Lettera aperta alla Chiesa Cristiana Avventista del 7° Giorno

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Le recenti discussioni e decisioni in materia del documento di conformità hanno creato tensioni e dolori a molte persone. In questa lettera aperta alla chiesa, Megan Johnson fornisce alcuni consigli biblici che potrebbero aiutarci.

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

per quanto riguarda le opinioni contrastanti sul documento votato in occasione del recente Consiglio annuale della Conferenza Generale si potrebbe dire molto, e molto è già stato detto. Con questa lettera non voglio aggiungere altro a quanto già è stato fatto.

Vorrei solo che ci fosse armonia tra noi! Sembra un progetto troppo ambizioso, ma con Dio è possibile.

Mi sono venuti in mente alcuni pensieri che ho cercato di ignorare, senza tuttavia riuscirci.

Quale sarà il nostro prossimo passo? Come possiamo raggiungere l’unità e lavorare insieme in armonia?

La nostra risposta (come chiesa e come individui) di fronte allo stato di disunione in cui ci troviamo è cruciale.

In materia di coscienza, non possiamo aspettarci che una parte si conformi alle opinioni dell’altra. Infatti, i tentativi di incoraggiare il rispetto dell’uniformità, per quanto ben intenzionati, non faranno altro che allargare la ferita (fino ad arrivare allo scisma, se non si ferma prima). Nessuno che ama veramente la chiesa vuole che accada questo. Ecco perché dobbiamo andare avanti con umiltà e saggezza.

“Se poi qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio che dona a tutti generosamente senza rinfacciare, e gli sarà data” (Giacomo 1:5).

Il nostro unico vanto deve essere Cristo. In lui, attraverso lo Spirito Santo, abbiamo la vita e l’unità. Qualsiasi altra base per l’unità è instabile. Gesù è la nostra speranza e la nostra salvezza, egli è la nostra roccia.

Personalmente sostengo che questo conflitto sia mosso dall’insistenza di sostenere che esiste una parte “sbagliata”.

Ma attenzione, perché potrebbero esserci opinioni sbagliate da entrambe le parti. Forse, per alcuni, c’è una comprensione incompleta della posta in gioco. Tuttavia, non dovremmo più passare del tempo a speculare. Lo Spirito Santo condanna il peccato e ci conduce a una comprensione più profonda della Bibbia. È nostro dovere e privilegio essere autentici e sinceri nella preghiera. Dove c’è bisogno di pentirsi e riformarsi, prego perché la cosa sia chiara ed evidente.

Ognuno di noi dovrebbe pregare per la volontà di lasciare andare la propria comprensione di questa problematica. Mentre è naturale farsi delle opinioni su argomenti particolarmente controversi, a volte le nostre idee e pregiudizi radicati possono ostacolare la visione di un quadro biblico completo.

In Proverbi 3:5-6, la Bibbia dice:

“Confida nel Signore con tutto il tuo cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento. Riconoscilo in tutte le tue vie ed egli appianerà i tuoi sentieri”.

Amare e rispettare i nostri fratelli e sorelle in Cristo significa mostrare una grande tolleranza verso coloro con i quali non siamo d’accordo, permettendo loro di parlare liberamente e di agire secondo la propria coscienza in “questioni controverse” (in questioni cioè per le quali non esiste un chiaro consenso, anche dopo un profondo, sincero e zelante studio della Bibbia).

Non appesantiamo inutilmente gli altri, non scoraggiamo coloro che amano la parola di Dio nel fare ciò che ritengono giusto, secondo la propria coscienza. Non è compito nostro giudicare il cuore e le motivazioni degli altri. Ricordiamoci che “[…] il Signore guarda al cuore” (1 Samuele 16:7).

“Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Se sta in piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone; ma egli sarà tenuto in piedi, perché il Signore è potente da farlo stare in piedi” (Romani 14:4).

L’amore, tra tutte le sue caratteristiche, “non addebita il male” (1 Corinzi 13:5). Con questo bene a mente, dobbiamo sospendere i nostri giudizi su quelli che crediamo siano le motivazioni altrui. Se scegliamo di credere che gli altri sono in uno stato di ribellione peccaminosa perché scelgono di ubbidire a Dio invece che alle decisioni prese dagli esseri umani, allora questo è “addebitare il male” degli altri. Non solo questo modo di pensare è inutile, ma è anche peccaminoso, perché “[…] tutto quello che non viene da fede è peccato” (Romani 14:23).

Allo stesso modo, avere dei cattivi pensieri (e fare dei commenti irrispettosi e derisori nei confronti dei dirigenti di chiesa) non deriva dall’amore né dalla fede. È quindi un agire peccaminoso.

Questo male, nella sua diversa gravità di manifestazione, deriva dai cuori non rinnovati:

“[…] dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicatori, furti, false testimonianze, diffamazioni. Queste sono le cose che contaminano l’uomo […]” (Matteo 15:19-20).

