Neuroplasticità e discepolato: come la formazione può trasformarci

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La dott.ssa Edyta Jankiewicz spiega la differenza tra provare e allenarsi, per essere più simili a Cristo.

 

La neuroplasticità è il termine usato per descrivere la capacità del cervello di modificare la propria struttura e funzione in risposta all’esperienza, cioè per “ricablare” se stesso. Ho incontrato per la prima volta questo concetto più di 30 anni fa, durante il mio primo lavoro come fisioterapista. Se, ad esempio, un ictus aveva danneggiato l’area del cervello di un paziente, responsabile del movimento del braccio destro, veniva attivata la terapia del movimento per aiutare le regioni circostanti del cervello ad apprendere come eseguire le funzioni dell’area danneggiata; il risultato era un ripristino del movimento.

Questi primi pensieri sulla plasticità del cervello sono stati confermati più di recente con l’aiuto di una tecnologia di imaging avanzata e i neuroscienziati hanno scoperto che il cervello adulto ha una capacità molto maggiore di ricablare se stesso di quanto si pensasse originariamente. Ad esempio, alcuni studi hanno rivelato che le esigenze di trasporto dei tassisti londinesi si traducono in centri di memoria superiori alla media nel loro cervello e che il responsabile di questo sviluppo cerebrale è il loro allenamento intensivo.1

Allo stesso modo, studi condotti sia su pianisti sia su musicisti di archi hanno rivelato che suonare uno strumento porta alla crescita delle aree del cervello coinvolte nel funzionamento motorio e uditivo.2 Incredibilmente, i ricercatori hanno anche scoperto che imparare a suonare o soltanto immaginare di esercitarsi con uno strumento si traducono in una crescita simile dell’area della corteccia motoria che controlla le dita. In altre parole, il nostro pensiero ha la capacità di cambiare la struttura fisica e la funzione del cervello.3

Un effetto simile è stato riscontrato negli individui con disturbo ossessivo-compulsivo (Doc). Le scansioni del cervello rivelano che il Doc è associato a circuiti cerebrali difettosi, che possono essere letteralmente ricablati praticando nuovi modi di pensare; in altre parole, quando i pensieri ossessivi sono interrotti con nuovi pensieri, vengono creati nuovi circuiti cerebrali con conseguente indebolimento dei circuiti difettosi che inizialmente creavano i pensieri ossessivi.4

 

Comprendere il discepolato 
Sebbene questa capacità del cervello di ricablare se stesso abbia profonde implicazioni per la salute fisica e mentale, può anche aiutarci a comprendere il discepolato, vale a dire il processo permanente di imparare a seguire Gesù e a diventare più simili a lui. Al centro di questo processo di trasformazione vi è un rinnovamento della nostra mente (cfr. Romani 12:2). Proprio come il cervello di un individuo che ha subito un ictus o che soffre di disturbo ossessivo compulsivo può essere ricablato per migliorare il suo funzionamento, in quanto discepoli di Gesù, la nostra mente può essere rinnovata per diventare più simile alla mente di Cristo (cfr. Filippesi 2:5). E, proprio come nel caso di un individuo con un ictus o con Doc, là dove poniamo il nostro sforzo mentale può cambiare la struttura effettiva e il cablaggio del nostro cervello, mettendo in moto le forze che ci rendono ciò che siamo.

Ma, potreste chiedere: “Come avviene tutto questo?”.

Allo stesso modo della neuroplasticità, il pensiero è al centro della trasformazione spirituale. In quanto esseri umani, siamo stati creati con il libero arbitrio, la volontà di scegliere. La nostra più grande libertà è il potere di scegliere “ciò che permetteremo o su cui vorremo che la nostra mente si soffermi”.5 L’apostolo Paolo afferma: “contemplando… siamo trasformati” (2 Corinzi 3:18); e Ellen G. White (co-fondatrice della Chiesa avventista, ndt) scrive: “Mentre si sofferma sulla perfezione del suo carattere [di Gesù], la mente si rinnova e la persona viene ricreata a immagine di Dio”.6

 

Trying e training 
Alcuni anni fa, ho incontrato due modelli di cambiamento contrastanti che mi hanno aiutato a capire come avviene questo rinnovamento della mente, vale a dire il modello di “cercare” (trying in inglese, ndt) di essere più simile a Gesù, in contrapposizione al modello di “formarsi” (training in inglese, ndt) per essere più simile lui.7 Molti cristiani adottano il modello “trying” e quindi lavorano con impegno su se stessi per cercare di essere più amorevoli, gentili, altruisti, ecc. Tuttavia, questo approccio, che si concentra sulle nostre azioni e sui nostri atteggiamenti, spesso porta al fallimento e al senso di colpa. Al contrario, il modello “training” implica l’impegno a sviluppare abitudini che ci formano per essere fedeli a Dio (1 Timoteo 4:7).

Un giorno, mentre insegnavo a guidare l’automobile a una delle mie figlie, ho avuto un’illuminazione quando ho capito la differenza tra questi due approcci. Salendo al posto di guida, mia figlia diceva spesso: “Cercherò di arrivare a destinazione senza fare errori!”. Invece, commetteva sempre uno o due errori e finiva per sentirsi scoraggiata in questa esperienza. Non sapevo come aiutarla, ma poi ho ricordato il concetto di “cercare” contro “formarsi”. Allora le ho detto: “Cosa ne dici se invece di pensare a ‘cercare’ di non commettere errori, pensi che sia un ‘allenamento’? In questo modo, non ti concentri sul cercare di non compiere errori, ma piuttosto sull’apprendimento di nuove abilità e abitudini ogni volta che guidi”. Il cambiamento nel suo modo di pensare la guida ha fatto la differenza! Quando commetteva un errore, non si scoraggiava perché sapeva di essere in fase di addestramento. E ciò mi ha anche aiutato a capire meglio la vita spirituale.

 

Tempo con Gesù 
Le nostre abitudini spirituali sono una componente fondamentale della formazione, dell’addestramento al discepolato, perché sono le nostre abitudini che in ultima analisi modellano il modo in cui il nostro cervello è cablato e quindi ciò che diventiamo. Imparare a rendere le abitudini spirituali una parte integrante della nostra vita richiede impegno e intenzionalità; tuttavia questi due elementi non sono finalizzati a “cercare” di diventare più simili a Cristo, ma piuttosto a creare tempo e spazio per stare con Gesù. E mentre passiamo del tempo con lui, trovandoci faccia a faccia con “tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode” (Filippesi 4:8), siamo attratti dalla bellezza di Gesù.

Attraverso questo processo permanente, le nostre menti vengono lentamente “ricablate” per amare di più Dio e desiderare di essere più simili a lui.

[La dott.ssa Edyta Jankiewicz è una specialista dei Ministeri della Famiglia per il team dei Ministeri del Discepolato nella Regione Pacifico meridionale della Chiesa avventista].

 

 

Note

1 scientificamerican.com/article/london-taxi-memory/

2 dash.harvard.edu/bitstream/handle/1/4734539/270043.pdf?sequence=1

3 ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3797461/ and

content.time.com/time/magazine/article/0,9171,1580438,00.html

4 mentalhealthupdate.blogspot.com/2008/01/ocd-how-intensive-therapy-can-rewire.html

5 D. Willard, Renovation of the Heart: Putting on the Character of Christ, Tyndale House, p. 76.

6 E. G. White, Education, p. 18.

7 B. Hull, Complete Book of Discipleship.

Fonte: HopeMedia Italia

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