La musica! Ho sempre avuto uno stretto rapporto con la musica, direi fin da quando ero nella pancia di mia mamma. Ben presto ho voluto imparare a suonare il violino. Mia mamma non era troppo convinta ma a sei anni sono stata accontentata e ho iniziato a studiare al conservatorio di Basilea.

A quel tempo vivevo con mia mamma e mia zia. Sognavo di avere un padre, dei fratelli e delle sorelle. A otto anni sono stata accontentata di nuovo. Ho avuto un super papà! E con lui ci siamo trasferiti a Neuchâtel. Adattarsi alla nuova scuola non è stato semplice. Ma in tutto questo il violino è stato il mio migliore amico.

Ho sempre saputo di voler diventare una musicista. Ho visto che la musica aveva un potere benefico. Piaceva alle persone. Anche in chiesa, ho scoperto che la musica aiuta a far passare il messaggio di chi predica. Tutto questo ha rinforzato il mio desiderio di continuare a studiare musica per fare di essa il mio lavoro.

Da una parte questo spaventava mia madre che sa quanto è difficile, anche a causa del sabato. Mi sosteneva a suonare ma non voleva che diventasse una professione. Dall’altra parte, i miei professori mi incoraggiavano facendomi partecipare a concorsi dove spesso vincevo. E anche questo mi motivava. Alla fine ho lasciato il nido familiare per andare a vivere a Berna dove ho studiato per quattro anni ottenendo un diploma (bachelor) di violino.

Durante questo periodo di successo, è successa una cosa sconvolgente.

All’età di sedici anni ho notato un cambiamento in me. Anche la mia famiglia se n’era accorta. Ero sempre stanca; la mia concentrazione e la mia memoria diminuivano, così come peggioravano i miei voti e non riuscivo più a stare al passo.

Per tre anni ho fatto tantissimi esami medici per capire cosa non andasse. I medici non riuscivano a venirne a capo. Eppure io mi sentivo senza volontà, senza forza, atteggiamento che non era proprio da me. Fino al giorno in cui ho sentito che il mio piede destro si addormentava. Ben presto iniziai a non sentire più tutta la parte destra del mio corpo, dalla vita in giù. Era tutto molto strano. Da sola a Berna, decisi di chiamare mia mamma che mi consigliò di andare subito all’ospedale.

All’inizio i medici mi dissero che era solo una cosa mentale, colpa dello stress degli studi. Ma un dottore richiese comunque una risonanza magnetica. I risultati arrivarono nel corso della notte. Alle tre del mattino, quando stavo per addormentarmi, i medici entrarono nella mia stanza dicendomi che c’erano delle macchie bianche nel mio cervello. Ero completamente sola. Mentre i miei genitori erano in viaggio, io mi facevo tantissime domande. Ho dovuto quindi fare una serie di esami supplementari per dare un nome a quello che mi stava capitando: sclerosi multipla. Si tratta di una malattia autoimmune che provoca delle infiammazioni al sistema nervoso: questo vuol dire che è il corpo stesso ad autodistruggersi.

In mezzo a questa tempesta, il Signore mi ha circondata di angeli.

Gli infermieri erano molto attenti, sempre al mio servizio. E la mia vicina di camera di novantadue anni è stata una fonte di speranza per me; mi incoraggiava con la sua vivacità ed è stata esempio di forza e di speranza.

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Di fronte alla diagnosi ho smesso di essere passiva. Ho pregato molto e sono arrivata a dirmi che se il mio corpo si distruggeva da solo, poteva anche guarire da solo. Ma soprattutto ricordavo a me stessa che Dio è capace di guarire ogni cosa.

I medici mi presentarono il loro piano di battaglia: una terapia al cortisone. E’ una terapia aggressiva che ha effetti negativi sul metabolismo. Ancora una volta, mi misi in preghiera per sapere se dovevo accettare. Avevo davvero chiesto al Signore di guidarmi.

I miei cari, desiderosi di aiutarmi, mi inviavano ogni settimana decine di articoli sulla malattia. Ma non avevo voglia di leggere tutti quei testi né di guardare tutti i video. Facendo una ricerca per conto mio su internet capitai sul video di una giovane donna cristiana che raccomandava il digiuno e l’astinenza da alimenti contenenti glutine e zucchero. Ecco cosa attirò la mia attenzione.

Contemporaneamente, i medici mi avevano convinta a iniziare la terapia al cortisone. Decisi quindi di seguire il trattamento per poi fare il periodo di digiuno.

