La mia fede – Battesimo di Stassi

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Mi chiamo Stassi e ho 34 anni. Ho avuto la fortuna di crescere in una chiesa avventista, uno dei tanti motivi per cui ringrazio la mia famiglia, in particolar modo mia madre.

Vivere la chiesa mi ha permesso di avere delle basi solide e giuste, aiutandomi al tempo stesso a capire come dovrebbe comportarsi un buon cristiano: per me infatti, essere cristiani significa innanzitutto rispettare gli altri e rispettare quello che troviamo scritto nella Bibbia. Anche se crescere in chiesa è stato per me un privilegio, nemmeno io, come penso nessun altro giovane, sono stata risparmiata dagli attacchi di Satana: l’avversario è molto bravo nel presentare il mondo “esterno” come qualcosa di meraviglioso e luccicante, qualcosa da non farsi assolutamente scappare. Non sempre è facile dire di no a queste tentazioni, anzi, a volte sembra essere quasi impossibile resistere; e così anch’io sono caduta e a poco a poco mi sono allontanata dalla chiesa e da Dio, nonostante la fede della mia famiglia. Sono comunque grata di aver avuto la libertà di fare quello che mi sentivo di fare, nonostante alcune scelte fossero sbagliate, senza sentirmi giudicata e condannata dalle persone a cui tenevo di più al mondo: questo mi ha comunque permesso di sentirmi accettata e “a casa” con loro.

Quando sono andata via di casa, il mio stile di vita si è trasformato completamente, totalmente sedotta da quanto avevo trovato fuori dal nido protettivo della chiesa. Ho conosciuto così la vita notturna e i suoi mille pericoli, l’alcol e il fumo, tutte cose che generano un comportamento aggressivo che distrugge non solo la persona in sé ma anche coloro che la circondano e che provano ad aiutarla.

Nonostante la vita che conducevo, ho continuato a credere nell’esistenza di un Dio, che sentivo sempre al mio fianco: sono sicura che è stato grazie al Suo intervento che alcune situazioni pericolose, come il girare ad altissima velocità credendosi immortali, non si sono trasformate in tragedia. Anche se mi ero allontanata volontariamente da Lui, lo sentivo vicino a me, sentivo che mi accompagnava, sentivo la Sua mano intervenire nella mia vita: lo vedevo risolvere situazioni impossibili, invitarmi a mantenere la calma in momenti difficili, fermare miracolosamente la macchina per evitare uno schianto disastroso.

Per qualche tempo sono andata avanti con questa vita ma in realtà ho sempre saputo che non mi apparteneva, che qualcosa doveva cambiare. Nonostante mio fratello e Alessandro, che all’epoca era solo il mio ragazzo, nonostante la presenza della mia migliore amica e del mio solito gruppetto, sentivo che mi mancava qualcosa. Parlavo spesso con mia mamma, una donna che è sempre stata sincera con me; imperterrita, senza mai perdere la fede, mi ricordava sempre dell’inizio del sabato, invitandomi anche ad andare in chiesa con lei. Questa sua caratteristica è stata fondamentale per il mio rientro in chiesa: è sempre stata sincera nel dirmi le cose senza però mai diventare invadente o farmi sentire sbagliata; si è presa cura di me e del mio cuore, facendomi sentire accolta e amata, cosa che troppo spesso diamo per scontata con i nostri giovani.

Dopo essermi allontanata dal Signore ero diventata una ragazza ansiosa, volevo risolvere tutti i problemi da sola senza ovviamente riuscirci e mi rifugiavo nella scienza e nella psicologia per cercare le risposte a tutti i miei perché. Ma quelle agognate risposte le ho trovate solo qui, nel sacrificio di Gesù, nel Suo perdono, nella speranza della vita eterna. Serve coraggio per accettare il perdono totale del Signore, serve una grande forza interiore per credere che a prescindere da quanto grandi possano essere stati i nostri sbagli, il nostro Creatore ci ama di un amore perfetto e indistruttibile. Leggendo la Sua Parola e conoscendo Gesù scopriamo anche quello che richiede da noi: fede e amore, nient’altro.

Nel Signore ho trovato una pace che non avevo mai conosciuto prima d’ora, una pace che mi ha anche permesso di diventare la persona che sono oggi.

In questo mio giorno speciale ringrazio la mia famiglia che non ha mai smesso di pregare, che non mi ha mai fatta sentire indegna di questo grande dono; ringrazio il pastore Matthias Maag che mi ha accompagnato per quasi due anni nel percorso degli studi biblici; e infine ringrazio il Signore, che mi ha dato il coraggio di seguirlo e di essere qui e che adesso mi chiama a provare a fare la differenza nella vita di chi mi circonda.

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La rivista ufficiale della Federazione Chiesa Avventista del Settimo Giorno della Svizzera romanda e in Ticino.

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