Suor Cristina, quando il talento musicale diventa una missione di fede

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Da novizia a cantante. Due mondi all’apparenza opposti uniti dallo scopo di condividere il messaggio dell’amore di Gesù.

Quella di Suor Cristina, all’anagrafe Cristina Scuccia, potrebbe sembrare la trama di un film, una storia inventata dove tutto fila sempre liscio. Eppure, la giovane siciliana non ha avuto un percorso privo di ostacoli. “L’impulso di fare musica, di cantare, è nato in me sin da bambina”, ha condiviso la giovane suora durante un’intervista. Ma conciliare questa passione e questo dono con la vocazione religiosa le ha causato non pochi momenti di conflitto e di incertezze. “Cantare per me è sinonimo di fede”, continua la giovane, che oltre ai suoi impegni che la vedono protagonista sui più grandi palchi nazionali e internazionali, fa anche parte del coro della chiesa del suo ordine. “Ma c’è stato un momento, quando ho iniziato la mia vita religiosa, in cui ho dovuto pensarci seriamente. Ho scelto di unirmi a Dio e mettere da parte la musica. Mi sono dovuta chiedere: possono la musica e la fede convivere? Questa è la domanda cruciale. Non è stato facile. […] Ora sento che posso usare la mia voce per esprimere esattamente questo: il mio amore per la vita, il mio messaggio di gioia”.

Nel 2007, a soli 19 anni, Cristina interpreta il ruolo di una suora nel musical “Il coraggio di amare”, ruolo che le cambierà la vita, che la spingerà a farsi delle domande sul suo futuro arrivando improvvisamente a capire quello che Dio voleva da lei. 

Nel corso degli anni successivi, la giovane non abbandona mai la sua passione per la musica, continuando a coltivare questo grande talento che ha ricevuto e cercando di conciliarlo con la sua fede. Nel 2012 decide infatti di prendere i voti, nella congregazione delle suore orsoline della Sacra Famiglia, diventando così Suor Cristina, e di partire per il Brasile, a lavorare con i bambini poveri. “Il Brasile ha fatto scoppiare di nuovo in me la musica. Non riuscivo più a trattenerla. Cantavo per la gente del posto e tutt’a un tratto ho capito che musica e fede possono coesistere senza conflitti”. Affascinata dalla lunga tradizione di band cristiane presente nella cultura del Nord e del Sud America, Suor Cristina prende a cuore la missione della musica cristiana, impegnandosi a cambiare le cose anche in Italia e in Europa. “Perché l’arte arricchisce la fede; non le toglie nulla”.

Ma è nel 2014 che Suor Cristina diventa famosa, vincendo la seconda edizione del programma “The Voice Italia”. Questo le permette di firmare un contratto discografico con la Universal Music. Con il suo successo inaspettato, la suora si trova davanti a un percorso in salita, ricco di ostacoli, spesso fraintesa dalla gente che la guarda e l’ascolta. Ma resta convinta della sua strada: “Sono nata con un dono ed è tutto per me. Mi sento di doverlo condividere”. Arriva a pubblicare un primo album “Sister Cristina”, diventato famoso anche per la cover di “Blessed be your name”, un brano del cantante cristiano britannico Mat Redman. 

Dopo aver rinnovato i suoi voti, la SNEP (organizzazione francese che protegge l’industria musicale) le certifica il disco d’oro conquistato in Francia, con oltre 50.000 copie vendute. L’album si contraddistingue per una varietà di brani, tra quelli più veloci e ritmati a quelli più lenti e contemplativi. “Ho scelto brani basati sui loro testi e il loro significato”, afferma Suor Cristina. “Alcuni mi sembrano molto cristiani, compresa ‘Like a Virgin’, reinterpretazione del noto brano di Madonna. Per molti può sembrare una scelta controversa, ma per me quel brano enfatizza la bellezza della trasformazione della vita”. Con la sua musica, la giovane spera anche di poter trasmettere fiducia e amore alla nuova generazione, proprio come è stato per lei. “Uscendo dal buio della mia crisi, Dio ha toccato la mia anima e mi ha ridato la dignità di essere sua figlia”.