Il giorno in cui il trattamento doveva cominciare, gli infermieri dovevano togliere un tubicino da sostituire con uno che faceva passare il cortisone. Non ero sicura di aver fatto la scelta giusta. Mentre l’infermiera si occupava di me, io, completamente a pezzi dopo cinque giorni di ospedale, supplicavo il Signore affinché creasse qualche impedimento se questo trattamento non corrispondeva alla Sua volontà. Quel giorno, a differenza di tutti gli altri, le mie vene erano quasi invisibili. Ben tre infermieri cercarono di posizionare il nuovo tubicino prima che riuscissi a capire che, forse, quella non era la volontà di Dio. Il trattamento venne rimandato al giorno seguente. Ancora esitante, avevo bisogno che il Signore confermasse la sua volontà. In quel momento entrò nella mia camera un’infermiera per pregare con me e per dirmi: “Non è grave se non inizi questo trattamento. Io vedo che hai una fede incredibile”. Ma non mi bastava ancora e il giorno dopo chiesi un altro segno ancora. Dovevo chiamare la mia fisioterapista per annullare il consulto del giorno perché ero in ospedale. Era al corrente della mia situazione e pregai affinché il Signore la utilizzasse come strumento per aiutarmi a scegliere. Ascoltando la mia storia, mi disse con un tono calmo ma autoritario: “Anna-Sofia, uscirai al più presto dall’ospedale per ritornare a casa tua ma soprattutto non prenderai il cortisone”. Chiusi la telefonata versando lacrime di gioia. Mi sentii finalmente tra le mani del Signore, in assoluta sicurezza. Rinunciai così alla terapia al cortisone.

Quel giorno l’ospedale proponeva una pietanza che mi piace molto ma che non riuscii a mangiare. E’ stato allora che capii di essere pronta a digiunare. Mio padre mi venne a prendere, rientrai a casa e digiunai per sei giorni. Già al terzo giorno, tutti i sintomi erano spariti. Utilizzai questo tempo per documentarmi sui trattamenti alternativi, scoprendo così l’alimentazione a base di cibi crudi. Da quel momento ho iniziato a seguire un nuovo stile di vita salutare (musica, digiuno e alimentazione diversa) e mi sento bene. Ho ripreso il controllo della mia salute e della mia stessa vita.

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Negli ultimi mesi avevo deciso di trasferirmi in Australia perché con la sclerosi multipla fa bene abitare in un paese caldo, per assimilare più vitamina D possibile. Tutte le porte si sono aperte davanti a me…. tutte, tranne una! Per colpa di un semplice documento, non ho potuto portare a termine il mio progetto. Ma ancora una volta Dio vegliava su di me e ha trasformato quello che poteva sembrare una sconfitta in una benedizione. Ho ricevuto un invito a partecipare a un concorso di musica in Ungheria. Un altro evento che non mi aspettavo e che ha segnato la mia vita.

Qualche mese prima, avevo fatto domanda per partecipare a un’emissione televisiva in Ungheria per far piacere ai miei nonni. Contro ogni aspettativa, venni selezionata per questo concorso di musica classica trasmesso dalla televisione nazionale.

Dopo questa novità, avevo esattamente cinque giorni per andare in Ungheria e prepararmi al concorso. Mi chiedevo se era davvero la volontà del Signore, con tutto lo stress che ne comportava e soprattutto visto che non seguivo le lezioni da mesi. Decisi di andare e fare del mio meglio. Purtroppo, si capiva che non ero molto preparata ma nonostante questo passai le audizioni, ottenendo così la conferma che quella era la volontà del Signore.

Mi preparai bene per la prova successiva che consisteva nel girare un piccolo filmato sulla mia vita nel quale ho potuto parlare della mia fede e della mia identità avventista. Ho anche parlato della mia malattia, dimostrando che stavo bene. Sono riuscita a trasmettere il messaggio che non bisogna avere paura e che bisogna aver fede in Dio, credere nel bene e avere del coraggio! Due giorni dopo le riprese ho suonato di fronte al pubblico e alla giuria e ho sentito una forza incredibile in me. Suonavo con una carica che non veniva soltanto da me. Le persone erano tutte in silenzio come mai prima di allora. Ero decisa a far vedere attraverso la mia musica l’esistenza di Dio, dimostrare che Dio ci ama e che niente è impossibile per Lui. Mi sentivo come un soldato del Signore. Uno dei membri della giuria disse addirittura che aveva avuto l’impressione di sentire la presenza degli angeli! Tutto questo mi spinse ad andare avanti per quella strada, sicura della mia missione.

Dopo la messa in onda, centinaia di persone mi hanno scritto messaggi di ringraziamento, incoraggiamento e alcuni sono addirittura andati nelle chiese avventiste in Ungheria. Ed io ho capito perché non ero riuscita nel mio piano di andare in Australia. Dio aveva bisogno di me in Ungheria. Ho anche capito che bisogna essere pazienti con Dio, così come Lui lo è con noi!

Questi ultimi mesi sono stati particolarmente intensi. Mi sono spesso chiesta perché mi sono ammalata. La risposta è che la malattia mi ha permesso di avvicinarmi molto al Signore.

Tutta questa esperienza mi ha insegnato che le situazioni più difficili possono raggiungerci ma non distruggerci.

Dio ha promesso che non avrebbe inviato nessuna prova al di sopra delle nostre forze. Bisogna fidarsi di Lui e non smettere mai di pregare.

E se non si crede in Dio, bisogna comunque credere nelle cose positive perché alla fine questo ci avvicinerà al Signore.

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