Aiutare coloro che vivono il lutto a causa di un suicidio di un proprio caro

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Quando il marito di Kristen Clifford, Steven, un’agente di polizia, non rispondeva ai suoi messaggi, lei ha iniziato ad allarmarsi; è andata fino a casa, dove ha trovato gli appunti, i suoi documenti da poliziotto, la sua patente di guida, “tutto disposto in modo molto ordinato e metodico”, ha ricordato. Spaventata, si è precipitata lungo il corridoio, verso la camera da letto: la porta era chiusa e un biglietto diceva: “L’ho fatto. Non entrare. Chiama il 112”. Suo marito, 35 anni, si era suicidato.

Non è solo una problematica che colpisce l’America. I dati dell’Australian Bureau of Statistics mostrano che i tassi di suicidio sono aumentati nell’ultimo decennio. In particolare, per i più giovani, il suicidio ha ormai assunto proporzioni epidemiche, diventando la principale causa di morte per le persone tra i 15 e i 44 anni, in particolare per gli uomini, che hanno il triplo delle probabilità di suicidarsi rispetto alle donne. Le statistiche relative ai suicidi delle donne coinvolgono particolarmente le cinquantenni, con l’arrivo della menopausa e della sindrome del “nido vuoto”.

Secondo il sito stuff.co.nz, il tasso di suicidio della Nuova Zelanda è il più alto di sempre, con aumenti crescenti da quattro anni consecutivi a questa parte. Gli uomini Maori sono sovra-rappresentati, con 97 morti per suicidio nel 2017.

A livello internazionale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che, ogni anno, circa un milione di persone si suicidano, rappresentando un tasso di mortalità globale di 16 persone ogni 100.000 o una morte ogni 40 secondi. Inoltre, è stato stimato che ogni suicidio lascia dietro di sé circa sei o più “sopravvissuti”, familiari o amici che si trovano a vivere il lutto e a cercare una spiegazione di fronte a questo gesto disperato.

Ecco sette modi per aiutare coloro che vivono un lutto dopo il suicidio di una persona cara:

#1. Esserci. Andateli a trovare e fate loro sapere che li avete a cuore. “Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio” (Isaia 40:1). Anche se lo stigma legato al suicidio sta diminuendo, i sopravvissuti continuano a sentirsi in difetto, isolati. Ecco perché è importante far sentire la propria presenza non appena si scopre che un nostro familiare o amico sta soffrendo a causa del suicidio di un suo caro. Se sei geograficamente distante, chiama, manda un messaggio, invia una mail. Se abitate vicini, vallo a trovare, sii presente a casa, al funerale.

Il marito di Kim Ruocco, un pilota militare, era tornato dalla sua missione in Iraq con un disturbo post-traumatico da stress. Dopo aver lottato con ansia e depressione, si è suicidato. In quel periodo difficile, Ruocco ha detto: “Le persone che mi sono state di maggior aiuto sono state quelle che mi stavano vicino, sopportando il mio dolore senza bisogno di dire nulla”.

“Non ci sono parole giuste, ma mi è stato di grande conforto avere qualcuno che mi stesse vicino, condividendo questo mio grande dolore”.

#2. Siate pronti all’ascolto. Cercate di ascoltare molto più di quanto non parliate. Tutte le domande che fate dovrebbero essere a scopo di chiarimento, senza essere invadenti. Il rabbino Earl Grollman, autore del libro “Suicide: Prevention, Intervention, Postvention” afferma: “Le persone che vivono un lutto hanno bisogno di esprimere le proprie emozioni. Possono venire incoraggiate a parlarne quando si chiede loro ‘Che cosa provi?’, ‘Dimmi a che cosa stai pensando’, ‘Deve essere davvero molto difficile per te’. Gli amici dovrebbero concentrarsi sulla loro persona, accettando le loro emozioni, qualunque esse siano: paura, rabbia o panico. Gli amici non sono lì per giudicare, ma per ascoltare”.