Ma con il successo, aumentano anche le critiche. Numerose sono infatti le persone che gridano allo scandalo, che la invitano a tornare in convento, che, senza troppi giri di parole, le dicono che una suora non dovrebbe fare musica, che è come mischiare il sacro col profano. Suor Cristina vive un grande momento di scoraggiamento, un periodo in cui rimette anche in discussione le sue scelte, arrivandosi a chiedere se sta facendo la cosa giusta. Nel corso del tempo però, trova la sua risposta e a chi vorrebbe limitare la fede, criticandola per quello che fa, Suor Cristina risponde prontamente: “Ma dove sta scritto che una suora deve stare solo in convento? […] La fede non va ghettizzata, non è una cosa di nicchia. Portiamola dove non è mai arrivata, in prima serata, nelle case delle persone”.

Instancabile, con una continua voglia di mettere a frutto il suo talento, Suor Cristina continua a lavorare alla musica, incidendo il singolo “Posa la tua mano” in collaborazione con Grégory Turpin. Con questo nuovo brano, i due cantanti vorrebbero riuscire a condividere un forte messaggio spirituale: quello di essere tutti amati da un Padre amorevole, che vuole avere una relazione con ognuno di noi, che vuole “posare la sua mano” su noi, proprio come suggerito dal titolo del brano.

Ma Suor Cristina continua a non voler parlare di carriera, quanto di “una missione particolare attraverso la quale il Signore mi sta conducendo in varie parti del mondo per parlare di lui”. Ripensando al suo trampolino di lancio nel mondo della notorietà, Suor Cristina si sente più forte e matura rispetto a qualche anno fa. Continua anche a essere molto legata alla sua fede e alla sua famiglia religiosa, che la “hanno sempre aiutata a ricercare valore nelle piccole cose”. Temeraria sul palco ma insicura e piena di paure dietro le quinte, così come nella vita comunitaria, il segreto del suo successo Suor Cristina lo attribuisce alla preghiera. Quando si sente schiacciata dalla presenza dei fotografi che la seguono dappertutto, quando legge dei commenti negativi sotto i video delle sue canzoni, quando nemmeno l’abbraccio delle sue consorelle riesce a ridarle la carica necessaria, si rifugia nella preghiera, questo dialogo con Dio fatto di domande, ringraziamenti e silenzi. E alla fine, ha di nuovo la forza per continuare ad andare avanti.

La giovane suora vuole anche essere un modello per la nuova generazione, che spesso si perde tra vanità effimere e dipendenze di ogni tipo. “So che ho una grande responsabilità, che devo dare una testimonianza. E lo faccio volentieri. Perché sono entusiasta di aver incontrato Cristo e vorrei che chiunque lo incontrasse”, conclude Suor Cristina.

Che l’esperienza e la testimonianza di questa giovane suora sia un esempio per ognuno di noi, giovani e meno giovani, che ci dia il coraggio e la forza necessari a rispondere alla chiamata del Signore e a mettere a frutto quei talenti che ha dato a ognuno di noi.

Da questa straordinaria testimonianza, possiamo tutti trarre un’importante lezione. La Bibbia afferma che Dio fa almeno un dono a ciascuno dei suoi figli. Dice anche che ne siamo responsabili, avendo la scelta di usarlo per il bene degli altri o di lasciarlo morire in noi. Tuttavia, non siamo noi a scegliere i nostri doni o dove Dio vuole che fioriscano. Allora, proprio come Suor Cristina, ascoltiamo ciò che Dio mette nel nostro cuore e nel nostro cammino, e troviamo in Gesù, attraverso la preghiera, la gioia di testimoniare nel modo che ha scelto per noi, e questo a prescindere dal contesto e dal pubblico. Nell’intimità di un gruppetto familiare o sotto ai riflettori del mondo.

Di Tiziana Calà

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