CÉCILE BÉAL, QUANDO LA VITA È APPESA A UN FILO… CHE AFFIDIAMO A DIO!

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Ci sono delle persone che avrebbero tutte le ragioni per gettare la spugna ma che invece riescono ancora a dare forza agli altri; delle persone che meritano tutto il sostegno possibile ma che invece sono loro a dare il massimo a coloro che li circondano; delle persone che potrebbero farci pena ma che invece ispirano rispetto. Cécile Béal, membro della chiesa avventista di Neuchâtel, fa parte di questa categoria di persone fuori dal comune. La sua testimonianza è di grande ispirazione.

La mia vita è cominciata oltre il confine, in Francia. È lì che sono nata due volte, sia fisicamente che spiritualmente. Mia madre, cattolica, ha piantato in me dei piccoli semi di fede; poi, da adolescente, un amico mi ha invitata in una chiesa avventista. Questa chiesa mi ha dato l’opportunità di costruire la mia fede con studi più approfonditi della Bibbia e della natura di Dio. Ho deciso di farmi battezzare a 13 anni. Arrabbiata con mio padre e in cerca di un’identità paterna, in quella comunità ho trovato tutto quello di cui avevo davvero bisogno: una famiglia unita da uno stesso papà, un Padre celeste. Ho scoperto che questo padre era sempre presente per me e questo, fin da piccola, mi ha riempito il cuore di gioia. Ero ben lontana da immaginare fino a che punto avrei sperimentato questa grande verità nella mia vita.

Gli anni sono passati e il Signore ha continuato a benedirmi concedendomi tanto amore nella persona di Alain, uno svizzero di passaggio nel dipartimento dell’Ardèche per il fine settimana, che ho incontrato all’età di 18 anni tramite il mio pastore dell’epoca. È così nata una relazione solida tra di noi. Io, che non volevo impegnarmi, non ho saputo resistere al suo accento svizzero; e così, nel 1993, ci siamo sposati. Ecco perché mi sono trasferita in Svizzera. Dopo due anni di attesa, nel 2000 abbiamo avuto la gioia di accogliere il nostro primogenito, William. Fu una vera benedizione, come l’arrivo di Robin nel 2003 e di Lucie nel 2005.

Le benedizioni hanno continuato a riversarsi su di noi, in particolare con l’acquisto della nostra casa. Tutta quella felicità mi dava una grandissima energia. Lavoravo notte e giorno, sia al lavoro che in casa e inoltre mi occupavo dei figli. Mi sentivo wonder woman.

Con tutta quella felicità non potevo proprio immaginare quello che stava per succedermi. Letteralmente da un giorno all’altro, sono diventata un’altra donna. Le forze mi hanno abbandonato e sono entrata in uno stato di sfinimento estremo. Non riuscivo più a fare niente, perfino parlare era diventato complicato! Il burn out. I giorni passavano ma la situazione non migliorava, anzi, mi sentivo sempre peggio. Avevo l’impressione che il Signore mi avesse abbandonata; avevo voglia di morire. Quando ho toccato il fondo, hanno deciso di ricoverarmi. Si trattava di una prova? Sì. Ma era anche un’occasione per Dio di dimostrarmi che vegliava su di me. Proprio prima del mio ingresso in ospedale, una mia amica e sorella in Cristo mi ha chiamato per dedicarmi un versetto che Dio le aveva ispirato proprio per me: “Io non morirò, anzi vivrò, e racconterò le opere del Signore. Certo, il Signore mi ha castigato, ma non mi ha dato in balìa della morte” (Salmo 118:17-18). Questa parola di Dio annunciava la mia rinascita. Personalmente non riuscivo ad avere un rapporto col Signore ma so per certo che ero nelle preghiere di molti altri. Ed è attraverso un canto di lode che ripetevo di continuo e grazie alle attenzioni speciali di un infermiere che il Signore mi ha dato la forza di gridare a Lui. Dopo circa 6 mesi di depressione, ero guarita e ricominciai una vita normale, fino ad aprire un centro massaggi, una grande svolta per me.

