L’entourage di Gesù

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Fin da Tommaso l’incredulo, i cristiani hanno voluto vedere con i propri occhi ciò che avevano sperimentato coloro che erano con Gesù nei momenti chiave della sua missione.

 

Fortunatamente per noi oggi, il Nuovo Testamento è una raccolta di testimonianze presentate da persone che hanno preso parte alle storie stesse o hanno parlato con i testimoni oculari degli eventi che riportano. Eppure, a volte, gli autori del Nuovo Testamento non parlano direttamente di Gesù, ma ci sfidano a scoprirlo dalle sue parole, dalle sue preoccupazioni e dal suo entourage. Quelli che ascoltavano Gesù svolgono il ruolo più importante. Chi erano? Quali erano le loro preoccupazioni? Cosa ci dice di Gesù la loro presenza intorno a lui? Potrebbe esserci un ponte tra le menti degli antichi che hanno ricevuto il vangelo e i lettori contemporanei del Nuovo Testamento? Questi ultimi potrebbero relazionarsi con gli atteggiamenti e i valori degli ebrei del primo secolo?

Sapete già che la risposta è sì. Nel libro “Jesus Remembered”, il teologo James Dunn fa un ulteriore passo in avanti: un appello con argomenti moralmente intatti, capaci di arricchire la visione di chiunque sia disposto a permettere l’ampliamento di sentieri già battuti.

 

“Un amico dei pubblicani e dei peccatori”

Uno dei rimproveri più forti dei farisei nei confronti di Gesù era che mangiava con gli esattori delle tasse e i peccatori. È facile per il lettore contemporaneo vedere che questo rimprovero era del tipo “tu sei quello di cui ti circondi”, un modo di insultare Gesù attraverso le associazioni che incoraggiava. In realtà, si trattava di una protesta contro la sua missione, basata sulla sfida alla sua credibilità, insinuando che doveva avere un insieme di valori completamente sbagliato, per ricevere a braccia aperte i membri più detestabili della società.

È vero. Gesù mangiava con gli esattori delle tasse e i peccatori. Il sentimento pubblico profondamente negativo verso gli esattori delle tasse era abbastanza diffuso nel mondo antico e nell’antico Israele era rafforzato dal fatto che le tasse raccolte venivano usate o per finanziare le “ambizioni architettoniche” del re Erode, per riempire le tasche dei suoi favoriti, o per pagare tributi a Roma (questo, naturalmente, quando il denaro non rimaneva nelle tasche degli esattori stessi).

Tuttavia, sebbene l’atteggiamento di Gesù nei confronti degli esattori non riflette il disprezzo dei farisei per la corruzione del sistema fiscale e dei suoi funzionari, Gesù non approvò mai il loro comportamento immorale, ma lo considerò, insieme all’esclusività dei capi religiosi, una mancanza di grazia.

Ancora più che nel caso degli esattori delle tasse, il fatto che queste fossero le sue intenzioni è ancora più chiaro in riferimento ai peccatori. Alcuni teologi hanno aggiornato l’accusa dei farisei sull’entourage dei peccatori. In “Jesus and Judaism”, EP Sanders sostiene che Gesù stava aprendo la porta del regno a criminali impenitenti o a persone a cui stava negando lo status di “peccatori”. Nel libro “A Marginal Jew”, John Meier sembra essere d’accordo.

Tuttavia, James Dunn sostiene che, come nel presente, nell’antichità, la parola “peccatori non era un termine assoluto, tale da poter essere sempre dimostrato in qualsiasi tribunale del paese”. Invece, prosegue il professor Dunn, il termine “peccatore” era usato da persone che avevano una determinata interpretazione della legge di Dio per designare criticamente coloro che non accettavano la stessa interpretazione. Pertanto, “peccatore funzionava anche come un termine di fazione, un termine di insulto vituperativo, una parola d’ordine sprezzante per mettere in guardia i membri del gruppo contro una condotta al di fuori dei confini che definivano il gruppo”.

