Il compromesso e il giusto prezzo da pagare

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Il compromesso è sempre presente nelle relazioni. Può crearci sconforto, ma può anche essere un buon esercizio di riconciliazione quando ci sono differenze che non possono essere risolte in altro modo.

 

A volte è importante e il compromesso funge da nostro alleato. Altre volte, agisce a nostro svantaggio. Ogni volta, comunque, ci sfida a pensare in maniera critica e a stabilire il “giusto prezzo” nelle trattative che intraprendiamo con noi stessi e con chi ci circonda.

 

L’arte della negoziazione

Nel corso della nostra vita, le circostanze e le norme sociali ci allenano a essere aperti alla collaborazione. Fin dall’infanzia, impariamo che non abbiamo diritto a tutto e che dobbiamo rispettare le regole. È anche durante l’infanzia che impariamo i metodi che ci aiutano a vincere la causa quando ciò che vogliamo va oltre l’ambito delle cose permesse. Impariamo a insistere, discutere o manipolare, ma anche ad adattare i nostri desideri in base alla situazione esistente. Impariamo a cedere quando i nostri genitori non ci lasciano andare al parco o guardare la TV se non finiamo quello che abbiamo nel piatto. In altre parole, impariamo il valore del compromesso.

Un compromesso è quel processo di negoziazione tra due parti che accettano di rinunciare a certi piani, desideri o idee in cambio di un accordo che possa soddisfare entrambi. È il fondamento della cooperazione sociale, attraverso una serie di attributi che sono profondamente radicati nel comportamento umano. La struttura stessa del cervello ci permette di prendere in considerazione i bisogni dei nostri simili, capire le loro intenzioni ed emozioni, attraverso i cosiddetti “neuroni specchio”, responsabili dell’empatia.

 

“Noi contro loro”

Cosa ci fa accettare o rifiutare un compromesso? Gli studi dimostrano che i fattori individuali e situazionali, così come i livelli di ossitocina o serotonina nel nostro corpo, influenzano la nostra disponibilità a riconsiderare una posizione definita. Più siamo felici, più siamo innamorati, maggiori sono le nostre possibilità di cercare di essere in sintonia con chi ci circonda.

D’altra parte, la supposizione che i nostri partner di dialogo non riconsidereranno la loro opinione diminuisce questa disponibilità. La ricerca ha dimostrato che esiste una stretta connessione tra la resistenza al compromesso e i preconcetti sull’apertura altrui verso la collaborazione.

Un esperimento americano condotto nel 2018, basato sull’analisi dell’interazione tra democratici e repubblicani, ha sottolineato il fatto che, indipendentemente dal loro partito politico, le persone convinte che i membri del partito opposto avrebbero screditato le loro idee, si rifiutavano di farsi coinvolgere nei dibattiti e di raggiungere un compromesso.

Il modo in cui attribuiamo certe caratteristiche agli altri diventa distorto se non ci relazioniamo con loro in maniera individuale e obiettiva, spostando invece l’azione in un contesto del tipo “noi contro loro”, afferma Mina Cikara, ideatrice degli esperimenti condotti all’Università di Harvard.

 

Il segreto delle relazioni di successo

Se interagire con una persona esterna al nostro gruppo ci rende inflessibili e riservati, comunicare con qualcuno vicino a noi “addomestica” il nostro spirito. Le relazioni di coppia, in famiglia e tra amici rappresentano l’ambiente adatto per esercitare le nostre capacità di negoziazione. Pertanto, i forti legami tendono a rappresentare una vera e propria minaccia all’individualismo e alla testardaggine.

Partendo da questa idea, molti sostengono che il segreto di un matrimonio di successo sta nella capacità dei coniugi di armonizzare costantemente le loro aspettative e bisogni, al fine di mantenere un equilibrio desiderabile. La verità, tuttavia, sta nel mezzo.

Da un lato, l’arte di negoziare efficacemente crea una forte relazione, dove i conflitti si spengono ricorrendo alla virtuosa via di mezzo, soddisfacente per entrambe le parti. D’altra parte, i sacrifici che mettono l’interesse comune al di sopra di quello personale possono nascondere sentimenti di insoddisfazione o di allontanamento emotivo tra i partner. Anche se mantengono l’integrità della coppia, non tutti i compromessi portano alla felicità: in alcuni casi il prezzo pagato è considerato troppo alto rispetto a quanto stimato lo scambio.

 

Fare un compromesso ed essere compromessi

La stessa cosa vale per altri ambiti della vita: non tutti i compromessi portano alla felicità. Sappiamo che il termine “compromesso” ha anche una connotazione negativa, che si riflette nell’azione che intraprendiamo quando rinunciamo a norme, credenze o valori personali per un bisogno o un desiderio di ricevere qualcosa in cambio.

Spesso sentiamo frasi come: “Sono scesi a compromessi per denaro”, o “Hanno compromesso la loro famiglia in favore della loro carriera”, o “Hanno compromesso il loro onore per benefici materiali”.

Queste situazioni catturano l’idea di qualcuno che sacrifica volontariamente una parte importante del suo sistema di valori a spese di vantaggi discutibili. L’essenza di un compromesso infelice consiste esattamente nell’attacco lanciato alla nostra integrità e autenticità, così come agli interessi profondi che definiscono la nostra esistenza. Il suo effetto è l’accumulo di paure e frustrazioni colossali.

 

Il compromesso: il più grande pezzo di torta

L’economista tedesco Ludwig Erhard dichiara che il compromesso è “l’arte di dividere una torta in modo che ognuno creda di avere il pezzo più grande”, riferendosi all’idea di un vantaggio che può accompagnare le concessioni fatte. In realtà, un buon compromesso non deve svantaggiare sostanzialmente nessuno nel raggiungere un risultato reciprocamente vantaggioso.

Come facciamo a distinguere un compromesso sano da uno malsano? Ci sono alcuni principi guida che possono aiutarci a vagliare le opzioni che precedono la decisione finale.

Innanzitutto, in ogni compromesso che facciamo dobbiamo rimanere fedeli ai nostri valori personali. Ignorando i nostri principi di vita per compiacere gli altri o per conformarci a certi requisiti, rischiamo di perdere la nostra bussola morale e persino noi stessi.

 

Oltre a permetterci di essere in pace con noi stessi, un compromesso sano non ci costringe a:

– ignorare i nostri bisogni fondamentali;

– porre ostacoli al nostro sviluppo personale;

– allontanarci dagli obiettivi stabiliti;

– mettere in pericolo le relazioni con chi ci circonda;

– lasciarci sfruttare o sfruttare gli altri;

– diventare un danno collaterale;

– vivere con un’insoddisfazione permanente.

 

In qualsiasi relazione, il compromesso è inevitabile: tra genitori e figli, tra mariti e mogli, tra migliori amici e colleghi. Tuttavia, per giustificare la sua presenza, deve essere non solo inevitabile, ma anche utile. Deve porre fine a discussioni interminabili e alla mancanza di armonia. Deve incoraggiare l’empatia e la cooperazione. Deve migliorare le relazioni tra le persone senza svantaggiare nessuno, senza ferire e appesantire l’anima con pesanti fardelli.

 

 

Di Genia Ruscu, ha un master in consulenza nel campo del lavoro sociale

Fonte: https://st.network/analysis/top/compromise-and-the-right-price.html

Traduzione: Tiziana Calà

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Avventista Magazine

La rivista ufficiale della Federazione Chiesa Avventista del Settimo Giorno della Svizzera romanda e del Ticino.

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