La vita di Giada

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Abbiamo l’abitudine di dire che la vita è fatta di stagioni. I periodi di felicità sono paragonati all’estate mentre i momenti difficili all’inverno. Per alcuni, gli inverni sono molto rigidi e freddi. È il caso di Paulo e Helena Fonseca che hanno perso la figlia di 18 anni.Mentre il mondo di fuori si impadronisce di tali situazioni per dimostrare che Dio non esiste, Helena e Paulo hanno deciso di fornire la loro testimonianza per dimostrare esattamente il contrario. Dio esiste ed è ben presente nelle loro vite da sempre e per sempre.

La vita di Giada comincia circa 21 anni fa, quando nasce il 25.02.1998 da padre svizzero e madre portoghese. Io sono la sua mamma e vi racconterò la sua storia.

Poco tempo dopo la sua nascita, suo padre muore di un tumore al cervello. Sconvolta e indifesa, decido di tornare a vivere in Portogallo con Giada. Lì ritrovo la mia famiglia, i miei amici e soprattutto Paulo, il mio migliore amico. Il nostro legame si fa più forte e finiamo per innamorarci. Il 09.12.2001, Paulo diventa mio marito e, di conseguenza, diventa anche il padre di Giada. Molto complici tra di noi, formiamo una famiglia unita nella quale invitiamo Dio ogni giorno a stare con noi. Abbiamo a cuore il progetto di seguirlo e di somigliare a lui, desiderio che diventa la nostra missione. Di ritorno in Svizzera, frequentiamo la chiesa di Lugano nella quale ci impegniamo attivamente per servire la comunità.

Quando Giada compie otto anni e mezzo, io e Paulo decidiamo di allargare la nostra famiglia. Nel 2006diamo il benvenuto a Lilia, la nostra secondogenita. La vita è bella, ci sembra sempre piena estate.

Il tempo passa; Giada, che ormai ha 15 anni, lamenta dei dolori a un occhio. La consultazione oftalmologica non rivela nulla di anormale nella sua vista. Il medico ci manda quindi a fare una risonanza magnetica per controllare il nervo ottico ed è lì che tutto inizia a vacillare. La nostra famiglia si allarga ancora per accogliere Charly: è così che Giada ha scelto di chiamare il tumore rilevato dalla risonanza magnetica. Ebbene sì, Giada ha un tumore. Non c’è tempo da perdere, non c’è nemmeno il tempo per ritornare a casa. Non appena viene fatta questa prognosi, un elicottero ci viene a prendere per portarci all’ospedale di Zurigo. La situazione è grave e urgente. Le fanno una prima biopsia: la posizione del tumore lo rende inoperabile. Ma i medici restano fiduciosi di poterla guarire grazie alla radioterapia, visto che il tumore non sembra essere particolarmente aggressivo. Entriamo nell’inverno della nostra vita, una stagione buia e fredda che non sappiamo quando e come finirà.

Giada resta per un mese e mezzo all’ospedale di Zurigo. Ogni giorno ci sembra una nuova sfida e i medici non hanno risposte sicure: un giorno sembra esserci una speranza, che svanisce però il giorno seguente. È stato un periodo difficile che siamo riusciti a sopportare grazie alla nostra unità familiare e alla nostra relazione con Dio. Guardando indietro, ci rendiamo conto che abbiamo avuto davvero pochissimi momenti dove abbiamo messo in dubbio la figura di Dio. Senza ombra di dubbio, la forza e la serenità che ci caratterizzavano, venivano da lui. Grazie a lui, Giada ritorna a casa, a Bellinzona, un mese e mezzo prima di cominciare la radioterapia all’ospedale di Zurigo, nell’agosto del 2013.

In totale, sono stati sei mesi di stress, di paura, di ignoto e di momenti importanti vissuti in famiglia. Abbiamo pianto, ci siamo consolati, ci siamo incoraggiati senza mai prenderci in giro. Abbiamo cercato di combattere la tristezza, anche se a volte si trattava di un’impresa impossibile. Giada mi chiedeva di prometterle che non sarebbe morta. Da mamma, il mio cuore si spezzava quando mi faceva questa domanda perché sapevo che soffriva nel profondo e io non potevo dirle le uniche parole che l’avrebbero davvero rassicurata. Le rispondevo con onestà, dicendole che tutta la nostra vita era nelle mani di Dio e che solo lui conosceva il giorno della nostra morte e che ci dovevamo fidare e affidare a lui.

Dio ci ha davvero mostrato che era con noi. Innanzitutto, si è preso cura di noi in un modo speciale attraverso il personale medico e in particolare attraverso il neurochirurgo che ha operato Giada. Normalmente, un neurochirurgo si occupa dell’operazione mentre sono i suoi assistenti a effettuare i controlli quotidiani. Ma il neurochirurgo di Giada ci teneva così tanto, che le ha fatto visita tutti i giorni del suo ricovero, senza saltarne nemmeno uno. Perfino le infermiere non riuscivano a crederci: stavamo ricevendo delle attenzioni speciali e la cosa ci faceva del bene.

