Perché ho lasciato la Chiesa… e ho trovato la mia strana via per ritornare

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Pensieri sui giovani che escono dalla chiesa.

Ho smesso di frequentare la chiesa quando avevo 11 anni. Non mi sembrava che la chiesa avesse posto anche per me. Ero una ragazzina attiva a cui piacevano le attività creative. Mi piaceva la Scuola del Sabato ma a 10 anni, nella nostra chiesa, si cambiava classe, passando in una dove si studiava la Bibbia, si rimaneva sempre seduti e composti e si leggeva a voce alta.

Volevo restare con i miei amici che invece avrebbero continuato a fare le attività divertenti. Per la prima volta, ho sentito delle aspettative da parte della chiesa nei miei confronti, aspettative su come mi sarei dovuta comportare per riuscire ad adattarmi agli altri. La cosa non mi piaceva, non mi sentivo accolta e così ho smesso di andare in chiesa

A casa evitavo la Bibbia o qualsiasi argomento religioso, che in famiglia era solo fonte di conflitti. Mio padre mi diceva di non fidarmi di niente e nessuno, specialmente dei membri di chiesa. Mia mamma invece mi invitava ogni sabato ad andare in chiesa con lei. Leggendo Il Signore degli Anelli e Le Cronache di Narnia, ho riconosciuto i temi dei racconti che avevo sentito da bambina. Paragonare Gesù al personaggio del leone del libro era perfettamente sensato, per me. Leggendo di Aslan che camminava nel campo della regina Jadis per prendere il posto di Edmund, ho intravisto per la prima volta le implicazioni della morte di Gesù sulla croce. Aslan avrebbe potuto facilmente eliminare la regina, ma non era questo il senso della sua missione. Mi rispecchiavo nel personaggio di Edmund e avevo avuto bisogno di una storia per comprendere il concetto della salvezza, del fatto che il leone si era dovuto sacrificare per restaurare la magia di Narnia. E così, ho iniziato a leggere la Bibbia, senza che nessuno sapesse niente.

Non sto dicendo di creare un “club di libri fantasy” in chiesa, anche se potrebbe non essere una cattiva idea. Quello che sto dicendo è che credo che Dio ci incontri proprio dove ci troviamo, il che vuol dire, per alcune persone, non in chiesa.

Quando avevo 14 anni un mio amico mi trascinava nel gruppo giovani il sabato sera. All’inizio mi aspettavo di dover restare seduta ad ascoltare, invece la direttrice del dipartimento era estremamente creativa.

Riusciva a raccontare il Vangelo attraverso l’arte e la manualità, rendendolo interessante e illustrando le storie bibliche di cui parlava anche in maniera astratta. Per lei nessuna domanda era troppo impegnativa o stupida. Alcune domande hanno ricevuto risposta, altre no, ma ci sentivamo sicuri di esplorare la nostra fede come se fossimo tutti parte di questa grande avventura. Non aveva paura di rispondere alle nostre domande dicendoci “non lo so”.

Aveva lavorato in Costa d’Avorio, in Africa, e ci ha presentato quello che era il lavoro missionario, cosa che ai miei occhi, dava un obiettivo alla chiesa. Non so se oggi sarei in chiesa se non fosse stato per quel gruppo giovani. I giovani sono particolarmente sensibili all’ipocrisia e molte persone non si sentono sicure di fare domande o di condividere le proprie opinioni in chiesa, senza essere giudicati. Ho avuto la fortuna di trovare un ambiente in cui la mia curiosità è stata incoraggiata.

Mi sono battezzata che avevo quasi 20 anni. Prendere la decisione di dichiarare pubblicamente il mio amore per Gesù aveva molto a che fare con la mia ansia. Dato che i miei genitori avevano posizioni diametralmente opposte quando si trattava di fede, mi sentivo come se scegliere di diventare un membro di chiesa avesse significato schierarsi apertamente dalla parte di mia mamma.

Solo quando sono riuscita a lasciar andare quei pensieri debilitanti e a rendermi conto che la mia decisione di essere battezzata non aveva nulla a che fare con i miei genitori ma aveva tutto a che fare con la mia vita e con Gesù, che mi amava, ho capito cosa dovevo fare.

Ho chiesto al pastore di essere battezzata senza dire niente ai miei genitori fino alla mattina stessa, perché proprio non riuscivo più a tenere il segreto.

È stato un giorno importante. Ancora non so come sia successo, ma quando sono uscita dall’acqua, mio padre era commosso fino alle lacrime, pronto ad aspettarmi per abbracciarmi. Proprio lui, che di solito non piangeva e non mi abbracciava mai. Era come se mi fossero state tolte le catene dai piedi, come se per il resto della mia vita avrei ballato serena perché ora ero intoccabile, libera e avevo un posto tutto mio: la mia chiesa.

