QUARANTA GIORNI DI PREGHIERA, LA SFIDA!

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Che cosa sareste disposti a fare per trovare la vostra anima gemella? Cambiare look, acconciatura, stile di abbigliamento per piacere di più, frequentare nuovi posti per incontrare più persone o addirittura iscrivervi a un sito d’incontri? Questi passi sono tutti molto validi ma la cosa fondamentale resta comunque la qualità dell’incontro vero e proprio. Queste “strategie di marketing personali” fanno parte del gioco ma, presto o tardi, finiremo per conoscere la vera persona che abbiamo di fronte.

Ammetto di non essere stato un bravo seduttore, non era una cosa che mi riusciva bene. Mi sentivo così incompetente ed essendomi convertito da poco, ho voluto lanciare una sfida al Signore. Era la fine dell’anno scolastico dell’università e ho chiesto al Signore di farmi trovare la mia futura moglie tra i nuovi studenti dell’anno successivo. Tutto qui, ma ci credevo.

Quasi 5 mesi dopo, durante il primo giorno di lezioni, ho visto questa biondina che era in fila per iscriversi alla mia stessa facoltà. Sembrava irraggiungibile… così bella e proveniente da un mondo totalmente diverso dal mio. Durante tutto l’anno scolastico l’ho salutata raramente, un paio di volte al massimo. Corteggiata dagli studenti più ambiti della facoltà, non sapeva nemmeno della mia esistenza. La risposta alla mia preghiera sembrava sempre più improbabile. Ma “per caso” siamo stati accomunati dalla stessa voglia di essere missionari all’estero.

E così, dopo aver risposto entrambi alla chiamata che ci invitava a partire come missionari, ci siamo trovati al servizio della Chiesa in Africa, nello stesso paese e questa volta senza avere praticamente altri “concorrenti”; ho avuto così l’opportunità di avvicinarmi e di costruire con lei un’amicizia. Condividiamo la nostra vita ormai da 18 anni, che il Signore ha ulteriormente arricchito donandoci due figli meravigliosi. Però non dimentico che il difficile, se non addirittura l’impossibile, si è trasformato in realtà proprio grazie alla preghiera.

Avevo 18 anni quando mi sono convertito e, ho subito capito che la preghiera può fare la differenza. Dirò addirittura che Dio ama essere sfidato attraverso la preghiera. Non sfido Dio regolarmente, ma in alcuni momenti cruciali della mia vita e del mio ministero mi piace vedere la Sua presenza concreta, quando “osiamo” fidarci completamente di Lui.

Come pastore posso predicare, invitare, incitare, stimolare, ma i membri non vivranno niente di sconvolgente nella propria vita spirituale se non compieranno il salto della preghiera, di una relazione personale con Dio. Mi piace particolarmente l’evangelizzazione e ho partecipato a diversi progetti di evangelizzazione, dai più classici a quelli più innovativi. Ma vedo un impatto diverso nelle persone grazie alla potenza motrice della preghiera, motore di ogni iniziativa evangelistica.

Forse allora lo strumento più potente per portare le persone a Cristo è proprio la testimonianza del potere della trasformazione che il Signore ha operato nelle nostre vite. Le statistiche raccolte in alcuni stati laici mostrano che i non credenti si aspettano che la chiesa, ovvero i cristiani, assomigli di più a Colui che adorano, ovvero a Dio. Questo ci spinge automaticamente a rimetterci in discussione; le persone che ci circondano vedono che con Dio viviamo grandi cose?

Sono il primo a dire che bisogna evangelizzare ma anche se qualcuno accettasse l’invito di andare in chiesa, non sono sicuro che vi troverà necessariamente la messa in pratica della teoria che predichiamo. E se invece stessimo continuando a mancare il bersaglio?

40 giorni per vivere un’esperienza con Dio, sia personale che in chiesa

Conosciamo tantissimi programmi di preghiera o di risveglio per la chiesa. Ma ce n’è uno che ha sempre avuto un forte impatto sulle comunità che ho servito come pastore. Non tanto per i consigli “tecnici”, ma per la proposta, ovvero quella di pregare per 40 giorni, sfidando Dio a livello personale e in favore di 5 persone ben precise. Vivere una “lotta” spirituale con Dio per chiederGli la benedizione di quelle sei persone, ovvero voi stessi e le altre cinque a cui avete pensato.

