Abbastanza coraggiosi da ascoltare

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C’è un detto che dice “è troppo bello per essere vero”. Ma se fosse troppo brutto per essere vero? E se qualcosa fosse così terribilmente orribile da farti smettere di pensare a qualsiasi altra cosa per un po’? Significa che è anche una bugia? I numeri associati alla violenza domestica sono piuttosto sconcertanti e quando mia sorella ha rivelato quello che ha vissuto nei suoi vent’anni di matrimonio, ha portato alla mia attenzione la realtà di questa minaccia.

 

Un comportamento incorreggibile

L’affermazione di mia sorella, che sono le cicatrici che non si vedono a richiedere più tempo per guarire, ha distrutto la mia immagine del suo matrimonio felice. Ricordo di essermi sentito arrabbiato e indifeso mentre ascoltavo la sua storia. Mia sorella era stata disumanizzata e terrorizzata da qualcuno di cui mi fidavo; viveva la sua vita in preda a una paura costante. La cosa mi ha fatto arrabbiare e mi ha confuso. Perché non aveva detto nulla? Perché non aveva lasciato l’uomo che consideravo un fratello maggiore? Perché non aveva chiamato la polizia?

C’è stata un’epoca in cui le molestie sessuali erano semplicemente accettate come “chiacchiere da spogliatoio”, come “ragazzate”, ma tale comportamento alimentava una cultura che desensibilizzava gli uomini nei confronti dell’umiliazione e della paura che molte donne provavano. Fortunatamente, come società, c’è stato un cambiamento nelle dinamiche, e il comportamento misogino e chiassoso non è più tollerato sul posto di lavoro o nella maggior parte degli spazi pubblici. Il movimento globale #MeToo ha fatto sì che le persone fossero consapevoli di ciò che stava accadendo, oltre a permettere alle vittime di avere una piattaforma pubblica per chiedere aiuto.

 

Quando la casa del vicino va a fuoco…

I segnali promettevano alcuni progressi come società. Ma quando di recente ho letto che l’85% delle donne australiane sono state molestate sessualmente e che il 40% delle donne continua a subire violenze dal proprio partner pur essendo momentaneamente separati, mi sono reso conto che le cose non sono cambiate abbastanza. Bisognerebbe farci entrare in testa che ogni settimana una donna, da qualche parte in Australia, viene uccisa dal suo attuale o ex partner. Nelle nostre comunità non va tutto bene. Se ora c’è così tanta consapevolezza, perché ci sono ancora così tante vittime?

Vedete, è in casa che il problema non viene controllato. Se a ciò si aggiunge il fatto che molti di noi non vogliono intervenire negli “affari altrui”, si crea un clima in cui i carnefici si sentono estremamente potenti. La natura segreta del crimine fa sì che la polizia non possa agire finché non viene fatta una denuncia. La minaccia non è sempre evidente e non sfocia sempre in un atto di aggressione, come nel caso di mia sorella. Non tutte le vittime di violenza domestica hanno cicatrici visibili, ma se ci sono, pensare che la cosa non vi riguardi non è certo il modo migliore per gestire le cose.

Nessuno se ne starebbe a guardare mentre la casa dei propri vicini viene rasa al suolo. Eppure, nei casi di abuso, molti scelgono di voltarsi dall’altra parte per paura di recriminazioni e, nella maggior parte dei casi, semplicemente non sanno cosa fare. Ma se le statistiche rappresentano anche solo in minima parte la realtà, allora parlare potrebbe voler dire salvare una vita. E se cerchiamo di vivere da cristiani, dobbiamo ricordare che siamo il “custode di nostro fratello”, anche se quel fratello è il vicino fastidioso, aggressivo e ostile.

Nelle situazioni in cui si ha un buon rapporto con la vittima o anche con l’autore del reato, intervenire in maniera ponderata e ben pensata è la prima cosa da fare. Non sarà facile. Mia sorella ha avuto colleghi, amici e persino fratelli di chiesa che sono stati minacciati verbalmente e fisicamente quando hanno cercato di intervenire. Ma è necessario farlo, perché questo avrà un effetto immediato sulla situazione, dando alla vittima il tempo di valutare le circostanze e, si spera, di riconoscere la possibilità di ricevere aiuto.

Se ci sono prove che è stato commesso un crimine, è molto importante informare la polizia. Il loro stesso coinvolgimento può ridurre la probabilità che capitino ulteriori incidenti, consentire un più stretto monitoraggio della situazione, garantire la sicurezza della vittima e, naturalmente, influire sull’esito di qualsiasi potenziale indagine penale.

 

Quando dicono qualcosa, dobbiamo fare qualcosa

Se sei sopravvissuto/a a episodi di violenza domestica, o se stai vivendo in un rapporto abusivo, il mio consiglio è di cercare un aiuto immediato e di progettare di andartene. Poi contatta la polizia locale per ottenere un ordine restrittivo. Detto questo, di solito ci sono circostanze che influenzano tale decisione. Potresti avere dei figli, potresti pensare di non avere un posto dove andare, potresti essere preoccupato/a che il tuo carnefice vi segua e ti infligga ulteriori abusi e, naturalmente, ci sono gli oneri finanziari che derivano da una tale decisione. Sono tutte preoccupazioni valide, ma il tuo primo passo inizia con la decisione di chiedere aiuto.

La violenza domestica non deve trovare posto nella nostra società. Quando i numeri di episodi violenti sono così terribilmente alti e quando le vittime sentono non avere un posto all’interno della nostra società, allora vuol dire che stiamo fallendo miseramente. I più vulnerabili sono le persone che dovremmo proteggere. Ci vuole coraggio per affrontare e sfidare una vita di abusi, e per coloro che hanno troppa paura di parlare per se stessi, dovremmo almeno avere il coraggio di ascoltare. Quando dicono qualcosa, dobbiamo fare qualcosa, agire.

 

 

Di Nigel Byng

Fonte: https://bit.ly/33nJz6W

Traduzione: Tiziana Calà

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La rivista ufficiale della Federazione Chiesa Avventista del Settimo Giorno della Svizzera romanda e del Ticino.

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