Uno dei peggiori attacchi degli ultimi tempi porta alla ribalta la realtà di un Paese da decenni alle prese con la guerra civile.

(Foto: Folha de São Paulo)

L’esplosione di un camion, nel centro di Mogadiscio, ha sconvolto la capitale della Somalia, lo scorso 14 ottobre, e provocato una strage. Sono al momento 358 i morti e 228 i feriti, ma i numerosi dispersi fanno presagire un possibile umento delle vittime.  L’attentato non è stato rivendicato, ma le autorità somale ne attribuiscono la responsabilità del gruppo islamista Al-Shabab, già autore di altri attacchi. La città ha bisogno di cibo, acqua e donazioni di sangue.

Tra gli obiettivi dell’esplosione ci sono stati anche gli uffici dell’agenzia umanitaria avventista Adra, informa l’Asn (Agencia Adventista Sudamericana de Noticias).
“La nostra sede è stata gravemente danneggiata poiché si trova vicino al luogo dove è esplosa l’autobomba”, ha affermato Luiz Camargo, direttore di Adra Somalia, “C’erano alcune persone ospitate all’interno dell’edificio ma nessuno è stato ferito. Abbiamo subito trasferito gli ospiti a Nairobi, dove si trova la nostra sede principale. Abbiamo sette uffici in Somalia e finora gli incidenti subiti sono sempre stati di proporzioni minori, ma con grandi conseguenze sulle nostre attività”.

ADRA Somalia ha sede in Kenya per motivi di sicurezza. Circa 50 operatori si trasferiscono regolarmente nell’ufficio di Mogadiscio o nelle zone dove sono necessari gli interventi umanitari, sempre accompagnati da organizzazioni internazionali come l’Onu.

Photo: Mohamed Abdiwahab/AFP

Al momento l’agenzia umanitaria non è direttamente coinvolta nella cura delle vittime. Il governo locale ha creato una zona di emergenza dove operano la Croce Rossa e altre organizzazioni già riconosciute che forniscono assistenza negli ospedali e nelle cliniche della capitale.

La situazione in Somalia è ulteriormente complicata dalla grave siccità che ha conseguenze deleterie per agricoltura e bestiame. Questo è il motivo per cui mancano cibo e acqua nei centri urbani; e le persone sono disperate.
“La popolazione era già stressata da questo disastro naturale e ora è mentalmente esausta per quanto accaduto sabato. Al momento stiamo soccorrendo i nostri dipendenti che hanno familiari e amici colpiti dall’attacco terroristico”, ha spiegato Camargo.

Subito dopo l’attentato, il centro di Mogadiscio è stato chiuso e non è stato permesso l’ingresso neanche alle organizzazioni umanitarie come Adra, che spesso agiscono rapidamente in situazioni simili.

“Il clima è ancora teso, ma la vita continua. Questo è stato il peggiore attentato nella storia del Paese, tuttavia ogni giorno ci sono attacchi che non appaiono nei notiziari internazionali, ma hanno un impatto significativo sulla vita delle persone” ha affermato il direttore dell’agenzia avventista.

“Le Ong come Adra subiscono sempre danni collaterali in questi attacchi” ha concluso Camargo, “Dobbiamo adattarci in un ambiente ostile e molto complesso. Stiamo facendo tutto il possibile per mitigare le sofferenze dei più bisognosi del Paese, ma non possiamo dimenticare che siamo in una nazione in guerra e che ogni precauzione non è abbastanza per coloro che lavorano con noi”.  –Notizie Avventiste

Fonte: news.avventisti.it/

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