Ma i problemi non erano finiti. L’anno seguente, nel 2012, scopro di avere un tumore al seno e di dover fare la chemioterapia, una parola che nessuno vorrebbe sentirsi dire. Questo nuovo “colpo” è stato più duro da incassare per mio marito, che aveva paura di perdermi. Armato di coraggio, è andato avanti occupandosi della famiglia, della casa, dei problemi quotidiani e anche di me. Sono susseguiti alcuni mesi di alti e bassi, come sulle montagne russe, momenti più angoscianti e altri più speranzosi. La fine di questa storia arriva nel 2014; i medici non trovano più nessuna traccia del tumore, sono ufficialmente in via di guarigione. Ancora una volta, in mezzo alla tempesta, il Signore è intervenuto per aiutarci. Che felicità per la nostra famiglia!

Purtroppo questa gioia non è durata a lungo perché dopo tre settimane tutto crolla di nuovo. Comincio ad avere male alla testa e, in seguito ad alcuni esami, i medici mi dicono di aver trovato delle metastasi nelle vertebre cervicali posizionate in punti delicati, così tanto che rischio di diventare tetraplegica. Peggio ancora, durante il mio trasporto di urgenza all’ospedale, lo stato delle mie vertebre potrebbe peggiorare e provocare un arresto cardiaco. In cinque minuti scopro che il tumore è tornato e che questa volta devo proprio dire addio alla mia famiglia, visto che rischio di morire semplicemente durante il trasporto. Questa situazione è orribile; il mondo sembra fermarsi. Dopo la grande felicità per aver sconfitto il cancro, la mia famiglia ricade nella disperazione. Mi ricordo ancora della scena in cui io, mio marito e i miei figli ci abbracciamo tutti stretti, piangendo. Non si è mai pronti per una cosa così. Dopo esserci sciolti dall’abbraccio, ho chiesto ad Alain di pensare ai bambini mentre l’ambulanza mi portava in ospedale; nell’ambulanza, con un turbinio di pensieri in testa, riesco comunque a spiegare a Dio che preferisco morire piuttosto di continuare a vivere ma non riuscire più a occuparmi dei miei figli. Per la terza volta nel giro di qualche mese, la mia vita è appesa a un filo…

Se sono qui a raccontare quell’episodio è perché il Signore, ancora una volta, si è preso cura di me. La sua presenza ha fatto la differenza, ancora. In quell’occasione, ha usato la mia oncologa che ha fatto di tutto per farmi avere i medici migliori. A furia di insistere, hanno accettato di operarmi, nonostante l’estrema delicatezza dell’intervento. In quel momento preciso, il mio futuro sembrava essere nelle mani di un chirurgo ma io mi sentivo tra le braccia del Signore, a cui chiedevo di dirigere il tutto. È sempre stato presente per me, fin da piccola, e anche in quel momento avevo bisogno di Lui, davvero tanto bisogno. La Sua risposta è stata forte e chiara: sono stata operata e non ho perso l’uso di nessun arto. Dopo l’intervento, i medici mi hanno indotto il risveglio per assicurarsi che sentivo le mani, le braccia, le gambe; non ci potevano credere. La mia completa riabilitazione ha comunque richiesto numerosi sforzi e delle sedute di rieducazione. Ancora oggi, ogni volta che faccio una passeggiata, specie nei campi, ringrazio e lodo il signore per questo miracolo. Anche i medici hanno ammesso che si è trattato di un vero e proprio miracolo; uno di loro me l’ha confidato non senza emozionarsi.

Ascoltando la mia storia, si potrebbe pensare che abbia avuto una vita molto difficile. Ma io quando mi guardo indietro, vedo sì le difficoltà ma vedo anche, e soprattutto, l’azione miracolosa di Dio nella mia vita. Sono sopravvissuta alla depressione, al tumore al seno e, nonostante il tumore sia poi tornato, sono ancora in vita, con tutto funzionante, al contrario di come sarebbero dovute andare le cose. Vedo una serie di difficoltà ma anche una serie di miracoli. Purtroppo, nonostante tutto quello che avevo già vissuto fosse già estremamente doloroso, il momento peggiore della mia vita doveva ancora arrivare.

Mio marito, allo stremo delle forze, ci ha lasciato all’improvviso. È morto nel giugno del 2016. Senza capire quello che stava succedendo, completamente presa alla sprovvista, perdo dall’oggi al domani il mio compagno di strada, l’amore della mia vita.

