Cristo riflesso

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Mi piace analizzare le persone e collezionare con passione le loro storie. Le mie storie preferite sono quelle piccole fessure che permettono di sbirciare dentro un’altra persona, quei momenti in cui la loro voce si altera quasi impercettibilmente, gli occhi si illuminano per una ragione che non conosco e i loro gesti risultano inaspettati.

 

La Scrittura ci parla di Gesù, ma tutto quello che so di lui è confermato dagli incontri con le persone in cui vedo scintille di divinità.

 

Non ho mai capito cosa li spingeva ad accoglierci sempre con gioia. Eravamo solo un gruppo di bambini rumorosi che disturbavano i seriosi clienti della pasticceria splendidamente illuminata, con una grande vetrina, piena di golosità. La scuola era solo a un paio di minuti da casa, ma ci fermavamo lì per chiedere dell’acqua, stanchi da tutti i nostri giochi. Raramente avevamo i soldi per comprare le leccornie in vetrina, così premevamo la faccia contro il vetro e ammiravamo i prodotti dorati, finché le signore che gestivano il negozio ci offrivano un bicchiere d’acqua, gratis. Ricordo che d’inverno lasciavamo dietro di noi scie di neve e fango che poi dovevano pulire. Passo spesso davanti al luogo dove c’era la pasticceria. È chiusa da tempo, ma le immagini e le sensazioni sono ancora ben vive in me.

 

Se Gesù avesse avuto una pasticceria, sono sicuro che avrebbe accolto i bambini rumorosi con la stessa gioia. Gli adulti non capivano perché li accogliesse, come non lo capivano neanche i discepoli.

 

Si fermava ogni volta che tornava a casa dal lavoro e parlava con noi. Smettevamo di giocare e ci riunivamo intorno a lui, ascoltando storie sulla radio, sui telefoni, su quelle cose invisibili che collegano il mondo, e questo, per noi, era estremamente affascinante. Non so quanto riuscivamo a capire di tutto questo. Eravamo attratti dal suo modo appassionato di parlare e dall’importanza che ci attribuiva quando condivideva tutto questo con noi. Si fermava per un paio di minuti, poi proseguiva per la sua strada e noi riprendevamo il nostro gioco. Recentemente mi sono ricordato di lui, ritrovandomi a parlare con sua moglie, davanti all’appartamento. Sono passati molti anni da quando il mio vicino è venuto a mancare, ma lei ha ancora gli occhi lucidi quando parla di lui. Credo che le donne intorno a Gesù abbiano provato lo stesso rimpianto quando è stato crocifisso. Aveva dato loro del tempo, le aveva fatte sentire importanti e aveva parlato loro del suo regno con passione.

Era sempre lì quando avevi bisogno di lei, così gentile e umile. La sua andatura ricurva e il suo sorriso sereno svaniscono lentamente dalla mia mente, ma la vedo ancora china su un sacco di carote, mentre le sbuccia con cura. Passava per una visita e rimaneva per aiutare. Aveva una bontà quasi ingenua. Cercava sempre piccoli modi per portare gioia agli altri e non ha mai rifiutato di aiutare coloro che avevano bisogno del suo aiuto. Anche se aveva una vita difficile, con un figlio malato di mente e notti insonni, aveva uno sguardo così sereno che raramente ho ritrovato in altre persone. Alcuni dicevano che soffriva di demenza senile e forse era vero, ma qualsiasi incontro con lei mi riempiva di calma e di gioia. Nei libri della nostra biblioteca troviamo ancora i suoi bigliettini e non riusciamo a buttare il peluche malconcio a forma di anatra, i cui colori si sono sbiaditi. Credo che Gesù avesse lo stesso sguardo sereno e almeno lo stesso desiderio di fare del bene.

Sapeva porre dei limiti e avvertire le persone delle conseguenze delle loro azioni. L’ho conosciuto al liceo e il suo modo di fare mi ha incuriosito. Silenzioso e pensieroso, con un inconfondibile senso dell’umorismo e fermezza nelle situazioni complicate, ha segnato la mia adolescenza con la necessaria serietà. Volgeva lo sguardo dentro di sé, alle sue motivazioni e convinzioni. Aveva un modo memorabile di dire le cose, e un paio di consigli che ci ha dato sono ancora impressi nella mia mente. Posso quasi ricordarli parola per parola. Avevo fiducia che avrebbe fatto ciò che diceva, perché era determinato a portare a termine le cose e perché non ha mai fatto diversamente da ciò che aveva promesso. A volte lo consideravo duro, ma i bambini con cui lavorava lo guardavano con ammirazione e rispetto. Credo che fossero anche consapevoli che i limiti che poneva erano per il loro bene, che lui perseguiva con tenacia e onestà. L’ho visto molte volte lottare contro le ingiustizie, essere diplomatico quando necessario e coraggioso quando i limiti erano stati oltrepassati. È stato solo dopo averlo conosciuto che ho capito il momento in cui Gesù ha scacciato i mercanti dal tempio.

Sapevo che amava profondamente e voleva offrire il suo aiuto e la sua saggezza fin dal nostro primo dialogo. Le parole sono troppo poche per l’ammirazione che ho per la mia insegnante. La sua mente organizzata è molto probabilmente piena di storie di bambini. Conosce i loro problemi, le loro passioni e le loro speranze. Si batte per ognuno di loro come se rappresentassero la sua unica preoccupazione. Parla con dolcezza e calma, e se è arrabbiata ha sempre una buona ragione per esserlo. Cerca modi per facilitare e abbellire la vita degli altri e i suoi bisogni vengono sempre al secondo posto. Non le piace distinguersi. Fa tutto con tatto e umiltà, ma non ho mai incontrato un bambino o un adulto che interagisca con lei e ne rimanga indifferente. Quando nella Bibbia Gesù viene chiamato “maestro”, penso a lei e mi sento, come i discepoli, privilegiata per aver lavorato con lei per tre anni.

Lei mi conosce, mi ama così come sono e mi aiuta a crescere. Ci conosciamo ormai da molti anni, più della metà della mia vita. La nostra amicizia ha resistito anche quando eravamo ai lati opposti del globo, anche dopo esserci ferite a vicenda, anche quando le nostre priorità erano diverse. Possiamo parlare per ore senza annoiarci. Il nostro spazio di dialogo è uno spazio sicuro per i nostri pensieri e per le nostre paure più grandi. Facciamo piani per viaggiare per il mondo e dentro noi stesse. Ci diciamo cose scomode a vicenda e cresciamo insieme. La sua amicizia mi ha dato l’opportunità di capire l’amicizia che Gesù mi offre: un’amicizia piena di gioia, libertà, accettazione, pazienza, piena di compassione quando sbaglio, uno spazio dove posso accettare le critiche e crescere.

 

Queste persone sono una prova incredibile dell’amicizia che Gesù mi offre. Ci sono state molte altre persone le cui storie non sono state inserite qui, persone che hanno arricchito la mia vita e per le quali sono profondamente grata.

 

 

Di Andreea Irmia

Fonte: https://st.network/analysis/top/christ-in-them.html

Traduzione: Tiziana Calà

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La rivista ufficiale della Federazione Chiesa Avventista del Settimo Giorno della Svizzera romanda e del Ticino.

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