Incompresa e diffamata

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La moglie di Giobbe. Spesso aggrottiamo la fronte al solo sentirla nominare. Perché?

La moglie di Giobbe è stata fraintesa e diffamata per millenni. Mi gratto la testa, chiedendomi come abbiamo potuto continuare a far passare in maniera sbagliata la figura di questa donna, nonostante quello che la Bibbia dice sul suo conto.

Dalla mia lettura, vedo una moglie fedele e devota, una donna che ha fede in Dio, che ha condiviso con il marito sia la buona che la cattiva sorte; eppure spesso aggrottiamo la fronte al solo sentirla nominare. Perché?

Naturalmente, visto che Giobbe domina questo episodio dell’Antico Testamento, tutta la nostra attenzione è incentrata su di lui. Tuttavia, se riuscissimo a guardare leggermente oltre la figura di Giobbe, vedremmo la donna dietro di lui.

Giobbe non ha sofferto da solo, ricordatevelo. Sua moglie era lì con lui: ha sofferto la perdita di tutti i loro beni terreni e del benessere nel quale vivevano. La sua reputazione è stata macchiata e lei è finita per diventare oggetto di pettegolezzi e disprezzo immeritato. Tuttavia, la dolorosa perdita di quei gingilli mondani non era niente se confrontato al dolore per la perdita dei suoi figli (Giobbe 1:13-19). Nel piano originario di Dio non c’era la morte; siamo quindi impreparati quando un simile avvenimento ci tocca da vicino, a maggior ragione quando si tratta dei nostri figli. Il lamento della moglie di Giobbe risuonava dappertutto, riflettendo a malapena il dolore che provava nel cuore, andato completamente a frantumi.

Non dobbiamo dimenticare la velocità e la ferocia con cui avvennero queste disgrazie, a riflettere proprio il carattere opportunistico di Satana che agisce quando la mano del Signore è parzialmente ritirata. Queste tragedie avvennero tutte nello stesso giorno ma Giobbe non era solo: c’era una persona che condivideva il suo dolore, se non di più, se ho imparato qualcosa dell’amore di una madre.

Nella storia di Giobbe, il tempo passa, ma il dolore e la perdita no. Due vite rovinate hanno preso il posto di quelli che una volta erano tempi felici, gioiosi e caratterizzati dall’abbondanza; adesso invece, Giobbe ha una malattia invalidante, che deforma il suo corpo. In Giobbe 2:7 la malattia viene presentata come un’ulcera che ricopre tutto il suo corpo; nessuna zona è stata risparmiata, cosa che rende impossibile anche i compiti più facili.

E in Giobbe 2:9 c’è forse il versetto più famoso e terribile dell’Antico Testamento. All’inizio del secondo capitolo, a Satana viene data la possibilità di colpire la salute e il corpo di Giobbe ma non di ucciderlo. Non abbiamo idea di quanto tempo fosse passato dagli eventi descritti nel primo capitolo: potrebbe essere una settimana, un mese, sei mesi, non lo sappiamo. Né sappiamo da quanto tempo Giobbe soffriva della sua malattia prima che la moglie gli dicesse: “Ancora stai saldo nella tua integrità? Ma lascia stare Dio, e muori!”.

In questo momento, poco mi importa di dover andare a risalire alla radica ebraica del termine “maledizione”, brk, che alcuni hanno suggerito poter essere tradotto anche con “benedizione”. Tutto questo è irrilevante. Quello che conta è che la moglie di Giobbe è disperata ed emotivamente abbattuta. Suo marito vive con dolore debilitante; non prova alcun tipo di sollievo, nonostante le cure dei migliori medici. Continuando a essere testimone della sofferenza del marito, la sua speranza viene portata via dalla ragione e dalla logica. Desidera fermamente che il suo dolore cessi, ma non esiste cura, non vede una fine alla sua sofferenza.

E lei gli fa quell’appello straziante: “Ancora stai saldo nella tua integrità? Ma lascia stare Dio, e muori!”. Invece di immaginare una donna vile e vendicativa che cerca di portare il marito a bestemmiare contro Dio, immaginatevi una donna distrutta, mentre piange e accarezza teneramente la guancia del marito, intrecciando le loro mani e pregandolo con tono sommesso. Si tratta dell’uomo che ama. È l’unica moglie (cosa insolita per quell’epoca) ed è probabile che abbiano condiviso il letto matrimoniale per oltre 30 anni.

Immagina di trovarti in una situazione simile. O forse non è necessario, visto che tu stesso hai attraversato uno o più capitoli bui della tua vita. Qualcuno a te caro soffre o ha sofferto di dolore cronico, ogni minuto di ogni ora, ogni giorno, mese dopo mese. La prognosi è la morte, nessuna possibilità di guarigione. Chiedi al medico di aumentare la dose di morfina, per controllare il dolore ma abbreviando così la sua vita, o permetterai alla persona a te cara di soffrire terribilmente? Solo tu conosci la tua risposta a questa domanda.

“DIO CONDANNA FERMAMENTE I TRE AMICI, MA NON LA MOGLIE DI GIOBBE. ANZI, AL CONTRARIO, DIO APPROVA LA SUA LEALTÀ…”.

Tuttavia, per la moglie di Giobbe, la terribile sofferenza del marito deve finire, Dio deve porre fine a questa situazione. Deve intervenire togliendo il respiro dal marito; ecco il significato delle parole “lascia stare Dio e muori”. Non dobbiamo essere troppo severi nel nostro giudizio; al contrario, dovremmo ricordarci che, in situazioni di disperazione e di crisi, anche le persone più ragionevoli faranno e diranno le cose più strane e apparentemente insensate

L’eutanasia o “morte assistita” non era un’opzione possibile per la moglie di Giobbe; ecco perché chiede al marito di cercare Dio, per porre fine alla sua sofferenza. Come risponde Giobbe al versetto 10?

