Solo 144.000? Davvero?

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I 144.000 rappresentano uno degli argomenti tipici “di conversazione” degli avventisti, in particolare nei sabati pomeriggio. Non si tratta di certo di un tema semplice e leggero.

Si concentra su un numero mistico che cattura l’attenzione, ma non è un numero che prendiamo alla leggera.

Emerge da uno studio approfondito della Scrittura, ma quando se ne parla ci si concentra anche sul pensiero e sul commento di Ellen White, profetessa avventista.

Esaminare gli scritti di Ellen White su questo argomento può scoraggiare qualsiasi tentativo di capire cosa significhi per i credenti realmente il numero 144.000. Nel 1901 scrisse: “Il signore non desidera che sorgano conflitti su argomenti che non sono di alcuna utilità spirituale come per esempio su chi farà parte del numero dei 144.000. Gli eletti di Dio lo sapranno molto presto e senza alcun dubbio”. Il termine “conflitto” ci dà un suggerimento di ciò contro cui si opponeva.

Per comprendere il senso e il significato dei 144.000, è meglio considerare attentamente la rete di parole in cui è usata, rete che di solito viene identificata come il “contesto”. Dopo tutto, il significato è indissociabile dal resto.

Il numero 144.000 compare solo due volte nella Bibbia, entrambe le volte nel libro dell’Apocalisse, sempre in contesti particolarmente significativi. Inizialmente lo troviamo tra il sesto e il settimo sigillo, prima della seconda venuta, prevista come il giorno dell’ira, che corrisponde alla fine di coloro che si sono opposti a Dio (Apocalisse 7:4). La seconda volta lo troviamo in Apocalisse 14, prima del messaggio dei tre angeli e prima della seconda venuta di Cristo. Di conseguenza, ha senso supporre che il numero indichi un’entità della fine dei tempi, ovvero il popolo di Dio durante l’ultima fase della storia del mondo.

Ma i 144.000 sono un sottogruppo speciale del popolo di Dio, o questo numero è una rappresentazione simbolica della totalità del popolo di Dio? Dietro queste domande si nascondono i concetti di accessibilità del sigillo e della salvezza una volta che il numero 144.000 è stato raggiunto, e la questione più profonda dell’arbitrarietà dei comandamenti di Dio o anche della natura morale del suo carattere.

Coloro che considerano il numero da un punto di vista letterale, specialmente nel mondo evangelico, affermano di solito che si riferisce agli ebrei che accettano il vangelo e che contribuiranno alla condivisione del vangelo con altri ebrei. Essi suggeriscono che il ritmo agricolo delle primizie, ben noto nell’antico Israele, sostiene questa opinione.

Tuttavia, ci sono diversi elementi che ci portano a dire che si tratta di un numero simbolico che non deve essere interpretato letteralmente. La natura del numero stesso suggerisce il suo simbolismo: 144.000 corrisponde a 12 x 12 x 1.000. Ma per coglierne il significato, dobbiamo esplorare la rete di parole, i temi e le motivazioni a esso associati nel contesto.

  1. I 144.000 sono associati all’idea di restare in piedi.

Il numero 144.000, quando compare per la prima volta, costituisce una risposta a una delle quattro domande che si trovano nella serie di sigilli. Le persone terrorizzate gridano alle montagne e alle rocce: “Cadeteci addosso, nascondeteci dalla presenza di colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello; perché è venuto il gran giorno della sua ira. Chi può resistere?” (Apocalisse 6:16-17).

Ma ci sono altre domande a cui rispondere. Chi è degno? (Apocalisse 5:2); fino a quando? (Apocalisse 6:10); e, infine, chi sono queste persone e da dove vengono? (Apocalisse 7:13).

I 144.000 sono in grado di restare in piedi perché adorano l’Agnello. Nonostante gli angeli del libro dell’Apocalisse, gli uomini sono in grado di restare in piedi perché l’Agnello resta in piedi. Apocalisse 5 ci dice che l’Agnello è stato ucciso ma è restato in piedi, riferendosi con un linguaggio simbolico alla morte e risurrezione di Cristo. Il concetto di vittoria è centrale per l’intero messaggio del capitolo 5. Senza la vittoria dell’Agnello, non c’è altra vittoria.

Non è un caso che Apocalisse 14, riferendosi ai 144.000, li descrive in piedi con l’Agnello sul Monte Sion, che seguono l’Agnello ovunque vada (Apocalisse 14:1-5). Nel contesto dei primi sette capitoli, quelli che stanno in piedi sono quelli che sono usciti vittoriosi dalle diverse situazioni descritte nelle lettere inviate alle sette chiese. Lo Spirito ha invitato i credenti a convertirsi e a perseverare nella fede e nell’alleanza con il Signore Gesù Cristo. Così, per restare in piedi, bisogna ascoltare ciò che lo Spirito dice alle chiese.

  1. I 144.000 sono risparmiati e sigillati.

Nell’Antico Testamento i fedeli risparmiati dal giudizio, in particolare dalla venuta del giorno di Yahweh, sono descritti in diversi modi. Una scena rilevante è riportata in Ezechiele 9, dove coloro che sono stati suggellati e risparmiati sono indicati come coloro che sospirano e gemono per tutti gli abomini che vengono commessi a Gerusalemme. In Ezechiele 14:12-23 i giusti di Israele sono salvati dal giudizio. Il loro atteggiamento, che è tutt’altro che moralista, è significativo. Quello che sappiamo di questo rimanente è che le persone che lo compongono hanno un atteggiamento di profonda contrizione a causa dell’apostasia presente tra il popolo di Dio.

