Il culto potrebbe non essere mai più lo stesso

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L’impatto che il coronavirus e le distanze sociali hanno sul nostro modo di lodare il Signore.

 

Sono diverse settimane che non vado in chiesa. Non è qualcosa che ci si aspetta di leggere in una rivista avventista. Andare in chiesa il sabato mattina è nel mio DNA da oltre mezzo secolo. Sono cresciuto in una famiglia avventista e andare in chiesa era un’abitudine ben consolidata. Da adolescente frequentavo la scuola pubblica e non vedevo l’ora di passare il Sabato con i miei amici in chiesa. Ho partecipato a molte attività ecclesiali. Da allora, sono stato animatore della Scuola del Sabato, ha fatto diversi culti, ho partecipato alle agapi e ho goduto della dolce comunione con gli altri discepoli di Gesù quasi ogni sabato.

Confesso che a volte siamo rimasti seduti troppo a lungo. Non sempre i sermoni erano accattivanti; per quanto riguarda la musica, a volte si sentivano delle note leggermente sbagliate. Ma era pur sempre la chiesa, la mia chiesa.

Il Covid-19 ha scombussolato tutto questo. Molti paesi hanno recentemente imposto una sorta di isolamento a casa o in quarantena. Di conseguenza, molti di noi non vedono gli amici della chiesa da un po’ di tempo.

Ma questa non è esattamente la verità. Ecco un esempio: negli ultimi otto anni abbiamo fatto degli studi biblici a casa nostra, ogni martedì sera. All’inizio era un modo per dare alle nostre figlie adolescenti un legame con la chiesa, durante la settimana. È passato molto tempo da quando si sono trasferite, per proseguire altrove i loro studi, ma gli studi biblici sono continuati. Di solito partecipano circa 10-15 persone. Negli ultimi mesi abbiamo avuto una media di oltre 30 persone online. Zoom è diventato il nostro migliore amico.

Anche se non abbiamo potuto incontrare fisicamente altre persone, sembra che siamo tornati al modello che funzionava per la prima chiesa, almeno virtualmente. Gli incontri di piccoli gruppi o gli studi biblici su Zoom, Skype o WhatsApp, così come gli incontri di preghiera via telefono, sono diventati sempre più comuni, riempiendo il vuoto lasciato dalle restrizioni del Covid-19.

Secondo gli storici della Chiesa, il culto, per la maggior parte dei primi due secoli d.C., si è concentrato sulle “chiese domestiche”. Atti 12:12 descrive un incontro di preghiera a “casa di Maria”, dove i credenti hanno interceduto presso Dio per la liberazione di Pietro. Paolo include molti saluti a persone che hanno fatto della loro casa un luogo di incontro per i cristiani (cf. 1 Corinzi 16:19; Colossesi 4:15; Filippesi 2; Romani 16:5,23). Le chiese domestiche, oltre a essere culturalmente appropriate, avevano i vantaggi della privacy e di una maggiore sicurezza.

Permettetemi di proporvi quattro spunti di riflessione sulla nostra situazione attuale, sempre analizzando il momento del culto. In primo luogo, il culto non è solo un’attività ben strutturata riservata al sabato mattina. Noi adoriamo Dio, individualmente e collettivamente, perché riconosciamo il nostro bisogno di un Salvatore.  Naturalmente, ne eravamo consapevoli anche prima del Covid-19. Ma la nostra incapacità, per così dire, di riunirci nelle nostre congregazioni locali lo ha reso di nuovo chiaro. Il culto è uno stato d’animo e un atteggiamento, non un momento.

In secondo luogo, ho sentito più che mai l’importanza dell’intimità del culto. I piccoli gruppi, virtuali o di persona, offrono questo vantaggio. Pur amando la musica dell’organo e i canti della corale di chiesa, apprezzo ancora di più conoscere le gioie e i dolori dei miei compagni di fede. Questo è difficile (ma non impossibile) da realizzare in una grande comunità.

In terzo luogo, il culto nel contesto di una casa presenta un senso di responsabilità. Con solo 10-20 persone (o anche meno) presenti, conosco ogni singolo membro. Mi mancano quando non ci sono, cosa che mi spinge subito a contattarli. Nel culto avventista, sento che abbiamo bisogno di più privacy e senso di responsabilità, con meno formalità e distanza.

In quarto luogo, prevedo che vedremo un rinnovato interesse per gli incontri di chiesa a casa, anche dopo la fine di questa pandemia, quando ci guarderemo indietro. Infatti, in alcune parti del mondo, dove la libertà religiosa è più limitata, le chiese domestiche sono l’aspetto più vibrante, ma anche più velato, del culto. Offrono una maggiore sicurezza, oltre che una valida alternativa nei centri urbani dove i prezzi degli immobili stanno salendo vertiginosamente.

Forse quello che sto riscoprendo è che la chiesa, con o senza edifici fisici, è sempre stata e sempre sarà una chiesa che vive con Dio, strettamente unita agli altri nella comunità e nella missione.

 

 

Di Communications UFB

Fonte: https://actualites.adventistes.org/le-culte-ne-sera-peut-etre-jamais-plus-le-meme/

Traduzione: Tiziana Calà

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La rivista ufficiale della Federazione Chiesa Avventista del Settimo Giorno della Svizzera romanda e del Ticino.

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