Dio ha anche fatto dei miracoli. Un giorno Giada è caduta, incidente che le ha causato una perdita di liquidi nel cervello. La cosa richiedeva un’operazione ma era troppo rischioso, data la sua situazione delicata. Dopo svariati esami, il medico è entrato nella stanza di Giada e, alzando le mani al cielo, ci ha comunicato che contro ogni previsione possibile, i risultati mostravano che non aveva più bisogno di essere operata. In quell’occasione, il medico ha ammesso, continuando a guardare il cielo, di non riuscire in nessun modo a spiegarsi l’avvenuto. Noi invece sapevamo che era proprio il Signore che ci era venuto in aiuto.
In un’altra occasione, Giada ha contratto una brutta infezione polmonare. Ancora oggi i medici non sanno come sono riusciti a salvarla.
Tutto questo e molto altro ancora ci ha dato la certezza che Dio stava agendo in nostro favore, cosa che dava a Giada la forza e la serenità di non lamentarsi mai, con grande stupore dei medici e degli altri pazienti.

Tra alti e bassi, Giada è stata sottoposta con successo alla radioterapia,per poi rientrare finalmente a casa per il periodo di convalescenza, pronta a riprendere la sua vita normale.

Stava tornando la primavera nelle nostre vite…

Il suo sogno era quello di diventare un’infermiera pediatrica in un reparto di oncologia. Grazie alla sua determinazione e ai buoni voti, si è diplomata al liceo, riuscendo poi a entrare in una scuola a Lugano che le avrebbe permesso di inseguire il suo sogno. Non voleva chiedere l’aiuto di nessuno, voleva essere una normale studentessa. Ovviamente aveva i suoi limiti: non poteva correre né parlare troppo forte; ma nonostante questo, è riuscita a essere una ragazza normale, a tal punto che molti non credevano che fosse malata. Eppure la malattia era ancora là e lei lo sapeva bene; non voleva che tutti gli sforzi fatti si rivelassero vani. Voleva dare la sua testimonianza, voleva aiutare le persone malate e le loro famiglie. Ecco perché desiderava scrivere un libro per raccontare il suo percorso, per parlare della mano di Dio nella sua vita e dell’importanza che aveva avuto la nostra famiglia nel suo percorso. Con l’aiuto di una giornalista, è riuscita a scrivere un libro in italiano, intitolato “Io e Charly”.

Non chiedevamo a Dio di guarire Giada; gli chiedevamo che venisse fatta la sua volontà, sia nella vita di Giada che nella nostra. Dopo un anno e mezzo, i raggi X hanno mostrato una macchia nel cervello di Giada. Le piaceva scherzare dicendo che Charly aveva fatto gas, che era quello che vedevamo nelle radiografie. Nonostante il suo aspetto sereno, la situazione era grave. Un giovedì mattina ci disse che si sentiva morire. Non eravamo pronti. La diagnosi dei medici non era fatalista ma abbiamo capito che Giada era stanca e che voleva lasciarci. Abbiamo passato il venerdì e il sabato sera a leggere dei Salmi, il suo libro preferito della Bibbia. Ci siamo ritagliati del tempo per salutarci. E, in qualche modo di comune accordo, ci ha lasciati la domenica mattina, in ospedale. Se ne è andata in maniera tranquilla, circondata dalla sua famiglia ma anche dalle decine di persone che facevano parte del personale medico che l’avevano seguita nel suo percorso di convalescenza e che erano venuti apposta per salutarla un’ultima volta. Da quel momento, abbiamo vissuto tutte le stagioni in contemporanea.

L’autunno ci aspetta ogni giorno con la dolorosa realtà della sua assenza. Giada ci manca, così tanto da versare tante lacrime, che cadono come le foglie degli alberi. Vorremmo tanto parlare con lei, vederla, sentire il suo odore. Non poterlo fare, è doloroso e difficile. La rigidità dell’inverno è sempre sul punto di invadere i nostri cuori, ma l’estate li riscalda non appena ci ricordiamo che Giada sarebbe dovuta morire non appena scoperto il tumore. Sappiamo che il Signore ha permesso di farla vivere per altri tre anni in modo da prepararci alla sua partenza. Il piano di Dio era quello di fortificarci con questi momenti, per prepararci al resto della nostra vita. Dio è buono. Mantiene la sua promessa di essere con noi nelle prove della vita da cui non siamo risparmiati nonostante la nostra fede in lui. Questa certezza fa ritornare la primavera e, con lei, la speranza reale che Giada sta riposando, come se fosse in vacanza. La sua morte non l’ha fatta scomparire: continua infatti a vivere nei nostri cuori. Adesso non soffre più. L’ho lasciata partire per amore e accetto questa situazione per fede. Per fede, so che al ritorno di Gesù si risveglierà e che potremmo vederci e vivere insieme per l’eternità. E allora arriverà l’estate e questa volta durerà per sempre. Perché le abbiamo promesso che avremmo fatto di tutto per stare con lei nel regno dei cieli: questa è diventata la nostra missione.

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