La Trinità

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La Trinità: realtà e messaggio per la nostra epoca. Le dimensioni dell’Io, del Tu, del Lui e del Noi alla luce della rivelazione neotestamentaria.

Se prendiamo in considerazione il Vangelo di Giovanni, troviamo come primo tema fondamentale e filo conduttore l’unità di Gesù con il Padre. Egli è nel seno del Padre, Egli è in principio il Verbo che è in Dio, che è Dio stesso; a lui il Padre ha dato di compiere la sua opera; per questo ne riceve testimonianza (GV 1:18; 1:1; 5:36). Ed è proprio questo che Gli viene rimproverato: perché sei tu a rendere testimonianza a te stesso? Ma Egli afferma: Io sono colui che può rendere testimonianza a se stesso, perché non sono solo, ma in me c’è il Padre, che mi dà testimonianza (GV 8:12-20). Gesù non è mai “Gesù da solo”, ma è “Gesù e il Padre”. Egli ha la sua identità solo in quanto il Padre è in lui. Nel capitolo 10 Gesù dice: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (GV 10:30).

Questo rapporto tra il Padre e il Figlio, che attraverso il nostro rapporto con Gesù è diventato il nostro rapporto col Padre, diventa ora anche il nostro rapporto reciproco. Quell’unità con Gesù è in Gesù con il Padre si realizza dunque pienamente se siamo una cosa sola nella reciprocità: solo quando viviamo in maniera tale che “tu” sei la mia vita in me e “io” sono la tua vita in te, solo quando la Trinità si realizza in mezzo a noi, il senso della missione di Gesù è adempiuto e la vita di Dio è diventata vita del mondo. Il nostro essere uno nella reciprocità è il punto decisivo in cui la Trinità diventa visibile per il mondo. Solo se siamo pronti a vivere la Trinità tra di noi, essa ci si manifesta nuovamente. L’Unità di Gesù con il Padre diventa unità tra Gesù e noi e in essa diventa una cosa sola nella reciprocità.

Giovanni parla costantemente di un reciproco “essere l’una nell’altra” delle Persone: tu in me – io in te; io nel Padre – il Padre in me; voi in me – io in Voi; l’uno nell’altro – l’altro in ognuno. Questa multiforme inabitazione reciproca viene denominata con una classica espressione della teologia: “pericoresi”. “Pericoresi” è originariamente il nome di una danza: uno danza intorno all’altro, l’altro danza intorno a lui, e così tutto fluisce in maniera reciproca, l’uno nell’altro. Così l’altro è l’asse della mia vita, io sono l’asse della sua vita. Dio è l’asse della mia vita, io sono l’asse della sua vita. Tutto si svolge in questo “gioco assiale del reciproco circondarsi”.

Finché noi come chiesa non dispieghiamo questo amore che reciprocamente ci “fa danzare uno intorno all’altro”, che reciprocamente ci fa giocare e prendere sul serio, una grande “scuola di danza” non troverà la sua realizzazione.

Giampiero Vassallo
Animatore e Cappellano

Residenza La Girarde, Epalinges – Svizzera

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