E perché non trenta giorni o cinquanta, invece di quaranta? Che bisogno c’è di essere così precisi? Nella Bibbia anche i numeri hanno un significato ben preciso. Prendiamo il numero 7, ad esempio; ci sono 7 giorni per arrivare al sabato, il giorno di riposo, che segna la fine della settimana, lo stesso numero che troviamo nella nostra denominazione “avventisti del 7° giorno”, simbolo dell’alleanza con il Signore.

Anche il numero 40 appare a più riprese nella Bibbia. È simbolo regolare di un periodo di cambiamento e di trasformazione, come negli esempi seguenti:

La vita di Noè e della sua famiglia è stata trasformata dai 40 giorni di pioggia (il diluvio) [Genesi 7:12]

La vita di Mosè è stata trasformata dai 40 giorni passati sul monte Sinai (Esodo 24:18)

Giosuè e Caleb sono stati trasformati dopo i 40 giorni trascorsi nella Terra Promessa (Numeri 13:25)

Davide è stato trasformato dalla sfida lanciata da Golia, proferita per 40 giorni (1 Samuele 17:16)

Elia è stato trasformato quando Dio l’ha sostenuto per 40 giorni (1 Re 19:8)

Gesù è stato guidato dallo Spirito Santo e fortificato durante i 40 giorni nel deserto (Matteo 4:2)

I discepoli sono stati trasformati durante i 40 giorni con Gesù dopo la sua risurrezione (Atti 1:3

Il percorso dei 40 giorni di preghiera proposto dalla Chiesa si svolge così: dopo aver fatto un appello ai membri di chiesa, invitandoli a partecipare, viene distribuito un libricino contenente quaranta meditazioni, in modo che ognuno possa leggerle come piccole meditazioni quotidiane. Ci sarà anche una cartolina con un riquadro apposito per scrivere la sfida che vogliamo lanciare a Dio e cinque righe vuote da riempire con i nomi delle persone per cui vogliamo pregare. Prima di cominciare il programma dei 40 giorni, i membri sono invitati a scrivere i nomi senza avvisare le persone in questione. Continueranno a pregare per loro durante tutti i giorni; possiamo inserire anche delle situazioni che ci sembrano troppo difficili o addirittura impossibili.

Ogni giorno, di solito la mattina appena svegli, si legge la meditazione nell’intimità della propria casa. È poi possibile commentarle attraverso i social network della Chiesa o anche durante il momento dedicato alle testimonianze creato ad hoc per questa esperienza. Ma la cosa più importante resta sfidare Dio nella preghiera, ricercando la Sua volontà nella propria vita, così come per i nomi scritti. Ecco il “segreto” di questa esperienza: più si prega per gli altri, più le benedizioni ricadono su di noi; richiedendo la benedizione del Signore per gli altri, io stesso finirò per godere della stessa grazia.

E succedono dei veri e propri miracoli di trasformazione! L’ultima volta che ho vissuto questa esperienza, ho assistito a cose straordinarie. Una famiglia che da mesi non frequentava più la chiesa, arrabbiata con alcuni membri della comunità, si è presentata all’improvviso in chiesa. Un ragazzo che si era avvicinato da alcuni mesi alla nostra comunità ha deciso di smettere di fumare e di prepararsi al battesimo. Una ragazza della chiesa, che preferiva restare sempre in disparte, ha deciso di impegnarsi attivamente per la prima volta. Un padre di famiglia che da alcuni mesi non aveva più un lavoro, ha ottenuto un contratto. Un membro ammalato che non riusciva più a venire in chiesa, è ritornato con tutta la sua famiglia. Quindi sì, ne sono successe di cose, cose bellissime. Ma poi ci sono anche le preghiere che, almeno in apparenza, non hanno ottenuto risposta.

Alla fine dei 40 giorni, la comunità si riunisce per celebrare una Santa Cena, per condividere le testimonianze delle esperienze vissute con il Signore e infine ognuno è invitato a scrivere, andare a trovare o chiamare le persone per cui ha pregato durante il progetto.

Ogni volta che sfidiamo Dio in preghiera, Lui ci ascolta. Ed è bellissimo sapere come tantissime altre persone abbiano potuto sperimentare questa cosa proprio in prima persona.

Come pregare?

