la quarantena volontaria in Estonia.

 

Dopo aver sofferto di una leggera febbre (e di dolori psicosomatici al petto) qualche giorno fa, ho capito che l’unica cosa responsabile da fare era isolarmi e azzerare i miei contatti sociali.

È una situazione strana per un ministro di culto, perché stare in giro, con la gente, sembra essere uno dei principi base del nostro lavoro. Così, il mio primo istinto è stato quello di alzare le mani e sospirare in spirito di rassegnazione. “Oh, sono completamente inutile!”.

E poi mi sono ricordato del mio esperimento di preghiera dell’anno scorso, quando mi sono offerto pubblicamente di pregare per i miei amici di Facebook. E all’improvviso mi sono reso conto che questa non è solo un’opzione d’emergenza in una situazione in cui le possibilità migliori sono fuori dalla mia portata, ma che questa sarebbe potuta essere un’opportunità di fare un cambiamento mentale sul ministero in generale.

Così ho scritto un post pubblico per tutti i miei amici estoni dicendo che, semplicemente mettendo un “mi piace” al mio post, sarebbero stati sulla mia lista di preghiera del giorno dopo. Ho anche aggiunto che ero disposto a pregare al telefono, se qualcuno sentiva di averne bisogno. Di solito scrivo i miei post su Facebook selezionando la cerchia di “amici più stretti”, ma per la prima volta ho reso il mio post pubblico.

Chiaramente non ho idea di come funzioni Facebook visto che, con mia grande sorpresa, il mio post ha iniziato a ricevere “mi piace” da completi sconosciuti. Non sapevo nemmeno che fosse possibile!

Cerco di avvicinarmi a questo ministero di preghiera in modo sistematico. Questo significa che scrivo meticolosamente tutti i nomi sul mio taccuino del ministero, assicurandomi di non dimenticare nessuno. Poi inizio a pregare. Ma quando finisco di pregare per qualcuno, apro il mio Messenger e gli mando un breve messaggio. “Ehi, volevo solo farti sapere che stamattina ho pregato per te. Come stai? Come sta andando?”.

È l’inizio più semplice di una conversazione, perché l’iniziativa non viene da me, ma dalla loro reazione a un mio post. E loro rispondono! Condividono le proprie ansie e preoccupazioni, sia quelle attuali riguardanti l’epidemia, sia quelle generali riguardanti la propria vita.

E continuano a sorprendermi: c’è così tanto dolore e sofferenza nelle loro vite di cui non ero a conoscenza! Relazioni spezzate, depressione clinica, totale confusione… ma poi ci sono anche alcune eccezioni.

Una ragazzina mi ha scritto questa mattina per dirmi che la sua unica richiesta di preghiera era che Dio mi benedicesse (me, non lei!) e rendesse il mio ministero più fruttuoso e i suoi miracoli più potenti nella mia vita! Leggere un messaggio del genere dalla prigionia del mio minuscolo appartamento mentre combatto contro la sensazione di inutilità è meraviglioso! Rafforza la mia fede più di quanto riesco a esprimere!

Il mio commento preferito è stato quello di un’ex collega dei miei giorni di insegnamento all’Università di Tartu. Ho un vago ricordo di aver avuto una conversazione con lei su qualche questione spirituale, dove si professava fortemente contraria alle mie convinzioni. Non ci siamo sentiti per oltre 10 anni ma oggi ha commentato pubblicamente il mio appello di preghiera, scrivendo: “Sei così forte, Mervi, che anch’io potrei prendere in considerazione l’idea di diventare cristiana”.

Potrei, forse, aver versato qualche lacrima.

Quindi, prego e scrivo, prego e scrivo. Attualmente ci sono 111 “mi piace” sotto al mio post di preghiera, più alcune richieste private che sono arrivate attraverso Messenger, di cui oggi sono riuscito a leggerne solo una quindicina.

Improvvisamente le mie due settimane di isolamento non sembrano affatto così terribili. Ho così tanto da fare! Così tante persone da raggiungere!

Con così tante spaventose restrizioni, divieti e controlli alle frontiere, dobbiamo ricordarci che la preghiera batte tutto! La preghiera è il soffio della vita che non si preoccupa delle frontiere o dei divieti. Raggiunge le persone ovunque si trovino, portando loro la guarigione, la speranza e la consapevolezza della presenza dell’Onnipotente. C’è libertà nella preghiera. E i nostri amici hanno l’opportunità di sperimentare questa libertà, forse ora più che mai.

 

 

Di Mervi Kalmus, Trans-European Division News

Fonte: https://www.adventistreview.org/prayer-without-borders-defying-social-isolation

Traduzione: Tiziana Calà

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La rivista ufficiale della Federazione Chiesa Avventista del Settimo Giorno della Svizzera romanda e del Ticino.

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