Il percorso di una donna tra peccato pubblico e dolore privato

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All’età di 22 anni ho scoperto che sarei diventata mamma. Ero al terzo anno di college, ancora totalmente dipendente da mia madre. Che ci crediate o no, ero incredula. Ho sempre pensato che non sarei mai diventata madre perché non ho mai voluto figli. Sapevo che le mie azioni avevano delle conseguenze, ma non credevo che potesse succedere a me. Non ero sposata e non avevo nemmeno una relazione con il padre di mio figlio. L’estate prima di iniziare il mio ultimo anno di università, mi godevo l’essere una giovane spensierata. Non avevo nessuna preoccupazione al mondo. Sono tornata a lezione e mi sono subito resa conto che il “grande divertimento” che stavo avendo era rapidamente svanito. La mia vita è cambiata nel momento in cui ho scoperto di essere incinta.

 

Dirlo a mia madre

Avevo accanto un mio caro amico quando ho dato la notizia a mia madre. Sapevo che era il momento di dirglielo perché il padre di mio figlio voleva che abortissi. Questa non era assolutamente un’opzione per me e sapevo che neanche mia madre sarebbe stata d’accordo con questa scelta. A quel tempo, mamma viaggiava per il suo lavoro. Così ho dovuto dirle per telefono che stavo per diventare madre. Sorprendentemente, non mi ha urlato contro. Mi ha chiesto quali erano le mie intenzioni e le ho detto che non lo sapevo.

Ero una giovane molto benedetta e viziata. Mia madre pagava l’affitto del mio monolocale. Avevo una macchina molto bella e due telefoni cellulari. Non lavoravo e non avevo bollette, mia madre provvedeva a tutto. Quando le ho detto che non avevo progetti futuri, mi ha detto di dare un’occhiata al mio appartamento: sarebbe stato la casa per me e il bambino. Non ricordo come abbiamo concluso la conversazione, ma mi sono sentita sollevata del fatto che finalmente era a conoscenza della cosa.

 

Passi successivi

Dopo la delusione iniziale, mia mamma è stata fantastica. Abbiamo parlato e deciso insieme il mio piano d’azione. Mi ha detto di non preoccuparmi di andare a lavorare e di finire la scuola. Lei avrebbe continuato a pagare le mie spese di sostentamento, ma io dovevo fare domanda per l’assistenza pubblica. Le chiesi cosa fosse l’assistenza pubblica e lei rispose il Welfare. Mi spiegò che avrebbe potuto pagare le mie spese mediche, ma che non lo avrebbe fatto. Disse che a motivo delle mie scelte dovevo fare ciò che era meglio per la mia situazione.

Ero una giovane madre senza reddito, senza assicurazione sanitaria, senza istruzione superiore e senza aiuto e sostegno da parte del padre di mio figlio. Ho quindi fatto richiesta di assistenza. Se mi guardo indietro, questa situazione ha rappresentato un trampolino di lancio per me, la ragione del mio attuale successo. Così facendo, mio figlio ha avuto l’assistenza gratuita e io ho potuto completare la mia istruzione. Ho approfittato di ogni aiuto disponibile per riuscire a farcela.

 

Gli ordini del medico

L’arrivo di Jaylan nel mondo è stato spaventoso, ma Dio aveva sicuramente le sue mani sulla sua vita. Ho dovuto fare un cesareo d’urgenza perché aveva il cordone ombelicale avvolto intorno al collo. Il mio ginecologo non era di turno e così hanno chiamato un suo collega. Dopo una rapida presentazione e una preghiera, sono stata portata in sala operatoria. Ho chiesto a mamma se potevo stare tranquilla al pensiero di farmi addormentare e lei ha detto di sì. Le ho detto che avevo paura perché non pensavo che mi sarei svegliata. Mi ha rassicurato che sarei stata bene. Il medico che ha fatto nascere Jaylan era molto deciso. Quando parlava, le infermiere si muovevano e facevano esattamente quello che lui diceva.

Durante l’operazione, ero addormentata ma riuscivo ancora a sentire tutto. Lo ricordo incitare con forza il suo staff. Dopo l’effetto dell’anestesia, ho raccontato alla mia infermiera di come il dottore dettasse ordini alle persone durante l’operazione. Lei ha confidato a me e a mia mamma che era molto passionale. Inoltre, ci ha raccontato che sua moglie era morta durante il parto ma che il bambino era sopravvissuto. Le infermiere sapevano che quando avevano i suoi pazienti, devono seguire ogni sua istruzione. In quel momento abbiamo capito che Dio aveva orchestrato il parto di Jaylan.

 

Dopo il parto

Dopo essere stata dimessa dall’ospedale, ho deciso di andare in Florida a vivere con mamma fino a quando non fosse stato il momento di tornare a lezione. Mia mamma doveva rientrare a lavoro e io avevo bisogno di un aiuto con il bambino. Sapevamo entrambe che sarei stata una madre single, quindi avevo bisogno di imparare a prendermi cura di Jaylan da sola. Mi ha mostrato come preparare i biberon, cambiare i pannolini, fargli il bagno, lavargli i vestiti, preparare le borse dei pannolini e molte altre cose essenziali che i genitori devono fare. Mi ha insegnato come essere una madre.