In quel momento posso dire di aver perso il senso della mia esistenza. Non vedevo più nessuna ragione per continuare a vivere. Come era potuto succedere? Perché? Una specie di risposta mi è arrivata da parte di un’amica che mi ha detto che possiamo trovare il Signore nella lode. La notte successiva alla morte di mio marito, mi misi ad ascoltare di continuo il canto “Mon secours est en toi” (letteralmente, Il mio soccorso è in Te), del gruppo cristiano Impact. Ho ascoltato questo canto per giorni interi; non appena mi sentivo angosciata, riprendevo ad ascoltare quel canto; era diventato il mio unico nutrimento, funzionava come una medicina, la mia sola medicina. Contro ogni aspettativa, nonostante la rabbia, sentivo la presenza di Dio. Ancora una volta, anche quando finivo per non crederci più, Lui è là; anche il sostegno degli amici, della chiesa e non, continuava a esserci. Facevano i turni per stare con me giorno e notte, preparare da mangiare, occupasi della casa, giocare con i bambini, pregare.

In questa nuova fase della mia vita, la Bibbia è di nuovo un balsamo per me. Il salmo 27 caratterizzerà questo periodo, l’ho fatto diventare mio. Un versetto in particolare mi riecheggia dentro: “Qualora mio padre e mia madre m’abbandonino, il Signore mi accoglierà”. Era il Signore che parlandomi mi diceva “Sono qui”. Dio mi chiamava perché sapeva che avevo bisogno di Lui. Non posso dire che era sempre semplice sentire la Sua presenza. Avevo molte domande che mi tormentavano, molte volte mi sono ritrovata a chiederGli il perché di tutto questo. Tutte quelle domande che avrei voluto fare ad Alain, le ho fatte a Dio, senza però ottenere risposta; tutto questo mi sembrava così ingiusto. Ho dovuto imparare a vivere con le mie domande, a fidarmi anche se non riuscivo a capire, con la sola convinzione che ha l’universo nelle Sue mani.

So che a volte la vita è troppo dura e che siamo tentati di ascoltare la voce del nemico che ci dice che non ne usciremo più, che non ci riusciremo. Ma vorrei dirvi che, anche grazie alla mia esperienza, il Signore si prende sempre cura di noi, in tutte le circostanze. Ed è quella la voce che voglio ascoltare. Non voglio che il nemico mi porti via qualcos’altro; ecco perché parlo di lui. Cerco di farlo in particolar mondo con i bambini del mio quartiere. Con i miei figli, abbiamo creato una scuola biblica a casa nostra. Con Alain avevamo sentito questo appello, eravamo sicuri di voler fare questo passo. Non aveva senso non portare avanti il progetto, non volevo dargliela vinta, e quindi ho continuato. Voglio sempre rispondere di sì quando Dio mi chiama e sono convinta che mi abbia chiamata ad aprire questa scuola biblica con le forze che ho; e di forza, Lui me ne dà anche più di quella di cui ho bisogno.

Ho quindi voglia di dire a tutti quelli che stanno vivendo dei momenti difficili, che sono provati dalle tragedie e che pensano che tutto sia finito, che attraverso la Sua parola, Dio ha creato tutto e che oggi, con la Bibbia, può ricrearci, in ogni momento della nostra vita. Proclamando i versetti della Bibbia, rinasciamo. Non dico che tutto si cancelli in un istante; non si tratta di eliminare tutto quello che si prova o di fare finta che tutto vada bene. I momenti difficili, o addirittura tragici, caratterizzano le nostre esistenze; possiamo essere sinceri con Dio e parlarGli esprimendo la nostra rabbia e il nostro scontento. È qui per ascoltarci; è sempre qui per noi e ci vuole anche parlare. E verrà il momento in cui bisogna decidere quale voce ascoltare, quella che distrugge o quella che ridona la vita. Rivendicare per sé i versetti biblici è un’operazione estremamente potente, perché la Parola di Dio é viva. Quando il Salmo 139:5 dice: “Tu mi circondi, mi stai di fronte e alle spalle e poni la tua mano su di me”, quale difficoltà della vita non riuscirò a superare con una tale presenza che mi circonda?

In questo momento preciso non posso concludere la mia esperienza con un lieto fine. Il tumore è ancora qui, anzi, continua a espandersi. Ma sono ancora in vita e di questo ringrazio il Signore. Non sono un tumore, sono sempre Cécile; non bisogna confondere le due cose. Ho sempre la speranza che il Signore mi guarisca in maniera miracolosa. So che è onnipotente e mi sottometto a Lui. Quindi continuo semplicemente a vivere con tanti progetti in testa e il Signore farà il resto, secondo quella che è la Sua volontà.

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