La mia testimonianza – Salvata a poche ore dalla morte

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Prima di tutto lasciatemi dire che il potere della preghiera è grande: pregando, attraverso Gesù Cristo, si raggiunge Dio.

Il Signore risponde alla preghiera quando ce n’è più bisogno. Bisogna però aspettare pazientemente, come dice il Salmo 27:14: Spera nel Signore! Sii forte, il tuo cuore si rinfranchi; sì, spera nel Signore!

E in Isaia 40:31: Ma quelli che sperano nel Signore acquistano nuove forze, si alzano a volo come aquile, corrono e non si stancano, camminano e non si affaticano.

Quando il Signore mi condusse per la prima volta nella Chiesa Cristiana Avventista del 7° Giorno, un membro di chiesa mi disse che ora che ero tra le braccia del Signore, sarei stata attaccata su tutti i fronti. Quella notte pregai, dicendo che avrei sopportato ogni tipo di attacco e chiedendogli però di non farmi soffrire.

Vi dico questo prima di raccontarvi la mia storia per dimostrarvi quanto sia grande il potere della preghiera.

L’11 marzo, dopo essere uscita con le mie amiche per la festa della mamma, sono andata al Pronto Soccorso, visto che la mia pelle aveva assunto un colorito giallognolo. Per 24 ore ho dovuto aspettare su una barella prima che riuscissero a trovarmi un letto. Nei giorni successivi sono stata sottoposta a una serie di test e analisi. Mi sentivo catapultata nel 1800, nei giorni dei salassi dell’epoca vittoriana vista la quantità di sangue che mi stavano prelevando e per le numerose pillole e flebo, che non sapevo a cosa servissero.

Sono stata visitata da tanti medici e chirurghi. Mi chiedevano tutti le stesse cose: avevo vomitato? Avevo la nausea? Ero ammalata? Sentivo male da qualche parte? Avevo la febbre? Le mie urine erano scure? Mi sentivo stanca? Tutte queste cose portavano all’insufficienza epatica. Ho avuto solamente tre dei sintomi nominati in precedenza. Quello che i medici non riuscivano a capire era come mai non provavo dolore, una delle prime conseguenze dell’insufficienza epatica. Non avevano mai sentito di qualcuno che avesse problemi al fegato senza provare dolore!

Mi fecero fare a una risonanza magnetica dove trovarono una piccola ostruzione del dotto biliare comune e alcuni calcoli biliari, nonostante nel 2013 mi fosse stata rimossa la cistifellea. Il 16 marzo sono stata trasferita all’University College Hospital di Londra per fare un ulteriore esame. Non trovarono i calcoli ma decisero di inserire uno stent per fermare l’ostruzione del dotto biliare.

Il giorno dopo mi è stata diagnosticata la pancreatite. Dopo una settimana e mezza di antibiotici, la pancreatite era sparita.

Per giorni, i medici entravano e uscivano dalla mia stanza chiedendosi a vicenda perché non provavo dolore, perché non c’erano altri sintomi al di là del giallo dell’itterizia e delle urine scure. “La mandiamo a casa”, decisero.

Per tre giorni, ero una paziente a domicilio. Il terzo giorno un’infermiera venne per farmi le analisi del sangue. Poche ore dopo ho ricevuto una telefonata che mi informava che i miei livelli di bilirubina erano aumentati del 200% in un’ora e che dovevo subito andare in ospedale. Continuavo a non sentire dolore. Quella notte sono stata portata in ambulanza al Royal Free Hospital di Londra, specializzato nell’insufficienza epatica e nei trapianti di fegato. Ancora nessun medico o specialista riusciva a capire perché il mio fegato stava cedendo e soprattutto perché continuavo a non provare dolore, a non avere febbre o vomito, sintomi collegati all’insufficienza epatica.

In breve tempo, sono entrata in uno stato di delirio, con forti tremori, incapace di parlare correttamente ma sempre senza provare dolore. Vista la mancanza di dolore, molti pensavano che gli steroidi sarebbero bastati. Le mie figlie, che mi vennero a visitare il 5 aprile, erano anche loro convinte che stessi bene visto che non sentivo dolore.