Essere sigillati potrebbe riferirsi a diverse idee come quella del possesso, ma l’aspetto più naturale nel contesto di Apocalisse 7 è la protezione dall’ira di Dio e dell’Agnello. A questo proposito, Ellen White scrisse: “Coloro che hanno in fronte il sigillo di Dio considereranno il mondo e le sue attrazioni come subordinati agli interessi eterni”.

  1. I 144.000 sono chiamati servi.

In Apocalisse 7, i 144.000 sono chiamati servi. La parola “servo” nel libro dell’Apocalisse ha un’implicazione di adorazione. Il loro servizio a Dio non è in relazione alle realtà socio-economiche, ma evidenzia piuttosto una realtà religiosa o cultuale.

La connotazione religiosa di questo termine ci riporta all’obiettivo principale di Dio rivelato in questo libro: fare in modo che uomini e donne di ogni tribù, lingua, nazione e popolo diventino dei discepoli, che potranno entrare nel tempio e adorare eternamente Dio, il Creatore e Redentore. Resta inteso che questi servi vivono esclusivamente per Dio e per il suo regno.

Maggiori informazioni sulla funzione di questo gruppo alla fine dei tempi si trovano in Apocalisse 14. Il nome dell’Agnello e del Padre è scritto sulla loro fronte, portando avanti un’idea di appartenenza. Queste persone sono state redente. Possiamo legittimamente dedurre dal contesto di Apocalisse 12-15 che i 144.000 sono vittoriosi sulla bestia, sulla sua immagine e sul suo marchio.

La loro fedeltà e dedizione a Dio sono caratterizzate da diversi simboli. I credenti sono paragonati a delle vergini. Queste immagini sono un modo per esprimere come il popolo degli ultimi tempi debba dedicarsi totalmente a Dio, come una sposa al suo sposo. In altre parole, rappresentano dei coniugi fedeli, che seguono l’Agnello ovunque vada.

Un’immagine del mondo dell’agricoltura è usata anche per indicare il loro valore a Dio come primizie. Inoltre, una considerazione contestuale di coloro che sono dalla parte di Dio mostra la loro adesione ai valori designati come comandamenti di Dio, così come alla testimonianza e alla fede in Gesù.

Che cosa significa tutto questo?

Il numero 144.000 è un numero simbolico che si riferisce alla totalità del popolo di Dio che vive le grandi tribolazioni e gli inganni degli ultimi tempi. Essi escono vittoriosi dalle ultime sfide orchestrate dall’antitrinità descritta in Apocalisse 12 e 13: il dragone che imita Dio Padre, l’anticristo e il falso Spirito Santo.

Ellen White, lungi dallo scoraggiare qualsiasi tentativo di comprendere le caratteristiche e le funzioni dei 144.000, ha dato il seguente ammonimento: “Coloro che l’Agnello condurrà presso le fonti di acque vive, e dai cui occhi asciugherà ogni lacrima, saranno coloro riceveranno la conoscenza e l’intelligenza rivelata nella Bibbia, la Parola di Dio”.

Inoltre, afferma: “Non dobbiamo copiare nessun essere umano. Non c’è nessun essere umano abbastanza saggio da essere il nostro parametro. Dobbiamo guardare a Cristo Gesù, che è completo nella perfezione della giustizia e della santità. Egli è l’autore della nostra fede. È il modello da seguire. Dobbiamo puntare a fare le esperienze che lui per primo ha vissuto. Il suo carattere è il nostro modello. Togliamoci quindi dalla mente le perplessità e le difficoltà di questa vita e focalizziamoci invece su di Lui, affinché possiamo essere trasformati a Sua somiglianza. Possiamo e dobbiamo ammirare Cristo. Possiamo tranquillamente guardare a Lui, perché Egli è saggio. Se ci volgiamo a lui, dentro di noi si formerà la speranza di gloria”.

Ma l’ultima esortazione è estremamente significativa: “Combattiamo con tutta la forza che Dio ci ha dato per essere tra i centoquarantaquattromila”.

In sostanza, l’adesione alla Scrittura come guida infallibile in un mondo di ideologie, filosofie e religioni in competizione tra loro, l’emulazione di Cristo e la determinazione a essere fedeli a Lui a qualsiasi costo sono i tratti distintivi del popolo di Dio negli ultimi tempi. Essi sono sigillati per una vita eterna di adorazione e di comunione con il Dio dell’amore: Padre, Figlio e Spirito Santo.

I 144.000 hanno una connessione con il resto del capitolo 12. La loro devozione a Cristo ricorda il fatto che osservano i comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù (Apocalisse 12:17). Essi adorano Cristo in maniera totale e completa. Apocalisse 12:11 dice di aver superato il dragone “per mezzo del sangue dell’Agnello, e con la parola della loro testimonianza”. Ogni credente appartenente agli ultimi tempi può far parte di questo numero.

Dio stesso vuole che tutti gli uomini vengano a conoscenza della verità e siano salvati (1 Timoteo 2:3-4), senza limitare il numero dei redenti. Il sigillo finale e la salvezza sono aperti a tutti. 

Ganoune Diop, Ph.D., è direttore del Centro per lo studio delle religioni e delle filosofie del mondo per la Conferenza Generale della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno. Questo articolo è stato pubblicato il 22 ottobre 2009.

Fonte: https://www.adventistreview.org/2009-1530-18

Tradotto da Tiziana Calà

 

  1. Ellen G. White, Ultimi giorni, p. 152
  2. White, The Advent Review and Sabbath Herald, 13 luglio 1897.
  3. White, Il gran conflitto, pp. 507-508
  4. White, The Adventist Review and Sabbath Herald, come citato in The SDA Bible Commentary, vol. 7, p. 970.
  5. Ibid.
  6. Ibid.
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