La preghiera può essere fatta e vissuta in un corridoio d’ospedale, al volante della propria macchina, in classe, in ufficio, in coda alla banca… la Bibbia però ci propone un luogo privilegiato per vivere questo momento, quello dell’intimità della solitudine umana connesso comunque nella relazione con il proprio Creatore. Un faccia a faccia con Dio e nessun altro. Potrebbe essere in natura, nella propria stanza. Personalmente, quando immagino Gesù che la mattina si inginocchia nella natura per pregare per me, anch’io ho voglia di fare lo stesso (Marco 1:35).

Leggendo la Bibbia ci sono dieci principi che vengono messi in luce, a dimostrazione di come la preghiera abbia un impatto in coloro che vogliono vivere più profondamente questa relazione con Dio:

Principio numero 1: Pregare equivale ad aprire il proprio cuore a Dio, come lo faremmo con il nostro amico più caro. Senza questa relazione profonda, non avremo nessuna possibilità in questa vita di vivere la felicità. Come dice un detto arabo “Si può vivere senza fratelli, ma non senza amici”. La prima chiave della vita spirituale è quella di trovare in Gesù il proprio migliore amico. E questo avviene in maniera decisiva con la preghiera. 

Principio numero 2: La cosa si fa difficile: scarichiamo tutte le nostre preoccupazioni su Dio, attraverso la preghiera. Siamo i nostri più grandi nemici. Spesso ci sentiamo spinti a dimostrare che siamo forti o indipendenti e ci assumiamo l’incarico impossibile di risolvere i problemi facendo unicamente affidamento alle nostre forze, ai nostri schemi e tattiche. Tutto questo non serve a nulla. Le nostre più grandi vittorie spirituali avvengono quando permettiamo a Dio di prendere veramente il controllo della nostra esistenza.

Principio numero 3: Se Gesù ha avuto bisogno di pregare, a maggior ragione ce l’ho io. È rivelatore il fatto che anche il Figlio di Dio, il Creatore di tutto, si sia inchinato davanti al padre per chiederGli aiuto durante la Sua missione sulla terra. Gesù è come noi e capirà le nostre richieste: “Egli è stato tentato come noi in ogni cosa” (Ebrei 4:15)

Principio numero 4: Abbiamo la pienezza della Sua grazia a nostra disposizione. La parola “pienezza” rivela che il più grande desiderio del Signore è quello di riempirci con la Sua presenza. Non con beni materiali o fisici, rispondendo affermativamente a tutte le nostre richieste, ma dandoci la Sua pace in mezzo alla tempesta.

Principio numero 5: La preghiera ci dà la forza di vincere la tentazione. Nessuno è esente dall’essere tentato; veniamo tentati proprio nelle nostre debolezze, nelle cose in cui siamo più fragili. La tentazione in sé non è un problema. Ma quando la cerco deliberatamente o quando mi arrendo alle sue proposte, è in quel momento che avviene la tragedia spirituale perché il nemico mi ruba la pace spirituale di Dio. La preghiera rende visibile e comprensibile quello che ci sta succedendo.

Principio numero 6: Tutte le preghiere otterranno una risposta! Sì, avete letto bene! Tutte le preghiere sono esaudite, anche quelle che in apparenza non lo sono. La promessa è la seguente: “Io infatti spanderò le acque sul suolo assetato e i ruscelli sull’arida terra” (Isaia 44:3). Anche se la risposta non corrisponde a quanto richiesto, anche se arriva molto tempo dopo, addirittura anche dopo la mia morte terrena, anche se non riusciamo a capirla, la preghiera è stata ascoltata! A seconda della sincerità di colui che l’ha fatta, il Signore risponderà. Gesù stesso, nella Sua atroce sofferenza nel Getsemani aveva chiesto di non dover affrontare la croce eppure è finito per essere stato crocifisso, compiendo così la Sua missione. Suo Padre ha compiuto così il Suo più grande desiderio, quello di salvare l’umanità, anche se Gesù nella Sua umanità aveva sperato di non dover passare per la croce. A volte ci troveremo ad attraversare dei momenti di incomprensione, come quello della croce, prima di arrivare alla vittoria vera e propria rappresentata dalla croce stessa.