Penso che ognuno debba capire da solo che forma ha la propria spiritualità e come cambia con l’evolversi del tempo. Non si può semplicemente prendere la fede di qualcun altro e adottarla come propria.

La chiesa dovrebbe concentrarsi sull’essere comunità. Abbiamo bisogno della comunità. Ma quando le persone diventano egocentriche e si concentrano sulla perfezione, hanno meno probabilità di frequentare coloro che sono diversi. Questo può accadere ovunque; la chiesa può diventare una bolla, quando invece ha proprio bisogno di scoppiarle tutte queste bolle.

Le persone che non sanno come relazionarsi con gli altri hanno un grosso problema. Non possiamo non tendere la mano solo per paura che l’altra persona ci trascini giù.

Marcos Torres, pastore dell’Australia occidentale del The Story Church Project sottolinea un problema enorme in uno dei suoi podcast, dicendo: “Le persone [di chiesa] sono più disposte ad andare in guerra rispetto che a sedersi e avere una conversazione”. Questa è una cultura malsana e non possiamo accettarla in chiesa se vogliamo che sia un ambiente equilibrato.

La chiesa deve essere un luogo in cui le persone col cuore spezzato possano essere accolte, pronte a guarire. Penso che a volte le persone diventano brave a fingere di essere guarite quando invece non lo sono ancora. Quando le persone si comportano in maniera egoistica o spinte dalla paura, tutto questo non viene da Dio. Abbiamo la libertà di scegliere di essere egocentrici e lottare per la nostra perfezione, per il successo e la gloria personale, oppure possiamo essere altruisti e utili agli altri.

“NON SI PUÒ SEMPLICEMENTE PRENDERE LA FEDE DI QUALCUN ALTRO E ADOTTARLA COME PROPRIA”.

Dio è amore; l’amore è altruista e senza paura. I giovani hanno bisogno di provare questo amore incondizionato. Astrid Lindgren, una delle mie autrici preferite di libri per bambini, una volta disse: “Dai ai bambini amore, amore e ancora amore e diventeranno persone decenti da sole”.

Victor Hugo scrisse: “Amare un’altra persona è vedere il volto di Dio”. E Gesù disse in Marco 10:14-15: “Lasciate che i bambini vengano da me; non glielo vietate, perché il regno di Dio è per chi assomiglia a loro. In verità io vi dico che chiunque non avrà ricevuto il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà affatto”.

Cosa fanno i bambini? Fanno un sacco di domande, sono pieni di meraviglia, curiosità e amore incondizionato. Sono sempre loro stessi. Non escludeteli, abbracciateli. Esplorate con loro. Non smettere mai di cercare e di amare.

Luca 11:9 dice: “Cercate senza stancarvi, e troverete; bussate ripetutamente, e vi sarà aperto”.

Quando ascolto le storie degli altri sul perché hanno lasciato la chiesa, non sempre posso biasimarli per essersene andati. Se i giovani sono sempre alla ricerca, non c’è nulla di cui preoccuparsi, perché alla fine troveranno Dio.

Quello di cui dovremmo preoccuparci è se la chiesa rappresenta o meno un ambiente in cui la ricerca è accolta e incoraggiata, così come le domande e i pensieri.

Nessuno è perfetto, per quanto finga di esserlo. Se stai leggendo questo articolo e qualcuno si è comportato male nei tuoi confronti o ha detto delle cose che non avrebbe dovuto dire in uno spazio in cui bisognerebbe sentirsi al sicuro, amati e protetti, mi dispiace, davvero. È del tutto comprensibile che tu ti senta arrabbiato, sconvolto e ferito. Ma ricordati che Dio ama di un amore completo e perfetto.

Non credo che la Chiesa Avventista del Settimo Giorno o i cristiani in generale abbiano il monopolio su ciò che c’è buono in questo mondo. Penso che abbiamo molto da imparare da persone di tutte le religioni e di tutti i ceti sociali.

Siate gentili con gli altri; amateli, ascoltateli, aiutateli a guarire, pregate per loro, ridete e piangete con loro, tenendo sempre lo sguardo fisso su Gesù. E forse, un giorno, faranno un lungo percorso che li riporterà in chiesa.

Linda Edorsson, originaria della Svezia, è una studentessa di comunicazione ad Avondale che ha recentemente completato uno stage ad Adventist Record.

Di Linda Edorsson

Fonte: https://record.adventistchurch.com/2019/08/04/why-i-left-the-church-and-found-my-own-odd-way-back/

Traduzione: Tiziana Calà

Photo: Getty images

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La rivista ufficiale della Federazione Chiesa Avventista del Settimo Giorno della Svizzera romanda e in Ticino.

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