“Non ero nessuno, ma questa scuola mi ha dato un Dio, dei vestiti, del cibo e una moglie”.

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Un dirigente di chiesa riflette sulla sua vita e sulle benedizioni dell’educazione avventista.

 

Qualche tempo fa, mentre mi trovavo a passeggiare per le stradine di un campus avventista insieme a un dirigente di chiesa, questi si è improvvisamente girato verso di me. “Questa è la mia alma mater”, mi disse. “Davvero? Dimmi di più”. Ecco quello che ha condiviso con me. -Marcos Paseggi

Durante la mia infanzia, non ricordo di aver mai avuto a che fare con dei cristiani. Nel mio villaggio, tutte le persone che conoscevo non erano cristiane. Per quanto ne sapevo, i cristiani erano apertamente disprezzati, e il solo pensiero di parlare con un cristiano era fortemente sconsigliato.

Un giorno, però, mia madre cominciò a notare qualcosa di strano. La nostra vicina di casa, che di solito girava per casa con la porta d’ingresso sempre aperta, sembrava sparire una volta alla settimana; il sabato, per essere precisi. Mia madre le si avvicinò per scoprire cosa stava succedendo.

“Ho accettato Gesù”, le confidò. “Sto leggendo la Bibbia e ho scoperto il sabato, il settimo giorno”.

Mia madre le disse che voleva saperne di più. A quanto pare, la nostra vicina aveva condiviso le sue nuove convinzioni anche con l’altra vicina di casa, e ben presto le tre donne cominciarono a incontrarsi per adorare il Signore in segreto. Solo molti mesi dopo si sentirono abbastanza sicure, pronte per contattare un pastore avventista. Il pastore venne e pregò con loro.

“Vi porterò in un altro villaggio per essere battezzate”, disse il pastore. “Non c’è bisogno che nessuno lo scopra”.

E così fece.

 

La promessa dell’educazione

Un giorno, un altro pastore venne a trovare mia madre.

“Lascia che porti tuo figlio in una scuola avventista”, disse il pastore a mia madre. “Lì avrà una bella vita”.

La parte più impegnativa fu quella di convincere mio padre, che non era cristiano, a lasciarmi andare. Ci sono voluti molti incontri e molte preghiere da parte di mia madre prima di ottenere la sua approvazione; ma alla fine diede il suo consenso.

A soli nove anni iniziai a frequentare una scuola avventista del settimo giorno. All’inizio facevo il pendolare ogni giorno, ma per il secondo anno i miei genitori mi permisero di trasferirmi in collegio; ero così emozionato!

Non avevo soldi per pagare la scuola, ma il pastore mi aveva detto che potevo lavorare a casa sua, tutti i giorni dopo le lezioni.

“Se farai le faccende domestiche, io ti pagherò la retta”, mi aveva detto. Così, ogni giorno, dopo le lezioni, correvo a casa del pastore per andare a prendere e portare l’acqua, innaffiare le piante e fare qualsiasi altra commissione mi chiedesse.

 

Un prezzo da pagare

Quando ho finito il liceo, mio padre sperava che tornassi a lavorare a casa. Si arrabbiò quando gli dissi che avrei continuato a studiare all’università avventista di un’altra città. “Ora sarai completamente solo”, mi minacciò.

Arrivai all’università con poco denaro e con un solo cambio di vestiti. Ogni venerdì lavavo i miei vestiti e quella sera li mettevo sotto il cuscino: così facendo, cercavo di stirarli, prima di indossarli per andare in chiesa, la mattina seguente. Poi li indossavo tutta la settimana, fino al lavaggio del venerdì successivo.

Nel bel mezzo delle mie difficoltà finanziarie, trovai una benedizione nel fare colportaggio: il vendere libri cristiani porta a porta mi permetteva di pagare la retta. Alla fine ottenni un diploma di laurea e anni dopo un master.

Tornato a casa, la mia famiglia mi ignorava completamente, tranne mia madre, che mi ricordava nelle sue preghiere. Non volevano che andassi nella mia città natale per le occasioni speciali. Facevano di tutto per non farmi partecipare a matrimoni di famiglia, funerali o qualsiasi altro incontro o celebrazione. Ai loro occhi ero un “intoccabile”, un emarginato. Anche quando riuscivo ad andare a trovarli, mi trattavano con apatia e indifferenza; non mi facevano nemmeno bere l’acqua dagli stessi bicchieri!

 

Dio ha continuato a lavorare

Ma Dio ha continuato a lavorare. In questo contesto, sento che tutto ciò che sono, lo devo all’educazione avventista. Non ero nessuno, ma questa scuola mi ha dato un Dio, dei vestiti, del cibo e una moglie. Prima per me e per mia moglie, e più tardi per i miei figli, questa scuola ci ha aperto le porte verso una vita volta al servizio.

Dio non ha mai abbandonato la mia famiglia. Oltre quarant’anni dopo la mia partenza per il collegio, posso lodare Dio per il suo grandioso intervento; alla fine, due mie sorelle e i loro figli sono stati battezzati. Nel mio villaggio, altre 15 persone sono state battezzate, e ora c’è una congregazione avventista del settimo giorno.

Anche i miei figli e i miei nipoti hanno frequentato le scuole avventiste e ora servono il Signore e la chiesa in diversi luoghi, ciascuno secondo i propri talenti. Sono cresciuti e si sono sposati: 10 famiglie in totale al servizio del Signore!

Mia madre è ancora viva e parliamo spesso al telefono. Non riesco a immaginare cosa sarebbe stato di me senza le sue ferventi preghiere e le benedizioni dell’educazione avventista. Posso testimoniare che nella mia vita hanno fatto davvero la differenza!

 

 

*I nomi di persone e luoghi sono stati volutamente omessi.

 

 

Dalle dichiarazioni fatte a Marcos Paseggi, Adventist Review

Fonte: https://bit.ly/37jaSQi

Traduzione: Tiziana Calà

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La rivista ufficiale della Federazione Chiesa Avventista del Settimo Giorno della Svizzera romanda e in Ticino.

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