Gli avventisti e la guerra – 100 anni dal giorno dell’armistizio

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La prima guerra mondiale si è conclusa ufficialmente l’11 novembre 1918.

È stata definita la “guerra per porre fine alle guerre”. Purtroppo la storia ci dice che le cose sono andate diversamente. Nonostante la prima guerra mondiale abbia causato la morte di 17 milioni di soldati, lasciandone feriti altri 21 milioni, l’Imperial War Museum di Londra registra che da allora ogni anno avviene una guerra di quella portata che da allora conta 187 milioni di morti.

Questa settimana il mondo ricorda i 100 anni dalla firma dell’armistizio che ha segnato la fine della prima guerra mondiale. Guardando al futuro, per gli avventisti del 7° giorno è un vero e proprio paradosso.

La richiesta al tribunale di Chappell in cui cita la profezia biblica come una motivazione per vendere libri cristiani invece di combattere (Photo: Trans European Division News).

Come cristiani, crediamo che le guerre siano segni della fine dei tempi e che si tratti della prima guerra mondiale, della guerra in Siria o in Yemen, continuiamo a lottare contro l’orrore della disumanità dell’uomo. Desideriamo un mondo in cui la guerra non esisterà più, quando il gran conflitto tra Cristo e Satana finirà, quando Dio, come ha promesso in Apocalisse 21, creerà un nuovo mondo.

Ma fino a quel momento, come ci comportiamo?

In linea con il principio di popolo pacifico, gli avventisti, anche se non totalmente, hanno mantenuto una posizione pacifista. Quattro anni fa, all’inizio dei centenari risalenti alla prima guerra mondiale, il presidente della Chiesa Cristiana Avventista del 7° Giorno Ted Wilson ha scritto un articolo su Adventist World: “The Battle: Should Adventists serve in the military?” (letteralmente, La battaglia: gli avventisti dovrebbero arruolarsi nell’esercito?).

“Come per altre questioni complesse, i pionieri della chiesa avventista hanno analizzato le diverse situazioni utilizzando la Bibbia come guida; ne hanno concluso che la posizione più coerente era la non belligeranza (l’obiezione di coscienza a portare le armi). La ragione principale di questa posizione era che gli avventisti in servizio nell’esercito americano sarebbero stati costretti a compromettere la propria fedeltà a Dio se avessero ubbidito ai comandi del loro ufficiali. I due comandamenti biblici direttamente coinvolti erano il quarto e il sesto, che trattano rispettivamente l’osservanza del sabato e il non uccidere.

A questo, gli avventisti inglesi hanno aggiunto un’altra motivazione quando sono stati chiamati al servizio attivo durante la prima guerra mondiale. William George Chappell lavorava vendendo dei libri cristiani. Il 25 marzo 1916 venne convocato in tribunale, a Brynmawr, nel Galles. Nel suo appello, ha dichiarato: “Come avventista del settimo giorno sono contrario alla guerra”. Facendo riferimento ai versetti biblici che sostenevano una posizione pacifista, disse che riteneva più importante “andare a predicare il vangelo” piuttosto che essere coinvolto in una guerra. Non sorprende la reazione del tribunale, che non era d’accordo con l’affermazione che il lavoro svolto non era di “importanza nazionale”, con la richiesta di esonero dal servizio militare.

Come puoi uccidere delle persone con cui dovresti condividere il vangelo? Questa era la visione quasi unanime della Chiesa Avventista in Inghilterra.

Viktor Ståhlberg, che in Finlandia ha chiesto di salvare le vite dei prigionieri a cui dovevano sparare per vendicare la morte del figlio e di nove altri giovani. Ha interrotto questo circolo della vendetta predicando il vangelo (Photo: Trans European Division News).

In altre zone d’Europa, l’obiezione di coscienza non era un’opzione contemplata. In queste zone la vita era più difficile e gli avventisti, i quaccheri e altri gruppi tradizionalmente pacifisti si trovarono spesso all’interno del corpo militare, anche se molti cercavano ruoli per cui non bisognava imbracciare le armi.

Circa 130 avventisti britannici diventarono obiettori di coscienza durante la prima guerra mondiale. Alcuni servirono in unità non combattenti, altri finirono in prigione. Tutti colsero l’opportunità di dare la propria testimonianza.