L’8 aprile sono andata in insufficienza epatica acuta; mi hanno indotto il coma per ridurre ulteriori complicazioni come danni cerebrali e cedimento degli organi interni. Visto il peggioramento, chiamarono la mia famiglia: ero in cima alla lista del Regno Unito per un trapianto di fegato. La mattina successiva, chiamarono di nuovo le mie figlie in ospedale. Avevo bisogno di un fegato e le possibilità di trovarne uno in 24 ore era impossibile: non mi restava molto tempo da divere.

Dissero alle mie figlie di tornare a casa e di iniziare a sistemare i miei documenti. Mi restavano solo 6 ore di vita. Ma niente è impossibile a Dio. Prima di ammalarmi, avevo detto alle mie figlie di non avere più paura, adesso che avevo conosciuto Dio. Per 26 anni ero stata una chiaroveggente e avevo creduto che, una volta morta, sarei andata nel “mondo degli spiriti”. Ora invece avevo scoperto la verità e avevo la speranza in Gesù Cristo e nelle benedizioni per coloro che lo amano.

Mentre ero in coma, ho avuto un arresto cardiaco: ci sono volute tre ore per stabilizzarmi. Il pastore della mia comunità era nella mia stanza: gli fu chiesto di uscire, cosa che rifiutò di fare; rimase invece in un angolo, a piangere e a pregare per me. L’intera comunità stava pregando per me. È stato in quel momento che alle mie figlie dissero che mi rimanevano 6 ore di vita. Non solo bisognava trovare un fegato vicino a dove ero ricoverata, ma doveva avere una perfetta compatibilità con i seguenti 8 fattori:

-Cellule a T

-Enzimi epatici

-Linfociti T

-Sesso

-Età

-Globuli rossi

-Globuli bianchi

-Etnia

 

Spesso i fegati sono scartati perché non hanno una compatibilità perfetta.

Per le mie figlie, che non sono cristiane, il viaggio di rientro a casa deve essere stato terribile: hanno davvero temuto il peggio. Il viaggio durava due ore e proprio quando Carole-Anne, la più piccola, rientrò a casa ricevette una telefonata dall’ospedale. Rispose subito, sapendo che potevano essere solamente due cose: o ero morta o avevano trovato un fegato. Ovviamente temeva il peggio visto che era passato troppo poco tempo per pensare che erano riusciti a trovare un fegato.

Carole-Anne rispose al telefono e non riusciva a credere a quello che le stavano dicendo. Avevano trovato un fegato e stavano controllando per verificarne la compatibilità. Poco tempo dopo la richiamarono per dirle che la compatibilità era perfetta, per tutte e 8 le caratteristiche. All’una di notte del 10 aprile sono entrata in sala operatoria per un trapianto al fegato.

I membri di chiesa lasciarono le loro case e si incontrarono in chiesa per pregare tutta la notte. Aver trovato un fegato con la massima compatibilità entro le 24 ore era davvero un miracolo!

Giacomo 5:13-15: C’è tra di voi qualcuno che soffre? Preghi. C’è qualcuno d’animo lieto? Canti degli anni. C’è qualcuno che è malato? Chiami gli anziani della chiesa ed essi preghino per lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore: la preghiera delle fede salverà il malato e il Signore lo ristabilirà; se egli ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati.

Un miracolo! Per tutto il periodo del mio ricovero, questa parola è stata pronunciata più volte. Un medico a un certo punto mi disse: “è un miracolo che io stia parlando con te, non avevo mai sentito una cosa del genere”. Un altro medico mi disse anche che durante la seconda operazione avevo avuto un altro attacco di cuore mentre stavano gestendo un’emorragia; non era un normale attacco di cuore, si trattava della sindrome del cuore spezzato. Era così raro che lo hanno anche descritto nei loro casi clinici.

Dopo 8 giorni il mio corpo ha iniziato a rigettare il nuovo fegato, cosa che è stata risolta con l’aiuto di steroidi e altri farmaci e, soprattutto, con la preghiera. Avevo anche un’infezione intestinale e una alla vescica: tutto quello che poteva andare storto, era davvero andato storto; il nemico non voleva di certo vedermi migliorare, non voleva vedermi rimettermi in sesto, mi voleva fuori dai piedi perché amavo evangelizzare e parlare con la gente glorificando il nome di Dio.