“Giobbe le rispose: Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?” (Giobbe 2:10).

Giobbe dice alla moglie: “Tu parli da donna insensata!”. In altre parole, questo non faceva parte del suo carattere abituale, non era da lei. Sta dicendo [parafrasando]: “Sembri una di quelle persone che sparlano sulla pubblica piazza”. Giobbe non la sta paragonando alle donne insensate, anzi, la sta mettendo in contrasto visto che questa sua frase disperata (Gb 2:9) non era tipica del suo carattere.

Inoltre, sappiamo che la moglie di Giobbe non lo aveva abbandonato. Al contrario, diventò la sua badante. Mentre altri lo abbandonarono, mentre perfino i suoi servi si rifiutarono di ascoltare le sue richieste e le sue suppliche (19:16), lei non lo fece. Questo intimo prendersi cura di Giobbe viene fatto trapelare dalle sue parole in Giobbe 19:17 che dice: “Il mio fiato ripugna a mia moglie”. Bisogna chiedersi come faceva il fiato di Giobbe a ripugnare alla moglie. Per una semplice ragione: era l’unica ad avvicinarsi abbastanza da riuscire a sentirlo. Si sta prendendo cura di lui, lo nutre, lo disseta, lo lava, accende il fuoco di notte e gli tiene lontani gli insetti di giorno.

Questo punto viene rafforzato in Giobbe 31:10, quando Giobbe dichiara che se è stato infedele a sua moglie, “che mia moglie giri la macina a un altro”. A volte leggiamo i versetti senza nemmeno renderci conto della loro importanza; qui veniamo a conoscenza della fedeltà di Giobbe nei confronti della moglie, così come della fedeltà della moglie nei confronti di Giobbe. Lei gira la macina per lui, per fornirgli nutrimento e forze. È sempre al suo fianco.

Sono sorpreso del fatto che mentre molti cerchino di condannare la moglie di Giobbe, Dio non fa la stessa cosa. Dio rimprovera in maniera forte i tre amici di Giobbe mentre non dice niente contro sua moglie. Se è la donna terribile che molti pensano, perché non viene condannata o rimproverata da Dio?

Riguardo ai tre amici di Giobbe, leggiamo in Giobbe 42:7: “Dopo che ebbe rivolto questi discorsi a Giobbe, il Signore disse a Elifaz di Teman: la mia ira è accesa contro di te e contro i tuoi due amici, perché non avete parlato di me secondo la verità, come ha fatto il mio servo Giobbe”. Ebbene sì, Dio condanna fermamente i tre amici, ma non la moglie di Giobbe. Anzi, al contrario, Dio approva la sua lealtà, come dimostrano le benedizioni a cui anche lei prende parte insieme al marito.

Queste benedizioni si trovano nel capitolo 42: i beni materiali di Giobbe vengono duplicati; il versetto 12 dello stesso capitolo afferma, in maniera sintetica: “Il Signore benedì gli ultimi anni di Giobbe più dei primi”. Ma siamo forse talmente ciechi da credere che la moglie di Giobbe non abbia condiviso con lui il ritorno delle sue fortune? Lei c’era, ha continuato a esserci; ma soprattutto Dio benedice la moglie di Giobbe con il dono che all’epoca significava avere l’approvazione di Dio ed essere benedetta in quanto donna: i figli.

Ebbe sette figli e tre figlie (Giobbe 42:13). È interessante notare che i primi tre figli non erano maschi. Dopo la sofferenza di Giobbe potremmo forse pensare che un figlio maschio sarebbe stata la scelta principale di Dio, per ricompensare il suo servo fedele; ma Dio si è ricordato che aveva a che fare con due servi fedeli: la moglie di Giobbe è stata particolarmente benedetta da partorire prima tre figlie.

Inoltre, solo i nomi delle figlie vengono riportati: Colomba, Cassia e Cornustibia; e, cosa ancora più insolita, Giobbe diede loro un’eredità tra i loro fratelli più giovani (Giobbe 42:13-15). Conosciamo tutti il legame tra una madre e suo figlio, ma quello tra una madre e sua figlia è qualcosa di straordinario; in questo Dio riporta la fedeltà della moglie di Giobbe, donandole tre figlie con cui guarire il suo cuore spezzato.

Che cosa possiamo imparare dallo studio della moglie di Giobbe? A fare attenzione a come giudichiamo le altre persone. A non essere frettolosi nell’accusare e nel condannare le persone prima di conoscere i fatti nella loro interezza. A diffidare dai pettegolezzi e da coloro che dicono le mezze verità e che non vedono l’ora di vedere gli sbagli altrui. Così facendo, saremo in grado di stare al fianco e di proteggere gli innocenti, come la moglie di Giobbe, che è stata per troppo tempo incompresa e diffamata. Poniamo fine a tutto questo.

Rod Anderson è pastore delle chiese di Orchard e Greenvale a Melbourne, Victoria.

Di Rod Anderson

Fonte: https://record.adventistchurch.com/2019/06/12/misunderstood-and-maligned/

Traduzione: Tiziana Calà

Volontari avventisti ai Giochi Panamericani di Lima 2019
La Trinità

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La rivista ufficiale della Federazione Chiesa Avventista del Settimo Giorno della Svizzera romanda e in Ticino.

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