Principio numero 7: Voglio impedire l’adempimento delle mie preghiere. Ci sono due modi per far naufragare il potere delle nostre preghiere: la presunzione e la mancanza di fiducia. La prima è quando pretendo che il Signore agisca secondo quella che è la mia visione. Quando si prega in maniera sincera, bisogna essere capaci di donarsi totalmente e di non aspettarsi niente se non le numerose benedizioni del Signore. La seconda è che non posso pretendere di ricevere la grazia di Dio se non rimetto tutto nelle Sue mani. Per Dio non ci sono né segreti né cose impossibili; bisogna avere il coraggio di dare tutto in mano a Lui. È questa l’unica cosa che dobbiamo fare: essere coerenti e coraggiosi nella preghiera.

Principio numero 8: La preghiera di ieri non rimpiazza quella di oggi. In 1 Tessalonicesi 5:17 Paolo dice: “Non cessate mai di pregare“. Questo significa che così come abbiamo bisogno di nutrirci e bere, il nostro spirito ha fame e sete di Dio, cosa che resta meno percettibile a causa della nostra tendenza “all’autogestione suicida”. Come una pianta che non chiede in maniera palese di essere annaffiata ma che rischia di seccarsi con il tempo, il nostro spirito ha bisogno di acqua viva ogni singolo giorno per avere la vita in abbondanza (Giovanni 10:10).

Principio numero 9: Pregare in nome di Gesù. Ovviamente questo non significa mettere in maniera meccanica il Suo nome alla fine e all’inizio di ogni preghiera, ma vuol dire “pregare con lo stesso atteggiamento mentale e lo stesso spirito del Cristo” (La via migliore, p. 101), ovvero pregare come Lui. Gli atteggiamenti che dominavano in Gesù erano la totale disposizione a fare la volontà del Padre e l’amore incondizionato per le persone, i vicini, i colleghi e addirittura i nemici. Gesù non aveva uno spirito egoista ma era pronto a fare il bene anche di coloro che lo ostacolavano. Preghiamo come Gesù ha pregato, con passione per la missione, con passione per gli altri.

Principio numero 10: Se pregate, credete! Concetto breve ma fondamentale. Come potremmo mai sottoporci a un’operazione chirurgica senza fidarci prima del chirurgo? Nella preghiera, bisogna osare di più. Senza questa follia che consiste nel lasciare le cose reali della vita tra le mani spirituali del nostro Creatore, niente di spiritualmente eccezionale si realizzerà nella nostra vita sulla terra.

La scommessa della preghiera

Attraverso la mia esperienza personale, ho potuto constatare che la preghiera individuale ci offre un guadagno. Grazie a questo ho vissuto delle grandi esperienze, come trovare la mia anima gemella, aver capito che il Signore mi chiamava al ministero pastorale o anche cose più piccole, come quando sentivo di dover fare una visita o contattare una determinata persona per parlarle di Gesù. Per esempio un giorno, sapendo che una sorella di chiesa aveva il marito in gravi condizioni in ospedale, ho sentito il bisogno di andarlo a trovare, anche se avevo trascorso la giornata precedente con la sua famiglia. Sono arrivato in ospedale proprio nel momento in cui veniva portato con urgenza in sala operatoria; mesi dopo la sorella di chiesa mi ha confidato che il mio arrivo in quel momento preciso era la risposta alla sua preghiera, che non riusciva a vivere quel momento così difficile da sola. Succedono cose molto speciali quando ci abbandoniamo al Signore.

Che sia invogliata dai 40 giorni di preghiera all’interno della chiesa oppure no, la sfida è quella di pregare. Ci potrebbe sembrare troppo semplice pregare in favore di qualcosa così “noto” della nostra comunità. Ma non bisognerebbe insistere su quello che potrebbe risultare ovvio invece di rischiare di non parlarne e dimenticare questo tesoro che Dio ci mette a disposizione? Forse state vivendo un momento cruciale della vostra vita, in cui vi trovate di fronte a una situazione o una decisione importante. E se accettaste la sfida della preghiera invece di fare affidamento solamente sulle vostre forze? Forse potrebbe essere questa la più grande sfida della vostra vita…

Rickson Nobre, pastore

Se volete vivere l’esperienza dei 40 giorni di preghiera nella vostra chiesa, contattateci per ottenere gratuitamente:

-Il video esplicativo

-Il libricino in PDF pronto per la stampa

-Le cartoline per la preghiera

-Il programma suggestivo per la chiusura in chiesa

-Il film di 30 minuti che accompagna la cerimonia di chiusura.

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JEAN-LUC ROLLAND, UNA MISSIONE DI INSEGNAMENTO E DI RICERCA AL SERVIZIO DELLA VITA PASTORALE

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