I moscerini della frutta e il problema del peccato

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Essendo nato, essendo proprietario e avendo lavorato nel mio frutteto, conosco abbastanza bene questo piccolo fastidioso moscerino. Possono distruggere un intero raccolto, visto che la frutta infestata viene rifiutata al mercato. Gli ispettori al mercato controllano la frutta danneggiata e basta che uno solo frutto sia infestato e l’intero lotto viene buttato via e bruciato: non ci si può fidare che sia buona frutta.

Per far arrivare il suo messaggio di salvezza alla gente, Gesù usava parabole che coinvolgevano la natura o ciò che conoscevano bene, ovvero pecore, grano, frutta e così via. Parlò delle tarme che distruggono le cose, ma apparentemente non c’erano moscerini della frutta ai suoi tempi, perché non li menzionò mai.

I moscerini della frutta sembrano costituire un argomento insolito di cui parlare, ma chiunque abbia un albero da frutta nel suo giardino ha problemi con questa piccola e orribile creatura. Non mangia la frutta, ma la usa come abitazione per le sue larve. L’unico modo per prevenire efficacemente la distruzione del raccolto è attraverso l’adescamento regolato. Se ne vanno per una settimana e poi tornano.

Ci sono valide lezioni da imparare perché questi moscerini sono molto simili al nostro problema del peccato. Il frutto sembra bello finché non lo apriamo, rivelandolo marcio. Proprio come noi. Dall’esterno sembriamo a posto, ma è dentro di noi, dentro i nostri cuori e le nostre menti, che è tutto contorto e annodato a causa dell’infestazione del peccato. Abbiamo bisogno di aiuto dall’esterno per liberarci di questo problema che minaccia la nostra vita, per portare buoni frutti come siamo stati chiamati da Dio a fare (cfr. Efesini 2:8-10). Siamo tutti dei “peccatori” infestati che devono astenersi dal peccare o dal fare ciò che è sbagliato (cfr. 1 Pietro 2:11) o saremo rifiutati dal “compratore” al momento del raccolto, la venuta di Gesù. Dio e i suoi ispettori, gli angeli, oggi stanno lavorando per separare il frutto buono da quello cattivo.

Giacomo 3:18 parla del frutto della giustizia; quindi se c’è un frutto ci devono essere anche degli alberi. La giustizia (l’opposto di peccare) è solo una parola che significa fare ciò che è giusto. Ma come facciamo a sapere cosa è giusto? È solo fare ciò che pensiamo sia giusto? Fortunatamente Dio, nel suo amore e nella sua misericordia, ci ha dato un metro di paragone o uno standard da seguire: la sua legge. Questa legge ci dice cosa è giusto e, naturalmente, cosa è sbagliato. Peccare o disubbidire alla legge di Dio significa semplicemente essere cattivi, meschini e scortesi sia nei confronti di Dio sia in quelli dell’umanità.

Nel brano di Isaia 61:1-3, citato da Gesù nella sinagoga, si dice che Gesù prima ci libera dalla “prigione” di Satana del peccato e delle dipendenze e poi ci chiama querce di giustizia che pianta in noi per glorificarlo (v11).

È Dio il fruttivendolo, il giardiniere, non noi, ma il Signore può piantare i suoi alberi solo in coloro che desiderano portare frutto alla sua gloria. Lui ama vedere i suoi alberi crescere in noi. Un buon frutto, privo di moscerini, rende felice il giardiniere (cfr. Giovanni 15:16). Anche noi dobbiamo scegliere il giusto giardiniere o il nostro frutto potrebbe essere molto sgradevole e avere “tratti di carattere sgradevoli”, produrre frutti acidi (cfr. Isaia 5:1-6).

Se è nostro desiderio fare la scelta giusta e capire come fare ciò che è giusto ed essere liberi “dall’infestazione” del peccato e dai suoi problemi, Dio ha piantato in noi tre diversi tipi di alberi per dimostrare cosa sia fare il bene. Ogni albero ha frutti con parti (spicchi) simili a un mandarino o a un’arancia. Gli spicchi di ogni frutto devono essere completi (non può mancare nessuno spicchio) o viene rifiutato al mercato (il raccolto di Dio). Dio non ci lascia dubbi nel capire cosa comporta la giustizia attraverso questi alberi e i loro frutti.

 

