“Non ci hai portato in questa fattoria per morire in questo modo”.

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Esausto e circondato dalle fiamme, gridai a Dio ed Egli rispose.

 

Era la mattina di venerdì 15 novembre 2019. Mia moglie, Ivanka, e io stavamo facendo la nostra passeggiata mattutina intorno alla fattoria, sulla costa centro-settentrionale del Nuovo Galles del Sud, in Australia. Amiamo questo posto: qui abbiamo trovato pace e tranquillità, lontano dai rumori della vita di città. Le api ronzavano intorno agli alberi fioriti del nostro giardino, un paradiso per il nettare. Stavo dicendo a mia moglie quanto fosse bella e tranquilla la nostra fattoria quella mattina, uno dei piaceri della vita di campagna.

 

Nostro figlio maggiore, Bernard, mi telefonò da Canberra, per chiedere se stavamo bene. Era preoccupato per gli incendi che stavano divampando nella nostra zona. Gli dissi di non preoccuparsi, non si vedeva alcun fuoco nelle vicinanze. Non sapevo che nelle ore successive le nostre vite sarebbero cambiate per sempre.

 

Proseguendo nella nostra passeggiata mattutina, andai a controllare i nostri alveari, per vedere se c’era del miele da prendere. A mia insaputa, a pochi chilometri di distanza, si stavano innalzando rapidamente due muri di fiamme. Uno proveniva dal lato nord, a Toorooka, e l’altro dal lato sud, a Willawarrin.

 

Una vista della fattoria della famiglia Spoljar, due mesi dopo l’incendio. Michael ha dichiarato che solo Dio poteva salvare la loro fattoria da due incendi. (Foto: Adventist Record)

La vista aerea dell’area circostante la fattoria della famiglia Spoljar. Due grandi incendi si sono incontrati vicino alla loro fattoria nella giornata del 15 novembre 2019. (Foto: Adventist Record).

 

 

L’incendio ha distrutto alberi e costruzioni intorno alla fattoria della famiglia Spoljar ma la loro casa è stata risparmiata. Michael ha detto in maniera molto chiara che si è trattato di una risposta di Dio al suo grido di aiuto. (Foto: Adventist Record).

 

Nel giro di poche ore, ci ritrovammo circondati dal fumo. Il vento era cambiato drasticamente, alimentando i fuochi che ora avanzavano velocemente. All’improvviso, ci siamo trovati circondati. L’elettricità era saltata, così come la rete dei nostri cellulari, l’unico mezzo di comunicazione di cui disponevamo. Le nostre pompe dell’acqua non funzionavano, data l’assenza di elettricità. Non potevo chiamare l’altro mio figlio, Ariel, che viveva in zona, per chiedere di venire ad aiutarci, visto che eravamo tagliati fuori dal mondo.

Carboni e scintille volavano verso la nostra casa, portate dal vento, tanto da far nascere un incendio sul portico anteriore. Chiesi a mia moglie di portarmi dei secchi per spegnere le fiamme; correvamo avanti e indietro verso il serbatoio dell’acqua con un rubinetto attaccato. Io riempivo i secchi e insieme correvamo per cercare di spegnere le fiamme provenienti da ogni direzione.

 

Verso le 17:00, vidi che eravamo circondati da palle di fuoco, che rotolavano in tutte le direzioni. Ero stanco di correre con i secchi pieni d’acqua. Mia moglie era crollata a terra dal dolore di alcuni punti che aveva nell’addome e mi disse che non riusciva a continuare, non riusciva nemmeno a muoversi. Non mi rimase altra scelta se non quella di combattere le fiamme da solo. Il vento era fortissimo, il che vanificava i miei sforzi. Il fumo era molto denso, impedendomi di respirare bene.

In quel momento di disperazione, gridai: “Dio, non ci hai portato in questa fattoria per morire in questo modo, aiutaci, salva la nostra casa!”. Ero esausto, non avrei mai previsto che le fiamme ci avrebbero raggiunti con una simile velocità; non ero preparato a tutto questo. Avevo fatto tutto quello che potevo, il mio grido di aiuto a Dio era tutto quello che mi restava da fare. Potevo vedere il cortile anteriore del bestiame e la pensilina della fermata dell’autobus: bruciavano senza sosta. Dal retro della nostra casa, il fuoco veniva verso di noi a una velocità impressionante, distruggendo tutto quello che si trovava sul suo cammino. Alla fine, i due grandi incendi di Toorooka e Willawarrin si sono uniti, proprio davanti alla nostra fattoria.

 

Non sapevo che quello stesso giorno proprio quelle fiamme avevano già divorato molte proprietà, case, persino vite, il tutto nel giro di poche ore.

 

Proprio come nei film, il servizio dei vigili del fuoco è venuto a controllare le condizioni della nostra proprietà subito dopo il passaggio degli incendi. Ho detto loro: “Dio ha salvato la nostra casa” e sono passati alla proprietà successiva.

 

È stato grazie all’intervento divino che noi e la nostra casa siamo salvi. Ho gridato a Dio per chiedere aiuto e protezione, ed Egli mi ha risposto.

A 71 anni non mi sono mai sentito così traumatizzato e impotente come quel giorno. Nelle nostre vicinanze, la maggior parte dei vicini ha perso la casa, i capannoni, i macchinari e gli animali. Entrambi i fronti dell’incendio hanno girato intorno alla nostra proprietà, senza toccarla, come guidati da una mano divina. Questi momenti traumatici rimarranno per sempre nella nostra mente, così come il miracolo a cui abbiamo assistito. Quel giorno mi è stata ricordata la promessa del Salmo 34:17: “I giusti gridano e il Signore li ascolta; li libera da tutte le loro disgrazie”.

 

 

Di Michael Spoljar, dalle dichiarazioni di Edgar e Shania Lopez, Adventist Record

Fonte: https://bit.ly/31wAbgB

Traduzione: Tiziana Calà

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