4 cose che avrei voluto sapere prima di intraprendere il ministero con il mio coniuge

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Immaginando il matrimonio, molte coppie cristiane sognano di camminare mano nella mano mentre svolgono il ministero insieme, “cambiando il mondo un cuore alla volta”. Almeno questa era l’immagine che avevamo noi quando eravamo fidanzati. Entrambi amavamo Gesù, amavamo le persone e ci amavamo l’un l’altro. Questo avrebbe dovuto essere sufficiente per garantire il successo del ministero come coppia, giusto? Beh, dopo oltre un decennio di lavoro insieme, diciamo solo che c’erano alcune cose che avremmo voluto sapere prima…

 

  1. Il mio coniuge spesso “sbaglia“.

Quando abbiamo iniziato a lavorare insieme, avevamo entrambi esperienza in questo campo, ognun per sé però. Adesso invece, c’era qualcuno che era sempre presente e che aveva sempre un punto di vista. Questa persona svolgeva inevitabilmente alcuni dei compiti di cui l’altro era storicamente responsabile. Mentre amavamo i molti doni che l’altro possedeva, ora ci ritrovavamo a guardare il nostro coniuge fare qualcosa che avremmo fatto noi, almeno di solito… e per di più, lo faceva a modo suo (ovvero sbagliando). Perché “diverso” viene spesso scambiato con “sbagliato”.

Questo a volte ha portato uno di noi a intervenire, prendendo il sopravvento o guidando l’altro verso “un’eterna sottomissione”. Tuttavia, per avere successo abbiamo dovuto riconoscere che il metodo che entrambi avevamo a livello individuale, non era l’unico modo esistente ed efficace. Abbiamo dovuto imparare a lasciare spazio all’altro, permettendogli di portare le cose che amavamo di lui negli spazi in cui entrambi eravamo stati chiamati a servire. Perché se non fate spazio affinché il vostro coniuge sia pienamente se stesso, non stupitevi quando smetterà completamente di voler farne parte.

 

  1. A volte una persona può avere tutto il merito

Lavorando insieme, non vi troverete ad affrontare solamente lo “sbaglio”. Spesso, uno di voi due otterrà il merito che entrambi, o forse solo l’altro, merita. Lo so, lo so, non lavoriamo per la gloria dell’essere umano. Detto questo, può essere molto difficile essere trascurati o messi da parte. Ci sono state molte volte in cui l’altro ha ottenuto il riconoscimento per qualcosa che avevamo fatto entrambi. Questo può succedere quando uno è visto come “la mente” del progetto, quando è più estroverso o quando svolge un ruolo che sembra avere maggiore spicco, rendendovi il volto di ogni traguardo raggiunto nel ministero. Mettere molto impegno in qualcosa per poi essere considerato come “subordinato” al proprio coniuge può rapidamente creare dei danni.

Anche noi abbiamo dovuto affrontare questa sfida all’inizio. Piano piano abbiamo imparato l’importanza di mettere in risalto gli incredibili doni e i contributi reciproci, sia in pubblico sia in privato. Tuttavia, non possiamo mettere in risalto quello che non abbiamo. Ci siamo resi conto che uno dei motivi per cui non avevamo fatto un grande lavoro nel sottolineare i rispettivi punti di forza, era perché non ci eravamo presi il tempo di esplorarli e identificarli in maniera adeguata. Così ci siamo presi il tempo per farlo, iniziando questa nuova avventura, avvalendoci dell’aiuto di test della personalità e quiz sui talenti (due dei nostri strumenti preferiti sono Enneagram e Strenghts Quest). Questa scoperta ci ha dato anche gli strumenti necessari per incentivare l’altro; anche perché se non riusciamo noi a essere per l’altro un sostegno e un mezzo di incoraggiamento, sia in pubblico sia in privato, come ci possiamo aspettarci che qualcun altro lo sia nei nostri confronti?

 

  1. Il conflitto è inevitabile… ma è importante saperlo gestire

Sentirsi costantemente corretti, messi da parte e invisibili sono modi immediati per sperimentare il conflitto all’interno del proprio matrimonio. Una delle cose che avremmo voluto sentirci dire prima di sposarci, era che anche se stavamo lavorando per “l’opera del Signore”, avremmo continuato ad avere le nostre ridicole discussioni. C’erano alcuni viaggi in macchina dove “lo splendido coniuge” che il Signore ci aveva messo accanto, sembrava più una “spina nel fianco”. Ci ritrovavamo quindi ad arrivare alla nostra destinazione senza aver risolto la discussione, aspettandoci non soltanto di lavorare insieme, ma di farlo anche con il sorriso sulle labbra. Ricordatevi che il conflitto è un processo naturale all’interno di una relazione.

Ci siamo dovuti ricordare che i conflitti non dovrebbero impedirci di portare a termine la chiamata del Signore. Dovevamo quindi mettere una pausa su quella tematica, proseguendo nel nostro ministero, senza però mai confondere quella pausa con una risoluzione del conflitto stesso. I conflitti irrisolti portano all’amarezza, che porta al risentimento, che a sua volta, quando non controllato, si diffonde come un virus che minaccia il benessere di qualsiasi relazione. Quindi, per quanto positivo sia stato il resto della giornata, bisognava comunque riprendere l’argomento e cercare di risolvere il conflitto aperto in precedenza. Sì, questo vuol dire rovinare per un attimo l’equilibrio, ma un “attimo” è davvero poca cosa se paragonata a una vita insieme.

 

  1. Il primo ministero è la propria casa.

E infine, il primo ministero è la propria casa. È molto facile, lavorando con il proprio coniuge, dimenticarsi della persona con cui si sta facendo quel servizio. Quando stai servendo, facendo la differenza nella vita degli altri, l’obiettivo da portare avanti può farti dimenticare che, davanti a Dio, ti sei preso l’impegno di servire il tuo coniuge per primo. Il problema è che le persone che stai servendo non hanno stretto lo stesso patto nei confronti del tuo coniuge; non puoi quindi aspettarti che facciano dei bisogni della tua famiglia una priorità.

Questo fa sì che sia una tua responsabilità quella di stabilire dei confini sani, per preservare il tuo matrimonio. Questi possono limitare l’accesso che gli altri hanno nei tuoi confronti o di quelli della tua famiglia, delimitando il tuo tempo di servizio. Possono anche servirti come strumento di incoraggiamento per prenderti una pausa dalle conversazioni inerenti al vostro ministero. Non è da egoisti prendersi del tempo per voi, per la coppia. Il vostro ministero potrà continuare a essere efficace fintanto che il vostro matrimonio continuerà a essere forte.

Quando tutto è stato detto e fatto, ricordatevi che insieme al vostro coniuge siete stati chiamati a compiere qualcosa che non avreste potuto realizzare separatamente. Dio ha uno scopo comune per voi. Quindi prendetevi del tempo per individuare questa vostra chiamata per poi, coraggiosamente, intraprendere questa strada.

 

 

Di Adrian e Leilani Langdon

Fonte: https://bit.ly/35wOGBu

Traduzione: Tiziana Calà

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