Migliaia di avventisti obiettori di coscienza furono utilizzati come volontari nelle ricerche americane di biodifesa durante la guerra fredda.

Notizie Avventiste – Operazione Whitecoat è diventato un documentario che racconta la storia di oltre 2.300 avventisti, non combattenti e obiettori di coscienza, che hanno partecipato come volontari ai test delle ricerche di biodefensa americana dal 1954-1973, durante la guerra fredda. Il filmato evidenzia anche la straordinaria dedizione di questi uomini ai loro principi di fede (per cui non volevano svolgere il servizio di leva armata) e il loro grande coraggio nel partecipare a test i cui risultati vanno ben oltre la biodefesa militare.

151 studi medici in 19 anni hanno permesso di raccogliere una vasta quantità di dati sulle malattie che si verificano naturalmente. Anche se si tratta di una questione non esente da controversie, rimane il fatto che tredici importanti vaccini, utilizzati ancora in tutto il mondo, sono stati sviluppati e testati per la sicurezza e l’efficacia durante Operazione Whitecoat. I vaccini ancora in uso oggi sono: febbre gialla, epatite A, peste, tularemia, tifo, febbre della Rift Valley, febbre Q, encefalite equina venezuelana, encefalite equina occidentale, encefalite equina orientale, febbre purpurica delle Montagne Rocciose, chikungunya e adenovirus.

In un’intervista pubblicata da Adventist Review, il colonnello Randall Larsen, regista del filmato, spiega che cosa lo ha portato a realizzare questo documentario e che cosa spera che la sua visione lasci nel pubblico.

Il colonnello, ex pilota e formatore dell’aeronautica statunitense, ha iniziato a lavorare nel campo della biodifesa nel 1994. “Ho sentito parlare degli uomini di Whitecoat nel 1996 ma non conoscevo praticamente nessun dettaglio importante”, racconta Larsen, “Poi un collega mi ha suggerito di realizzare un film sulla vicenda”.

Dopo aver terminato di girare “If Not Me, Then Who?” (Se non io, chi?) un cortometraggio che racconta l’esperienza del dott. Lewis Rubinson, partito volontario nel 2014 per lavorare in un ospedale della Sierra Leone durante l’epidemia di ebola, Larsen ha iniziato le ricerche su Operazione Whitecoat. Era il 2015 e durante i 18 mesi trascorsi a raccogliere foto, clip video e altro materiale per il documentario, il colonnello ha avuto occasione di incontrare alcuni volontari di Whitecoat e ascoltare le loro testimonianze.

“Ho intervistato più di due dozzine di volontari”, continua Larsen, “in varie città e stati, viaggiando da una costa all’altra: Riverside in California, Loveland in Colorado, Hays in Kansas, Orlando in Florida; Alessandria in Virginia, e Frederick nel Maryland. Tutti questi uomini mi hanno fatto venire in mente una sola parola per definirli, ‘signori’. Erano così educati, così per bene, e alcuni di essi erano anche medici. Sono rimasto veramente impressionato dalla loro dedizione e del loro impegno nel servizio verso la comunità e il Paese. Gli oltre 2.300 avventisti che hanno partecipato a Operazione Whitecoat, dal 1954 al 1973, hanno servito il loro Paese in qualità di obiettori di coscienza non combattenti o, come preferiscono essere riconosciuti, ‘cooperatori coscienziosi’”

Fin dal primo giorno di realizzazione, il regista ha voluto evidenziare tre aspetti: la fedeltà dei volontari ai loro principi religiosi e patriottici, il loro coraggio nel farlo e il loro contributo che va ben oltre la biodifesa.

“Uno dei grandi piaceri che ho sperimentato durante questo progetto cinematografico è stato far capire ai volontari di Whitecoat lo straordinario contributo che hanno dato (e continuano a dare) alla salute pubblica globale. Tredici dei vaccini testati su di loro in Operazione Whitecoat sono ancora in uso oggi. Molte delle procedure di sicurezza utilizzate attualmente nei laboratori di tutto il mondo, sono state sviluppate durante operazione Whitecoat. Molti di questi uomini non si rendevano conto di aver contribuito a salvare numerose vite umane”.

Il documentario vuole essere, per il regista, un omaggio all’impegno, al coraggio e al contributo dei partecipanti a Operazione Whitecoat.
“Sono loro e le loro famiglie il pubblico primario”, conclude Larson, “Spero anche che gli avventisti possano conoscere meglio questi uomini straordinari e che la chiesa utilizzi il film per facilitare la discussione sugli obiettori di coscienza non combattenti, l’etica e il servizio verso la propria comunità e il proprio Paese. Infine vorrei che questa storia raggiunga un pubblico più ampio”.

Per saperne di più: www.operationwhitecoatmovie.com

(Foto: Randall Larsen)

Fonte: http://news.avventisti.it/la-storia-operazione-whitecoat-raccontata-un-documentario/

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