#3. Imparate cosa dire e cosa non. Lasciatevi guidare dalla saggezza biblica: “Le parole gentili sono un favo di miele; dolcezza all’anima, salute alle ossa” (Proverbi 16:24). Tenete a mente che chi sta affrontando un lutto in seguito al suicidio di un proprio caro, si trova a lottare contro tantissime emozioni diverse e contrastanti, come la rabbia, il senso di colpa, il rimpianto, lo shock, la negazione e il senso di vuoto. Non rincarate il loro dolore aggiungendo banali cliché e pregiudizi senza senso, pur con tutte le buone intenzioni del mondo.

Ecco alcune cose da non dire:

  • So come ti senti
  • Passerà anche questa
  • Troverai un modo per affrontare la situazione
  • È ora di andare avanti
  • Almeno non soffre più
  • Non piangere, non lo avrebbe voluto

Ed ecco alcune cose che chi sta vivendo un lutto a causa del suicidio di un proprio caro potrebbe davvero trovare utile:

  • Mi dispiace
  • Sappi solo che ci sono
  • Abbiamo tutti bisogno di aiuto in momenti come questo
  • Non possa sapere quello che provi veramente, ma vorrei aiutarti in ogni modo possibile
  • Sono qui per te (di conseguenza, abbiate un cuore aperto e prendetevi del tempo per ascoltare)
  • Ti starò accanto durante tutto questo percorso

Quando ci si rivolge a una persona che sta affrontando questo tipo di lutto, bisognerebbe scegliere con cura le parole da utilizzare, in modo che possano guarire e non ferire ulteriormente. Tracy Roberts, la cui sorella si è suicidata, ha citato alcuni esempi di parole “offensive” nel suo saggio “Suicide Etiquette”: “Dopo che Amy si è suicidata, qualcuno, cercando di consolarmi, mi ha detto che il suicidio era la soluzione delle persone codarde. Oltre a essere una futilità, questa frase accusava mia sorella e il mio dolore. Come mi avrebbe dovuto aiutare tutto ciò?”.

Considerate anche questa prospettiva tratta dal libro di Gayle Brandeis “The Art of Misdiagnosis: Surviving My Mother’s Suicide”: “Mentre potrebbe essere difficile sapere cosa dire a una persona che vive il lutto di un proprio caro, a coloro che vivono il lutto dovuto al suicidio di una persona a loro stretta è molto meglio tendere la mano, piuttosto che ritirarla, per paura di dire la cosa sbagliata. Un semplice messaggio, un semplice gesto, possono fare la differenza. ‘Non è stata colpa tua’: questa è una frase che molte persone hanno bisogno di sentirsi dire più e più volte, così come l’affermazione ‘Non sei solo’”.

#4. Capire che il lutto in seguito a un suicidio è ben diverso da altri tipi di lutto. Nonostante ci siano molti elementi in comune quando un proprio caro muore, il suicidio di una persona amata comporta ulteriori componenti che rendono più complesso il processo di guarigione. Queste sono le quattro sfide principali. In primo luogo, c’è la morte improvvisa del proprio caro, una morte che arriva spesso in maniera inaspettata, senza dare spazio di dire addio o di risolvere eventuali problemi esistenti. In secondo luogo, c’è il chiedersi in maniera angosciosa “perché”. Le persone che vivono questo lutto hanno un bisogno irrefrenabile di sapere perché la persona cara abbia scelto di suicidarsi; questo può anche portare a una ricerca disperata e continua di indizi, prima di arrendersi all’evidenza che non possiamo capire totalmente l’atto commesso. In terzo luogo, ci possono essere dei pesanti sensi di colpa, che spesso ci auto-diamo noi stessi. Sia i familiari sia gli amici vivono questi sensi di colpa, caratterizzati da tanti “se solo”: se solo me ne fossi accorto; se solo non gli avessi detto questa cosa; se solo avessi detto quest’altra cosa; se solo fossi stato a casa, ecc. Coloro che cercano di stare accanto a chi vive questo lutto, possono cercare di far gentilmente capire che chi è sopravvissuto non è responsabile della scelta del suicida. In quarto luogo, c’è lo stigma sociale legato al suicidio. Questo può derivare dal semplice fatto che, fino a poco tempo fa, un suicidio era considerato un crimine o, spiritualmente parlando, un “peccato imperdonabile”. Inoltre, l’espressione “commettere un suicidio” ha un’accettazione negativa, simile a “commettere un omicidio” o “commettere un crimine”. Coloro che sopravvivono al suicidio di un proprio caro si trovano a dover far fronte a stereotipi, diffidenza, giudizi, sentimenti di biasimo e allontanamento.

