Il nostro desiderio di creare potrebbe essere una chiamata divina da consacrare all’adorazione?

La creatività è largamente incompresa, sottoutilizzata, banalizzata, e francamente spesso completamente ignorata. Io credo che la creatività esprima con potenza e perfettamente il carattere di Dio. Credo anche che la creatività inespressa neghi Dio.

Per riuscire a comprendere la creatività, è d’aiuto avere una definizione di base. La creatività è stata descritto come ‘uso di pensieri originali per dare vita a qualcosa di nuovo; oltrepassando tradizioni, regole, modelli e relazioni, creando significative nuove idee, forme, metodi, interpretazioni; generando soluzioni; originalità, progresso o immaginazione; percezione del mondo in nuovi modi.’

Molti di noi sarebbero fortemente d’accordo col fatto che gli esseri umani siano innatamente progettati per pensare oltre loro stessi e oltre il presente. La neuroscienza conferma la complessità e l’abilità del nostro cervello. Per esempio, un pezzo di tessuto nervoso grande quanto un granello di sabbia contiene 100.000 neuroni e 1 bilione di sinapsi tutte in comunicazione le une con le altre. Questo porta alcuni di noi a osare di credere e ad immaginare la possibilità che, beh, qualsiasi cosa sia possibile.

Il pensare fuori dagli schemi, chiamato anche creatività, si allinea perfettamente con lo stupore del carattere di Dio e la sua essenza. La creatività suggerisce mistero e potere; in maniera cruda e primitiva ci riposta all’inizio, ci riposta ad un Dio Creatore che si inginocchia sul fango e, a mani nude, forma un uomo a sua immagine.

Dopo che Adamo ed Eva furono realizzati a mano e dopo che il soffio di Dio diede loro vita, l’umanità fu dichiarata creata a immagine del Creatore. Dio lasciò le Sue impronte ovunque sulla terra che ora racchiudeva e sottolineava la Sua creatività; stelle e aurore, fiori e piume, vette e cascate a picco.

The author, with one of her artistic creations. [Photo: Rochelle Melville]
Successivamente nella storia, Gesù incarnato ricordò l’umanità della propria chiamata a vivere una vita piena. Disse che una fede grande quanto un granello di senape è sufficiente, e che quel sovrannaturale potere e discernimento è disponibile per tutti. Sfidò le tradizioni e mostrò com’è un amore perturbatore. E se la vita di Gesù fosse un barlume su cosa sia veramente la creatività? E se creatività fosse l’avere coscienza di Dio lasciandola esprimersi in pensieri, azioni e parole? E se questo modo nuovo di vedere la creatività fosse il primo passo per sprigionare la nostra?

Ecco che la mia domanda diventa: E se non fossimo chiamati e consacrati come esseri creativi grazie ai nostri talenti e abilità? E se quel crudo e primitivo bisogno di creatività fosse una chiamata e una consacrazione all’adorazione dato che la creatività nella sua forma più alta è adorazione?

E se la creatività espressa fosse un elogio silenzioso ma inadeguato dell’umanità alla creazione fatta da Dio? Cosa potrebbe succedere nelle nostre chiese, scuole, e case se dessimo a noi stessi il permesso di lasciare la nostra creatività a Dio al 100%? E se smettessimo di scusare la nostra creatività e lasciassimo che lo Spirito Santo ci saturi completamente così che possiamo essere straripanti di pensieri innovativi ed espressioni artistiche?

Non limitiamo la nostra creatività solo alle canzoni, alle storie, ai dipinti. Concentrarsi sul prodotto finale della creatività, come per esempio una melodia o un piumone finito, ci priva dall’onorare il viaggio creativo e il ruolo che ha lo Spirito Santo. Quando ci concentriamo sulla creatività come un processo spirituale piuttosto che come un prodotto, allora essa diventa accessibile a chiunque. E poiché siamo tutti creati a Sua immagine, dovremmo incoraggiarci l’un l’altro a esprimere in toto l’adorazione in modi creativi. Respingere la creatività significa rifiutare l’accesso pieno di Dio a sé stessi. Arrendersi parzialmente a Dio non è arrendersi. Nessuno si sposa in parte o nasce in parte, o tutto o niente.

La creatività non è una cosa, è un modo di vivere

Mai la mia crescita spirituale è stata più piena o più significativa di quando ho usato espressioni simboliche nelle arti creative come adorazione. La creatività è stata sia mezzo di guarigione che di trasformazione. Sono stata sfidata e castigata, incoraggiata senza misure e ho trovato che l’amore di Dio può essere più profondo e più vivo di quanto potessi mai immaginare che fosse possibile in questo mondo.

Voglio sfidarti a mettere da parte i preconcetti che tu possa avere sulla creatività e lasciare Dio rivelarsi in te attraverso essa. La creatività non è una cosa, è un percorso.

Rochelle Melville

Fonte: adventistreview.org/church-news/story4920-and-god-said

Traduzione: Dragan Bjelic

QUANDO IL SALARIO AUMENTA, L'ASSIDUITÀ DI PARTECIPAZIONE AL CULTO DIMINUISCE
LA RIPRESA FINANZIARIA È OPERA DI DIO, AFFERMA IL TESORIERE DELLA CHIESA MONDIALE