Durante il mio ricovero nei vari reparti degli ospedali, Dio mi ha permesso di aiutare quattro persone. Due all’ospedale di Harlow e due al Royal Free. Il nemico non poteva fermarmi.

Anche in seguito alla biopsia del fegato i medici non riuscirono a capire quello che aveva causato il deterioramento dell’organo. Si trattava di un’anomalia, di un caso unico. Il fegato si stava consumando dall’interno senza alcun motivo apparente.

Sono sicura che se ci fossero stati i medici all’epoca di Giobbe, quando Satana lo colpì con le ulcere dalla testa ai piedi, nemmeno loro sarebbero riusciti a capire il perché di quello che gli sta succedendo. Quando il nemico sceglie di darvi una qualche malattia per impedirvi di proseguire il vostro lavoro nell’opera, vi darà qualcosa che nessun medico riuscirà a capire; penso però che a volte tende a dimenticare che al giorno d’oggi ci sono dei medici che sanno come affrontare le anomalie mediche, ci sono medicinali e persone che il Signore manda per assicurarsi che le persone come me non muoiano così.

Vi ricordate della mia prima preghiera? Quando ho detto che avrei accettato gli attacchi ma ho chiesto di non provare dolore? Ci sono voluti quasi 4 anni prima che il nemico si rendesse conto che ero una minaccia per lui, ma il Signore ha risposto alla mia preghiera: durante tutta la mia malattia, non ho mai sentito dolore. Le preghiere sono un mezzo potentissimo.

Le mie figlie mi hanno detto che senza la mia fede e senza questa mia convinzione, di sicuro sarei morta. Anch’io sono dello stesso parere. Il peggio sembrava passato; ma la cosa non durò a lungo.

Il 5 luglio la nostra chiesa aveva programmato un’uscita nel centro della città, per raggiungere il maggior numero possibile di persone attraverso la musica, le preghiere e i dialoghi diretti. Non vedevo l’ora di partecipare specie perché era la mia città, conoscevo il tipo di persone e sapevo quello che avrei dovuto dire. Eppure, 3 giorni prima dell’evento, sono stata ricoverata di nuovo in ospedale.

C’erano ancora dei problemi al fegato: ci sono volute due settimane prima che i medici riuscissero ad arrivare a una diagnosi. Il mio corpo stava rigettando di nuovo il fegato. Ho iniziato una nuova terapia di medicinali, steroidi e antibiotici e, ancora una volta, tanta preghiera. Un mio amico mi ha telefonato, dicendomi di parlare direttamente al fegato. “In nome di Gesù, resta con me; se vieni rigettato, moriamo entrambi”. Il giorno dopo le analisi del sangue mostravano che i livelli stavano migliorando: potevo nuovamente tornare a casa. Un nuovo miracolo del Signore. Lui ha un piano per me. Qual è? Aspetterò di scoprirlo.

La mia esperienza in ospedale ha catturato l’attenzione dei media. Alcuni giornali locali hanno riportato la mia storia; anche con loro, ho sempre condiviso la mia fede in Dio, affermando che faccio parte di una chiesa che crede nel potere della preghiera.

https://www.tag24.de/nachrichten/essex-nina-jaggers-mutter-hat-nur-noch-sechs-stunden-zu-leben-doch-dann-geschieht-das-unglaubliche-764336

https://www.essexlive.news/news/essex-news/how-miracle-harlow-woman-overcame-1969810

https://www.harlowharrier.co.uk/2018/09/21/harlow-resident-has-remarkable-liver-transplant/


Di Nina Jaggers

Fonte: http://adventist.org.uk/news/2018/buc/my-testimony-saved,-with-just-hours-toward-death?utm_source=BUC+NEWS&utm_campaign=4e1e1791af-EMAIL_CAMPAIGN_2017_05_01_COPY_03&utm_medium=email&utm_term=0_5a09e1f568-4e1e1791af-143108297&ct=t(Y_COPY_03)&goal=0_5a09e1f568-4e1e1791af-143108297

Tradotto da Tiziana Calà

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Avventista Magazine

La rivista ufficiale della Federazione Chiesa Avventista del Settimo Giorno della Svizzera romanda e in Ticino.

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