Gesù esplosione di vita. Da Set a Noè

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Francesco Zenzale – “Adamo conobbe ancora sua moglie ed ella partorì un figlio che chiamò Set, perché, ella disse: ‘Dio mi ha dato un altro figlio al posto di Abele, che Caino ha ucciso’. Anche a Set nacque un figlio, che chiamò Enos. Allora si cominciò a invocare il nome del Signore” (Genesi 4:25-26).

È del tutto evidente che l’autore del Pentateuco non avesse alcuna intenzione di descrivere le molteplici genealogie che fluirono da Adamo ed Eva. Egli si sofferma su quella di Set e di Caino. Quest’ultima la troviamo nel quarto capitolo (vv. 16-24), introdotta da un’amara espressione: “Caino si allontanò dalla presenza del Signore”. Poi evidenzia l’inventiva umana e un disinvolto oltraggio alla volontà di Dio espressa nei confronti di Caino. “Se Caino sarà vendicato sette volte, Lamec lo sarà settantasette volte” (v. 24).

In contrapposizione a un percorso genealogico disancorato da Dio, troviamo la discendenza di Set. La nascita di Set è descritta con un richiamo ad Abele, simbolo della grazia. Ciò significa che la genealogia di Set prosegue nella direzione della promessa di Genesi 3:15, dalla quale sarebbe nato il Messia (Luca 3:23-38).

Nella nascita di Caino, Eva esprime l’idea di possesso e di rivendicazione: “Ho acquistato un uomo con l’aiuto del Signore” (Genesi 4:1). In quella di Set, dopo la desolante esperienza, si evince la gratitudine e la presa di posizione nei confronti del comportamento di Caino: Set al posto di Abele, del vuoto esistenziale-spirituale, e non di Caino. “Adamo conobbe ancora sua moglie ed ella partorì un figlio che chiamò Set, perché, ella disse: ‘Dio mi ha dato un altro figlio al posto di Abele, che Caino ha ucciso’” (v. 25).

Dopo l’esperienza salvifica di Set, che si esprime “nell’invocazione dell’Eterno” (v. 26), troviamo Enoc che “dopo aver generato Metusela, camminò con Dio trecento anni e generò figli e figlie. Tutto il tempo che Enoc visse fu di trecentosessantacinque anni. Enoc camminò con Dio, poi scomparve perché Dio lo prese” (Genesi 5:22-25).

Questi due personaggi (Set ed Enoc) con la loro esperienza di vita illustrano il modo in cui la salvezza dovrebbe far parte del quotidiano. Invocare e camminare con Dio, fino a essere preso da Dio nel caso di Enoc, chiariscono la fattibilità di un percorso di vita caratterizzato da un’intensa e sincera comunione con il Signore.

Percorrendo il testo biblico incontriamo Noè e la sua famiglia. Con Noè l’intervento divino è caratterizzato da due elementi spirituali: giustizia e grazia. La giustizia si esprime mediante una presa d’atto da parte di Dio nei confronti di coloro che deridono l’appello alla conversione; e considerato che «il salario del peccato è la morte» (Rm 6:23), tale scelta di vita sfocia nella fine della loro esistenza. La grazia, al contrario, promuove un nuovo inizio, una palingenesi suggellata da un patto (Genesi capitoli da 6 a 9).

“Per fede Noè, divinamente avvertito di cose che non si vedevano ancora, con pio timore, preparò un’arca per la salvezza della sua famiglia; con la sua fede condannò il mondo e fu fatto erede della giustizia che si ha per mezzo della fede” (Ebrei 11:7).

Fonte: https://news.avventisti.it

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