Non dimenticherò mai il giorno in cui siamo uscite per andare a fare la spesa. Mia mamma parcheggiò. Mi disse che avremmo fatto finta che lei non ci fosse; poi mi chiese: “Cosa farai? Prenderai prima il carrello e poi tornerai a prendere il bambino o porterai il bambino fuori dalla macchina con te e poi andrai a prendere il carrello?”. Io e mia mamma abbiamo fatto molti esercizi del genere per prepararmi a restare da sola con Jaylan.

Dopo essere stata tre mesi con mia mamma, sono tornata a lezione. Jaylan ed io ci siamo trasferiti in un bilocale: ero ufficialmente una madre single. La prima notte trascorsa da sola con Jaylan ho avuto molta paura, ma col passare del tempo ci siamo creati la nostra routine. Durante la mia gravidanza e per un po’ di tempo dopo, ho continuato a frequentare la chiesa. A un certo punto però, ho smesso di andarci. Ero così ferita che non riuscivo ad andare in chiesa.

 

Peccato pubblico, dolore privato

Dal momento in cui ho scoperto di essere incinta, mi sono sentita oppressa. Il mio errore era pubblico, tutti sapevano cosa avevo fatto. Come se non bastasse, non avevo alcun sostegno da parte del padre di mio figlio; scoprire poi che aveva messo incinte più ragazze, è stato davvero umiliante. Per circa un anno ho letteralmente avuto il cuore a pezzi. L’imbarazzo e la vergogna che ho provato non potranno mai essere espressi a parole. Andare in chiesa in quel periodo era così difficile. Tutti mi guardavano e mi fissavano.

Ma c’erano due donne che non cambiarono atteggiamento. La signora Lee e l’anziana di chiesa Houser erano sempre così gentili. Mi hanno sempre incoraggiato e aiutato. Facevano sempre in modo di parlarmi e di trasmettermi parole di incoraggiamento e lode. Quando le persone sbagliano, è facile punire e parlare di disciplina, mentre è più difficile provare amore nei loro confronti. Le loro azioni mostravano Cristo. Non hanno mai chiesto della mia situazione, hanno solo mostrato amore e gentilezza, qualcosa di cui avevo disperatamente bisogno e che desideravo ardentemente.

 

Il mio scopo: Jaylan

Jaylan ora ha 13 anni. È stato sempre al mio fianco. È stato la mia motivazione per finire la laurea e il master. Ed è il miglior fratello maggiore per mio figlio minore, Kenden. Nel complesso, Jaylan ha cambiato la mia vita in meglio. Faccio del mio meglio e do il massimo per lui. Voglio volutamente fargli sapere che si può superare qualsiasi cosa! Jaylan è stato il mio unico aspetto positivo per molti anni. È stato il mio punto focale e mi ha tenuta concentrata, spingendomi a puntare al successo. Jaylan mi ha dato uno scopo.

Quando ero incinta di Jaylan, non ero piena di felicità e di gioia. È stato un momento cupo, il momento più buio che abbia mai attraversato. Il mio dolore era indescrivibile. Quella situazione mi ha cambiato. Sotto molti aspetti, mi ha cambiata in meglio, ma devo anche ammettere di avere ancora numerosi punti da migliorare.

Ripensando alla mia esperienza, penso ai nostri giovani. Oh, quante ne passano! Anche loro hanno a che fare con la depressione, la dipendenza, l’omosessualità, la solitudine, i pensieri suicidi, la malattia mentale, il rifiuto… e la lista potrebbe continuare all’infinito. Mi chiedo spesso cosa ci stiamo perdendo, non avendo la capacità di raggiungerli. Perché abbiamo così paura di parlare delle verità scomode e di nascondere i problemi che abbiamo affrontato da giovani? Perché siamo così veloci nel punire invece di offrire consigli, guida, leadership, verità e soprattutto amore? L’amore è ciò che mi ha permesso di superare il mio dolore.

Erano pochi quelli che sentivo e che sapevo mi amassero, ma mi sono aggrappata a questo per tutta la vita. È stato quel tipo di amore che mi ha riportata in chiesa, che ha aumentato la mia fede in Dio. La Bibbia ci dice che l’amore è paziente, è benevolo; non s’inasprisce, non addebita il male (cfr. 1 Corinzi 13-14). Credo fortemente che l’amore sia il punto di partenza. L’amore può rompere le barriere, aiuta ad aprire il cuore per ricevere ciò che manca e di cui si ha bisogno. La mia esperienza mi ha mostrato che dobbiamo avere compassione, pazienza e comprensione gli uni nei confronti degli altri.

 

Dobbiamo ricordarci che l’amore non verrà mai meno, vincerà sempre.

 

 

Di Shalita Thomison

Fonte: https://www.messagemagazine.com/articles/a-womans-journey-with-public-sin-and-private-pain/

Traduzione: Tiziana Calà

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