Elizabeth Yap racconta di suo nonno Gilmour Dando, metodista, incarcerato nella prigione di Dartmoor come obiettore di coscienza. “Mentre era lì, conobbe un altro prigioniero, un avventista del 7° giorno. Non potevano parlare tra di loro, ma a entrambi “capitò” di pulire le celle. Grazie a questa possibilità, mio nonno riuscì a lasciare alcuni ‘appunti’ scritti con la pietra calcarea sui muri di mattone della cella di quell’uomo. Questo trucchetto ha permesso a mio nonno di fare delle domande sul sabato a cui l’amico rispondeva utilizzando lo stesso metodo. Mio nonno finì per convincersi dell’osservanza del sabato e, una volta finita la guerra, è diventato un avventista del 7° giorno”.

Le testimonianze venivano a volte riportate nelle riviste per i lavoratori missionari con i racconti degli obiettori di coscienza avvenuti in Francia o altrove. Altri condividevano le loro esperienze di osservanza del sabato, riportando le risposte alle loro preghiere.

Non tutte le preghiere hanno ricevuto la risposta che ci si aspettava; il film documentario “A Matter of Conscience” (letteralmente, Una questione di coscienza) racconta la storia di 14 giovani che vennero duramente puniti, quasi a morte, per essersi dichiarati obiettori di coscienza ed essersi rifiutati di lavorare il sabato. Dopo la guerra, molti di quel gruppo sono diventati leader della Chiesa Avventista, sia in Inghilterra che nel mondo.

La loro esperienza della prima guerra mondiale e la loro coerente testimonianza ha dato i suoi frutti mentre il Regno Unito si preparava per la seconda guerra mondiale. Dopo un confronto con il Ministero della guerra, vennero concesse agli avventisti delle esenzioni dal servizio militare, a condizione che fossero coinvolti in lavori di importanza nazionale. Il pastore H.W. Lowe afferma: “Nel corso degli anni ho riflettuto spesso sulle prove della vita che al momento sembrano così inspiegabili. In quei momenti, gli atti di lealtà rappresentano i semi che un altro potrà raccogliere”.

Tali esperienze possono, senza dubbio, essere raccontate in circostanze diverse. Sakari Vehkavouri racconta come, durante la guerra civile del 1918 avvenuta in Finlandia, il suo bisnonno, Viktor Ståhlberg, chiese di salvare la vita dei prigionieri che avrebbero dovuto essere fucilati come vendetta per la morte di suo figlio e di altri nove giovani. Ha spezzato un ciclo di vendetta predicando il vangelo e dicendo: “Ora basta con questo massacro; non si può uccidere nessun “rosso” per la perdita della vita di mio figlio, nemmeno uno”.

Ståhlberg ha messo in pratica le parole di Pietro: “Non rendete male per male, od oltraggio per oltraggio, ma, al contrario, benedite; poiché a questo siete stati chiamati affinché ereditiate la benedizione” (1 Pietro 3:9).

Dopo cento anni di guerra costante nel mondo, forse la nostra unica speranza è quella che ci fornisce la Bibbia: “Ma quando queste cose cominceranno ad avvenire, rialzatevi, levate il capo, perché la vostra liberazione si avvicina” (Luca 21:28).

Mentre aspettiamo questo grande giorno, ricordiamoci che abbiamo una missione di pace, una missione per condividere la buona novella e per dare agli altri speranza. Invece di un memoriale di guerra, gli avventisti britannici hanno piantato un giardino della pace per ricordare gli obiettori di coscienza di 100 anni fa. Il giardino della pace ha anche il potenziale per aiutare i visitatori a concentrarsi sulla pace che Cristo può portare nei nostri cuori, anche nei momenti di sofferenza e difficoltà.

Ian Sweeney, il presidente della Chiesa Avventista di Regno Unito e Irlanda, afferma che “fintanto che siamo cittadini di due regni, quando questi regni si scontrano, il regno di Dio deve avere la priorità”. L’impegno di quegli “eroi alternativi” di 100 anni fa ci può essere da ispirazione per le nostre vite, per applicare quanto detto da Gesù: “Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti” (Giovanni 14:27).

Una versione originale di questo racconto è stata pubblicata sul sito della Trans European Division News.

Di Victor Hulbert, Trans European Division News

Fonte: https://www.adventistreview.org/adventists-and-war-100-years-on-since-armistice-day

Tradotto da Tiziana Calà

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Avventista Magazine

La rivista ufficiale della Federazione Chiesa Avventista del Settimo Giorno della Svizzera romanda e in Ticino.

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