In altre parole, i peccatori con cui Gesù mangiava erano talvolta giudicati tali solo dai seguaci di una certa interpretazione settaria della legge. Ecco perché Gesù si esprime con fermezza contro coloro che sono pronti a condannare i peccatori. Non per scusare l’iniquità, ma per mostrare che gli accusatori stessi sono anch’essi peccatori. L’obiezione di Gesù non era che quelle persone non fossero peccatori, ma mirava al sostrato non detto dell’accusa e contestava che i peccatori, di qualsiasi tipo, siano fuori dalla sfera d’azione della grazia di Dio.

Gesù si tenne fuori dai conflitti dottrinali tra le fazioni religiose dell’epoca, così come evitò il riduzionismo dei dogmi della lotta di classe. La sua visione dei poveri, un’altra categoria sociale a cui si rivolgeva spesso, rimase “interamente all’interno della tradizionale legge e spiritualità ebraica della povertà”, afferma Dunn. Dal contrasto tra episodi come la lode della povera vedova che donò le sue ultime due monetine al tempio e la lode della donna che unse i piedi di Gesù con un unguento costoso, Dunn conclude che Gesù non idealizzò la povertà, ma dichiarò i poveri co-ricercatori dell’alleanza salvifica che Dio aveva stretto con il suo popolo.

Coerentemente con la saggezza e i valori presenti nell’Antico Testamento, Gesù avvertì ripetutamente che la ricchezza porta con sé il rischio di una falsa sicurezza, che, una volta coltivata, sostituirà fatalmente la fiducia in Dio delle persone.

Nel suo predicare, Cristo ha mostrato che i poveri sono più disposti ad aprirsi a Dio, a riconoscere i propri bisogni spirituali e a dipendere da lui per la propria sicurezza.

Anche un numero significativo di donne faceva parte dell’entourage di Gesù. Controintuitivamente a coloro che vedono nella Scrittura segni di discriminazione contro le donne, nella Bibbia nulla suggerisce che Cristo considerasse le donne meno adatte degli uomini a ricevere la buona novella. Dunn nota che l’assenza di donne tra i 12 discepoli ha motivi strettamente socioculturali (i discepoli dovevano andare in coppia e predicare, per poi essere ricevuti come ospiti dove predicavano). L’autore nega che ci sia un presupposto teologico sull’inadeguatezza delle donne per la missione, soprattutto perché molte donne accompagnavano Gesù e i discepoli e si prendevano cura di loro e, come Maria di Betania, passavano il tempo ad ascoltare il Maestro e a godere della sua amicizia.

Gesù non rivolse alcun messaggio speciale ai non ebrei (i “gentili”, come vengono chiamati nella Scrittura), ma parlò loro in diverse occasioni, li guarì e lodò la loro fede. “Certamente Gesù sembra essere stato particolarmente preoccupato di includere coloro che la maggior parte degli altri, o i principali opinionisti in particolare, consideravano e trattavano come fuori dal regno della grazia dell’alleanza. Non solo i poveri, in linea con le priorità profondamente radicate della Torah e del profeta, ma anche, sorprendentemente, i ‘peccatori’, che dovrebbero essere disapprovati dai fedeli”.

 

“I pubblicano e le prostitute entrano prima di voi nel regno di Dio”

Il messaggio di Gesù era allo stesso tempo rivoltante e rivoluzionario per la gente. Come altro avrebbe potuto sradicare le vecchie convenzioni che contraddicevano la stessa alleanza che Dio aveva stretto con il suo popolo? Gesù dimostrò che, nel suo entourage, c’è posto sia per gli esattori delle tasse sia per i farisei, purché entrambi siano disposti a rinunciare all’inganno.

L’alleanza tra Dio e il popolo è sempre stata basata sulla grazia, non su regole o status. Poiché Dio ha preso in carico il perdono del popolo, esso non deve più fare ammenda. Dio copre il costo del danno causato dal peccato. Tutto ciò che le persone devono fare è accettare l’invito a tornare nell’entourage di Dio e mantenere la fiducia in lui, così che Dio possa ripristinarle. Lo stesso messaggio è risuonato dai libri dei profeti durante tutta la storia d’Israele.

 

 

Di Alina Kartman, redattrice senior di Signs of the Time e ST Network

Fonte: https://st.network/religion/the-entourage-of-jesus.html

Traduzione: Tiziana Calà

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