  1. 1. Il primo albero della giustizia definisce e descrive ciò che è il fare bene, ovvero la base del governo di Dio: i dieci comandamenti. Leggi Esodo 20:1-17. Dio ha prima liberato il popolo dalla schiavitù (il peccato) per poter osservare la sua legge. Se tutti osservassero questa legge, che posto felice sarebbe il mondo, tutti farebbero ciò che è giusto. Questo frutto ha 10 spicchi (comandamenti). Se manca uno spicchio, deve essere buttato via (cfr. Giacomo 2:10), perché incompleto. Non si possono vendere arance con uno spicchio mancante! Dio vuole impiantare questo albero, la sua legge, nei nostri cuori e nelle nostre menti per prevenire l’infestazione del peccato (cfr. Salmo 40:8).
  1. 2. Il secondo albero rivela agli altri e a Dio se stiamo ubbidendo alla legge e stiamo producendo il frutto che Dio vuole che portiamo, il frutto dello Spirito o la legge di Dio. Questo è il primo albero in azione (cfr. Galati 5:22-26). Tutte le leggi sono fatte per essere attuate, con una pena annessa per conferire loro autorità. Questo frutto contiene nove spicchi (amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo), tutti importanti in egual misura. Se manca uno di questi spicchi, tutti gli altri possono tendere a glorificare se stessi e non Dio, una giustizia contraffatta. Per esempio, non ci può essere una pace genuina senza amore, bontà (giustizia) ecc., sarebbe un frutto completo. Gli altri ci riconosceranno dai nostri frutti.
  1. 3. Il frutto del terzo albero ha tre parti, tre spicchi, e rivela proprio come Dio, il nostro giardiniere, produce questo buon frutto dell’ubbidienza (fare la sua volontà) in noi a sua gloria. Egli ci salva dalla pena, dalla potenza e dalla presenza del peccato. Questa è l’opera di Dio, non la nostra. Il primo spicchio del terzo frutto è la giustificazione di Cristo (il suo perdono e la sua misericordia). Questo distrugge l’infestazione del peccato. Il secondo spicchio è la sua potenza di trasformare la nostra vita per continuare a produrre un buon frutto, senza infestazioni. Il nostro frutto naturale è infestato dai “vermi” del peccato, ma se riconosciamo (confessiamo) il nostro problema del peccato e desideriamo permettere a Dio di produrre un buon frutto in noi, Gesù perdona (giustifica), ci purifica e si libera di tutta la nostra infestazione (cfr. 1 Giovanni 1:9). Gesù inoltre ci mantiene, trasforma e ci autorizza a essere liberi dalle conseguenze del peccato (cfr. Romani 12:1-2). Il diavolo non può sopportare la giustizia e “volerà via” da noi. Il terzo spicchio di questo frutto è il giorno in cui i nostri corpi saranno trasformati, passando dall’essere mortali all’essere immortali (non si muore più), quando Gesù ritornerà alla fine del mondo; il nostro giardiniere avrà prodotto in noi un frutto perfetto, libero da infestazioni o corruzione, senza parti o spicchi mancanti (facendo ciò che è giusto); saremo quindi pronti per il raccolto da portare a casa, dove vive Gesù (cfr. Giovanni 14:1-3; 1 Corinzi 15:50-56).

 

“L’esca” che usiamo per prevenire l’infestazione del peccato è un’applicazione quotidiana della giustizia di Cristo nella nostra vita. Ne abbiamo tutti bisogno perché naturalmente non possediamo questa bontà, così Gesù ci dà la sua giustizia da applicare e di cui appropriarci. È un miracolo del suo amore e della sua grazia, ma dobbiamo chiederlo perché Dio non si impone a nessuno. Questo è l’unico modo per evitare che il nostro frutto vada a male. In un certo senso siamo come barattoli di marmellata! Giuda 1 dice che Dio il Padre ci santifica (si libera dell’infestazione) e poi Gesù il Figlio ci preserva. Giuda 24 dice che Gesù ci impedisce di cadere (andare a male) e ci presenta senza difetti davanti a nostro Padre con una gioia immensa. Questo impedisce la distruzione del buon frutto che Dio vuole portare nel giardino dei nostri cuori per la sua gloria (cfr. Salmo 23:3). È tutta opera sua in noi. La nostra parte è cercare, ricercare e avere fame di fare ciò che è giusto per amore del nostro Padre celeste, poi lasciare che lo faccia in noi.

La venuta di Gesù rappresenterà la fine del vecchio “moscerino della frutta”, Satana stesso: il distruttore e ingannatore di tutto ciò che Dio ha reso buono per la nostra felicità eterna. Colossesi 2:10 ci dice di essere completi (non manca nulla) in lui: nessuna infestazione di peccato o spicchi mancanti nel nostro frutto; poi potremmo incontrare Gesù in pace perché saremo come lui, il nostro giardiniere, quando apparirà, pronti per il granaio (regno) di Dio (cfr. 1 Giovanni 3:2-3).

La Bibbia menziona un altro albero: l’albero della vita. Dio non ci ha creato per morire. A causa di Adamo ed Eva che fecero ciò che era sbagliato, quest’albero fu perso e portato via.

Ma oggi possiamo avere la beata certezza che questo albero sarà di nuovo nostro se amiamo, onoriamo e ubbidiamo a Dio e viviamo per sempre nella nuova casa che ha preparato per noi (cfr. Apocalisse 22:14; Isaia 65:17-25).

Non vedo l’ora di avere il mio nuovo frutteto dove nulla corromperà, infesterà con il peccato o provocherà distruzione. Un luogo dove solo l’amore, la pace e la felicità regneranno per l’eternità, senza mai avere fine. Non ci saranno più “moscerini della frutta” del peccato in questo nuovo mondo che Dio creerà per noi.

 

 

Di Eric Hort, scrive da Toodyay, Australia

Fonte: https://record.adventistchurch.com/2021/10/13/fruit-flies-and-the-problem-of-sin/

Traduzione: Tiziana Calà

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