Il peccato, come rivelato dalla Bibbia, non è un problema di poco conto:

“Perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Gesù Cristo, nostro Signore” (Romani 6:23).

I peccati dell’umanità, il nostro peccato (sotto qualsiasi forma, pensieri e/o azioni), hanno condotto Gesù alla croce. Il suo amore ineguagliabile non ha potuto sopportare l’idea di abbandonarci e così ha pagato il prezzo più alto. È doloroso quando ci rendiamo conto che abbiamo peccato non solo contro gli altri, ma anche contro il nostro Signore. Possiamo essere tentati di negarlo, minimizzare la cosa o addirittura ignorarla. Eppure, nessuno di questi approcci porterà gloria a Dio! Nessun comportamento basato sulla paura porterà mai all’unità.

La risposta migliore in questo momento sarebbe quella di ricevere la correzione con gioia. Dobbiamo andare ai piedi di Gesù e pentirci. L’amore di Dio corregge ed edifica, portandoci il dono del pentimento.

“Sopportate queste cose per la vostra correzione. Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non corregga? […] È vero che qualunque correzione sul momento non sembra recare gioia, ma tristezza; in seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa” (Ebrei 12:7,11).

Se coloro che sostengono di credere alla Parola di Dio diventassero fedeli a tutti i suoi insegnamenti, guidati dallo Spirito Santo in tutta la verità, allora realizzeremmo una verità sorprendente: non c’è alcun motivo per essere divisi! Non c’è bisogno che qualcuno si “allontani”. Perché “[…] il Signore è lo Spirito; e dove c’è lo Spirito del Signore, lì c’è libertà” (2 Corinzi 3:17).

Che il frutto dello Spirito (cf. Galati 5:22-23) sia una prova sufficiente per dimostrare se qualcuno è veramente nella fede. La vita nello Spirito sarà caratterizzata dall’amore, dalla gioia, dalla pace, dalla pazienza, dalla benevolenza, dalla fedeltà, dalla mansuetudine e dall’autocontrollo. Chi disubbidisce alla Parola di Dio e rattrista lo Spirito Santo, non avrà questo frutto (la sua unica speranza, e anzi, la nostra unica speranza, è quella di andare ai piedi di Gesù, pentirsi, confessare tutti i peccati, ricevere il perdono di Dio e pregare per ricevere il potere dello Spirito Santo). Questo è essenziale per avere successo nella missione e necessario per raggiungere il coinvolgimento totale dei membri. Dobbiamo richiedere lo Spirito Santo e se ne abbiamo già una piccola parte, cerchiamo di averne ancora di più! È l’unico modo per prepararci al ritorno di Gesù.

Ricordate, osservando la nostra vita e guardando come ci trattiamo a vicenda, la gente saprà se siamo veri discepoli di Gesù: “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13:35).

Ci può essere qualcuno che leggendo queste parole potrebbe trovarsi a disagio, potrebbe avere qualche difficoltà ad accettare appieno questo messaggio.

Per voi, ecco un ammonimento che si trova in Giacomo 1:16-20:

“Non v’ingannate, fratelli miei carissimi; ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre degli astri luminosi presso il quale non c’è variazione né ombra di mutamento. Egli ha voluto generarci secondo la sua volontà mediante la parola di verità, affinché in qualche modo siamo le primizie delle sue creature. Sappiate questo, fratelli miei carissimi: che ogni uomo sia pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all’ira; perché l’ira dell’uomo non compie la giustizia di Dio” (Giacomo 1:16-20).

Dobbiamo essere onesti gli uni con gli altri e pregare per (e con) gli altri, per quanto difficile possa essere, specialmente se non siamo abituati a farlo:

“Confessate dunque i vostri peccati gli uni agli altri, pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia” (Giacomo 5:16).

Infine, voglio lasciarvi con questo pensiero di grande conforto: Gesù ha pregato per noi! Pregava perché potessimo sperimentare l’unità, perché il mondo conoscesse il suo amore per noi:

“Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola: che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Giovanni 17:20-21).

Alziamo gli occhi al cielo, disfiamoci delle opere morte e abbracciamo la novità della vita che possiamo ricevere attraverso lo Spirito Santo: ecco di cosa abbiamo maggiormente bisogno al giorno d’oggi. Gesù è la nostra unica speranza di vita, di rinnovamento e di unità.

“[…] egli non sia lontano da ciascuno di noi. Difatti, in lui viviamo, ci moviamo, e siamo […]” (Atti 17:27-28).

Con fede, speranza e amore,

Megan Johnson

Megan Johnson scrive dalla Tweed Valley nel nord del Nuovo Galles del Sud, dove è membro della chiesa di Kingscliff.

Di Megan Johnson

Fonte: https://record.adventistchurch.com/2018/11/07/open-letter-to-the-seventh-day-adventist-church/

Tradotto da Tiziana Calà

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