#5. Raccomandare un gruppo di supporto. Secondo l’Harvard Women’s Health Watch, le ricerche indicano che i gruppi di supporto sono fonte di sostegno e di aiuto terapeutico per coloro che si ritrovano confrontati a questo lutto. “Ci sono molti gruppi di supporto al dolore, ma quelli focalizzati sul suicidio sembrano essere molto più efficaci in questo caso. A seguito di una ricerca, in un piccolo studio che ha intervistato 63 persone adulte sopravvissute al suicidio di una persona cara, il 94% afferma di aver trovato il gruppo uno strumento utile, contro il 27% delle reazioni positive di coloro che erano andati a un normale gruppo di supporto, senza la specificità del tema. La stessa ricerca riporta che queste persone hanno anche trovato benefico il poter parlare faccia a faccia con un’altra persona che stava vivendo più o meno la stessa esperienza”.

Potete aiutare chi si trova in questa situazione offrendovi di cercare questi gruppi di supporto nella sua zona, fornendogli tutte le informazioni necessarie, invogliandolo a partecipare o persino offrendovi di accompagnarlo a qualche incontro.

#6. Ricordatevi di queste persone in giorni ben precisi. Una nuova ondata di dolore può essere scatenata in occasioni ben particolari come il giorno di Natale, Capodanno, San Valentino, la festa del papà, la festa della mamma, i compleanni, gli anniversari e le lauree. Questi giorni rappresentano dei momenti difficili da affrontare; ricordatevi di loro in queste giornate. Anche un semplice bigliettino, una mail, una cartolina: questi piccoli gesti potrebbero alleggerire la loro ansia e tensione. In occasione dell’anniversario della morte della loro persona cara, prendete in considerazione di chiamare o di scrivere alla persona che vive quel grande dolore, proprio nel momento in cui la fitta potrebbe farsi più acuta, dicendo qualcosa come: “Immagino che quella di oggi possa essere una giornata difficile per te, quindi voglio ricordarti che sono qui, per sostenerti e ascoltarti”.

#7. Essere un sostegno a lungo termine. Essere presenti sul lungo raggio, durante tutto il percorso di guarigione da questo grande dolore. Il rabbino Grollman afferma: “Le persone che si trovano confrontate a questo lutto hanno spesso bisogno di parlare della persona amata, e questo per mesi, per anni, non solo nei giorni successivi al funerale. La guarigione è un processo lungo, davvero molto lungo. Gli amici devono continuare a mostrarsi presenti, con visite e chiamate. Queste persone hanno disperatamente bisogno del loro amore e sostegno, di qualcuno che si preoccupi sempre per loro”.

Estendendo il sostegno, l’empatia e la comprensione a coloro che soffrono, aiuterete coloro che stanno affrontando questo lutto a capire che si può continuare a vivere, pur affrontando il dolore del lutto. Come amico empatico, sarai un’ancora di salvezza, fornendo stabilità e forza per affrontare questa loro sfida.

 

Di Victor Parachin, un pastore consacrato, specialista nel lutto e autore di diversi libri sulla tematica del dolore. Scrive regolarmente per la rivista “Signs of the Times”.

Fonte: https://bit.ly/335Yhyk

Traduzione: Tiziana Calà

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